15.3.17

BORIS KLIOT, SOPRAVVISSUTO A QUATTRO CAMPI DI CONCENTRAMENTO, IMPRENDITORE DEGLI OCCHIALI IN AMERICA CON FORNITORI CADORINI

Circa dieci anni fa, su questo sito americano:


apparve l'annuncio della morte di Boris Kliot:

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Lunedì, 23 luglio 2007

New York - Si sono svolti qui lo scorso mese i funerali di Boris Kliot, 84 anni, fondatore della Riviera Eyewear. Kliot era nato a Riga in Lettonia [nel 1923] e sopravvisse a quattro campi di concentramento prima di emigrare negli Stati Uniti dove diventò un imprenditore di successo.

Fondò la Riviera Trading Company nel 1952. Inizialmente, la società vendeva ornamenti per i capelli dalla Francia e poi si evolse fino a diventare una delle prime aziende a introdurre occhiali di moda al pubblico americano. Riviera fu venduta nel 1996 a un gruppo di investimento, e Kliot continuò a fare il consulente per l'azienda. Due anni fa, divenne una divisione di StyleMark, basata in Florida.

Kliot si dedicò ad opere filantropiche. Eresse il "Padiglione Kliot" di neurochirurgia presso l'ospedale Ichilov di Tel Aviv e fu un membro importante della United Jewish Appeal. Inoltre, costruì un memoriale nella foresta Rumbula fuori Riga per onorare i 27.000 ebrei che furono uccisi in massa presso il sito. I suoi genitori, Moishe e Roza, e le sue quattro sorelle furono tra coloro che morirono nel massacro.

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Boris Kliot con Susan Ryckman

Articolo dove si parla del Memoriale di Rumbula eretto a spese di Boris Kliot e foto dello stesso:
https://www.liveriga.com/en/1588-jewish-memorial-at-rumbula

Certamente non sono molti coloro che oggi in Italia si ricordano di Boris Kliot. Io lo conobbi nel 1963 quando arrivai alla Metalflex di Venas di Valle di Cadore (Belluno). Kliot fu uno dei primi importatori americani di occhiali (fondò la sua compagnia nel 1952), e aveva molti fornitori in Italia, tra cui la Metalflex stessa, e poi la Luxottica.

Racconterò qui alcuni aneddoti per tratteggiare brevemente la persona.

Boris Kliot era di piccola statura, aveva occhi azzurri ed era di modi gentili. Era poliglotta e parlava abbastanza bene anche l'italiano. Aveva un fisico atletico, essendo stato campione di sci nautico, sport che praticava ancora quando lo conobbi (aveva 40 anni).

Era fiero di essere ebreo, una volta mi disse che mandava ogni anno aiuti a Israele per la somma di 100.000 dollari.

Raccontava di aver lavorato per gli americani, e che fu con i soldi guadagnati con questi servizi che poté impiantarsi negli U.S.A.

Inizialmente egli trattava anche montature per occhiali, poi si dedicò agli occhiali da sole.

Alla Metalflex mi raccontarono che una volta gli mandarono una partita di montature da vista in celluloide (pantografate). Per risparmiare sulla quantità di materiale impiegato, allora molto costoso, avevano tagliato le tavolette rettangolari di celluloide (da cui iniziava la lavorazione del frontale) più strette della misura finale. A queste tavolette venivano fresate le orbite, poi le stesse venivano allargate a caldo, e con dei coni appositi veniva data loro la forma finale. Ma ci fu un imprevisto: mentre in Italia la montatura, per poter applicare le lenti, veniva brevemente riscaldata ad aria calda, e ciò non provocava inconvenienti, in America gli ottici, riscaldando la montatura in fornelli elettrici con un apposito vano pieno di sabbia, quando estraevano la stessa questa risultava rimpicciolita, ritornando alle dimensioni originali (più strette) della tavoletta. Questo provocò reazioni tra il comico e il tragico, e lo stesso Kliot rideva quando ricordava l'incidente.

Un giorno Vittorio Toscani, socio Metalflex e Luxottica, mi portò con lui a Belluno, dove presentò Boris Kliot a Leonardo Del Vecchio. Nel sentirne il nome, Kliot esclamò: "lei GIOVANE, non VECCHIO!", e tutti risero.

Bors Kliot quando era in Europa faceva base a Juan-les-Pins sulla Costa Azzurra, vicino a Cannes, in un lussuoso hotel. 

E' stato il nome di questa città, comparso nella recentissima intervista concessa da Leonardo Del Vecchio a Ferruccio De Bortoli sul Corriere della Sera a farmi ricordare il personaggio e a scrivere qualcosa di lui.

Link dell'intervista suddetta:


P.S.

La parte dell'intervista che riguarda i soci cadorini rappresenta il punto di vista di Del Vecchio nella vicenda; in merito ad alcuni passaggi della stessa ho scritto delle osservazioni alla fine del mio Post/Intervista "IL CONTRIBUTO CADORINO ALLA COSTITUZIONE DELLA LUXOTTICA s.a.s. DI AGORDO":

http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2015/05/il-contributo-cadorino-alla.html

15 marzo 2017 

Giancarlo Soravia "Capoto"






4.2.17

IL CONTRIBUTO CADORINO ALLA COSTITUZIONE DELLA LUXOTTICA s.a.s. DI AGORDO - INTERVISTA DI WALTER MUSIZZA - (CON DUE POST-SCRITTI IN DATA 19/3/2017 E 2/7/2017)

IL POST VIENE SOSTITUITO CON QUESTA INTERVISTA DA PARTE DELLO STORICO DEL CADORE E DELLE DOLOMITI E GIORNALISTA WALTER MUSIZZA APPARSA SUL "CORRIERE DELLE ALPI" DI BELLUNO IN DATA 4/2/2017, PER LA SUA MIGLIORE LEGGIBILITA' E COMPRENSIONE:


Link Corriere delle Alpi:

http://corrierealpi.gelocal.it/tempo-libero/2017/02/04/news/luxottica-per-del-vecchio-un-trampolino-chiamato-Cadore-1.14823651?ref=fbfca&refresh_ce 


DEL POST ORIGINALE VENGONO MANTENUTI  LE FOTO E I DOCUMENTI. (ALCUNE NOTE SONO AGGIUNTE AL TESTO ORIGINALE DELL'INTERVISTA - SONO POI STATI AGGIUNTI DUE POST-SCRITTI, IN DATA 19/3 E 2/7/2017)



Il noto storico del Cadore e delle Dolomiti e giornalista Walter Musizza ha pubblicato il giorno 4/2/2017 sul "Corriere delle Alpi" di Belluno un'intervista con il sottoscritto, che sostituisce il contenuto del Post originale.
Appassionato alla storia e alla cultura del Cadore, Musizza ha al suo attivo numerosi saggi storici, in gran parte frutto della collaborazione con Giovanni De Donà di Vigo di Cadore, soprattutto nel settore dello studio e della valorizzazione dei forti italiani della Grande Guerra. Tra le pubblicazioni più note vanno ricordate:
Le fortificazioni del Cadore” in 4 tomi (1985-90), ed. RIBIS, Udine. I 4 tomi sono così organizzati:
I Fortificazioni cadorine dal 1866 al 1896 (1985)
II Il forte di M. Tudaio e le altre difese dell’Oltrepiave dal 1904 al 1918 (1987)
III Il forte di M. Rite e le altre difese della chiusa di Venas dal 1904 al 1918 (1988)
IV Il forte di Col Vidal e le altre difese della stretta di Treponti dal 1904 al 1918.(1990).
E’ stato inoltre autore, o coautore, delle seguenti pubblicazioni di carattere storico-militare:
Strade e sentieri di guerra in Cadore, Ampezzano e Comelico” (1988), ed. RIBIS, Udine
Lorenzago nell’anno dell’invasione 1917-18” (1997), ed. DBS, Seren del Grappa
Alpini ed Artiglieri in Cadore” (1998), ed. DBS, Seren del Grappa
Dalle Dolomiti al Grappa” (1999), ed. DBS, Seren del Grappa
Il Gruppo Alpini di Lozzo di Cadore 1938-2000”(2001), ed. DBS, Seren del Grappa
Ali di guerra sulle Dolomiti” (2002), ed. DBS, Seren del Grappa
Il forte di Monte Rite – Progettazione. Costruzione, abbandono” (2002), ed. DBS, Seren del Grappa.
I forti di Monte Ricco, Batteria Castello e Col Vaccher” (2014), ed. DBS Zanetti, Seren del Grappa.
Tra fronte e retrovie. All’ombra delle Tre Cime” (2014), ed. DBS Zanetti, Seren del Grappa.
Sei mesi di guerra sulle Dolomiti. Le foto inedite dell'archivio Cerletti” (2014), ed. DBS Zanetti, Seren del Grappa.
Giovanni Sala, Il Capitano della sentinella” (2015), ed. DBS Zanetti, Seren del Grappa.
Grande Guerra, Grandi Dolori” (2016), ed. DBS Zanetti, Seren del Grappa.

Si è interessato però anche ad altri aspetti di storia cadorina:
Baion, una casera, un rifugio” (1992), ed. RIBIS, Udine
Carducci e il Cadore” (1992), ed. RIBIS, Udine
Nel Cadore con don Bosco” (1992), tip. Tiziano, Pieve di Cadore
Cridola 1944-45” (1996), ed. DBS, Seren del Grappa
L’Oltrepiave nel Risorgimento nazionale 1848” (1998), ed. DBS, Seren del Grappa
S. Antonio Abate di Laggio 1454-2000”(2000), ed. DBS, Seren del Grappa
Margherita, una Regina sulle Dolomiti” [co-autore anche Marco Maierotti] (2002), ed. DBS, Seren del Grappa.
Guerra e resistenza in Cadore” (2005), ISBREC, Belluno.
Personaggi e storie del Cadore e di Ampezzo”(2007), ed. La Cooperativa di Cortina, Cortina d’Ampezzo.


Miniatura pagina "Corriere delle Alpi" 4/2/2017


LA STORIA DELL'OCCHIALERIA

Per Del Vecchio
un trampolino
chiamato Cadore

Soravia Capoto: "Dall'alleanza con Metalflex alla nascita nel 1961 del colosso mondiale"

di Walter Musizza

CADORE

La fusione di Luxottica con il gruppo francese Essilor, leader mondiale nella produzione di lenti oftalmiche, annunciata il 16 gennaio scorso, è stata variamente commentata da analisti ed esperti di tutto il mondo. Il matrimonio, che, avrà il suo closing nel secondo semestre del 2017, creerà un colosso mondiale tutto dedicato alla vista, pronto ad offrire risposte concrete e qualificate ai bisogni di oltre 4,5 miliardi di persone, dei quali 2,5 non hanno potuto finora avere accesso alla correzione visiva di cui hanno bisogno. Al raggiungimento di questo eccezionale traguardo, viene naturale volgersi al passato e ricordare come, dove e quando partì la straordinaria avventura industriale. Ne parliamo con Giancarlo Soravia Capoto, per 30 anni personaggio di spicco della fabbrica Metalflex di Venas di Cadore e testimone del decollo, tutto cadorino, di Leonardo Del Vecchio.

Soravia, lei ha pubblicato sul suo Blog “Cadorin Books” un interessante “Contributo cadorino alla costituzione della Luxottica s.a.s. di Agordo”. Ci spiega cosa c’entra il Cadore con l’Agordino?
«Alla fine degli anni ‘50 il Cadore, a differenza di altre zone della provincia di Belluno, tra cui l’Agordino, era già piuttosto industrializzato. Questa azienda, sorta nel 1948, era la Siclov (Società Industria Cadorina Lavorazione Occhiali Venas), poi denominata Metalflex. Sul mensile “Il Cadore” del 10 agosto 1960, comparve un invito diretto ai “Sigg. Industriali” intenzionati a “impiantare, sviluppare, decentrare le proprie aziende” in provincia di Belluno, in cui si offrivano “località adatte e maestranze intelligenti, serie ed attive”, con l’elenco di varie agevolazioni, sia da parte dello Stato con benefici fiscali, sia da parte dei Comuni con la concessione di aree e servizi, sia da parte del Consorzio Bim con finanziamenti a fondo perduto».

Ma l’Agordino allora poteva offrire un contesto capace di attrarre investimenti?
«Decisivo fu il ruolo del sindaco di Agordo di allora, il cavalier Carlo Bortolini (Follina, 1903 - Agordo, 1985), i cui meriti oggi non sono riconosciuti come dovrebbero.[1] Egli, preoccupato per la chiusura delle miniere locali con conseguente perdita di posti di lavoro e desideroso di dare uno sbocco industriale al comune, acquisì da vari privati dei terreni in località Valcozzena, li dotò di infrastrutture e li offrì ai cadorini»

Tutto ciò interessò dunque la Metalflex?
«La Metalflex disponeva di un piccolo stabile in centro a Venas, poi ingrandito in più riprese, ma comunque limitato per le proprie necessità produttive, per cui una nuova fabbrica ad Agordo avrebbe corrisposto alle sue esigenze. Il primo problema da affrontare fu però la ricerca di una persona da mettere alla testa della nuova impresa. La persona che fece da tramite tra i cadorini e Leonardo Del Vecchio si chiamava Mario Da Rin Pagnetto, (Vigo di Cadore, 1915 - Calalzo, 2006)[2] , allora attivo come rappresentante di commercio della Metalflex in varie regioni italiane e ancora presente, a causa di due o tre vecchi clienti, a Milano, zona che già dagli anni ‘50 era stata assegnata a Vincenzo Zampillo  (Caivano, 1928 - Milano, 1996), futuro suocero dello stesso Del Vecchio, in quanto padre di Nicoletta. Da Rin frequentava Del Vecchio come fornitore di aste in alluminio anodizzato per la Metalflex dal suo laboratorio a Milano, lo propose ai principali descrivendolo come un bravissimo giovane ed esperto stampista e gli industriali cadorini ne furono entusiasti, approvando in pieno la scelta per la destinazione di Agordo».

Ma chi era a capo della Metalflex allora?
«Si trattava di una società semplice tra Francesco Da Cortà (Pozzale, 1922 - 1981) che deteneva il 50% delle quote societarie, Elio Toscani (Venas, 1920 - 1997) e Vittorio Toscani (Venas, 1927 - 1966), fratello di Elio».

Quando e come si fece questo “matrimonio”?
«Del Vecchio ebbe l’accortezza di portare egli stesso lo statuto della nuova società (una accomandita semplice), che era stato predisposto non certo a suo sfavore da un noto commercialista di Milano, statuto che il 27 aprile 1961 fu incorporato nell’atto costitutivo della “Luxottica di Del Vecchio & C.” ».

Quanti i soci e quale il loro peso ?
«I soci erano tre, Da Cortà Francesco e Toscani Vittorio accomandanti, Del Vecchio Leonardo accomandatario. I primi articoli dicevano che la Società aveva per oggetto l’industria ed il commercio di occhialeria, stamperia ed attività affini, con durata stabilita fino al 31 dicembre 2000. Il capitale sociale era determinato in 1.500.000 lire sottoscritto e versato dai soci in parti uguali (500.000 lire a testa)».

Il nome “Luxottica” fu scelto da Del Vecchio?
«Ricordo che Francesco Da Cortà si vantava di aver scelto egli stesso il nome, che nel tempo si è rivelato fortunatissimo. Devo dire che Da Cortà lasciò sempre trasparire il proprio rammarico per aver commesso l’errore di sottovalutare le doti del socio Del Vecchio e per aver fatto perdere alla Metalflex un così eccezionale elemento».

Però, fino a questo momento la Metalflex sembrava guidare la danza senza problemi…
«Il momento topico fu l’improvvisa morte, nel 1966, di Vittorio Toscani, a seguito di un colpo apoplettico. Vittorio, che era stato l’animatore dell’avventura agordina della Metalflex, lasciava la giovane moglie e due bambine di sei e tre anni. Egli aveva puntato moltissimo sugli occhiali di acetato a iniezione e Del Vecchio fu in questo campo un tecnico perfetto. Nel 1966 la Luxottica aveva 38 dipendenti, nel 1968 63, mentre la Metalflex contava un centinaio di dipendenti».

Ma le due fabbriche erano concorrenti o complementari tra loro?
«La Metalflex in parte produceva in proprio e in parte commercializzava i prodotti della Luxottica, avendo una sua rete di venditori, sia in Italia (negozi di ottica) che all’estero (importatori). Un giorno Del Vecchio chiese ai soci di commercializzare anche una linea “Luxottica”, ma questi rifiutarono e da lì cominciarono a sorgere degli attriti, finché un giorno Del Vecchio offrì ai soci una determinata cifra per rilevare le loro quote. Ricordo che fui io stesso a far da tramite per detta richiesta tra Del Vecchio e la proprietà Metalflex. La compravendita finale avvenne nel 1969 presso il notaio Adolfo Soccal. Ricordo che tutti gli intervenuti notarono come Del Vecchio sprizzasse letteralmente felicità al raggiungimento di un obiettivo per lui fondamentale. Io avevo caldamente sconsigliato ai miei principali  di cedere le loro quote».

Perché?
«La Luxottica era per la Metalflex la sua unica fornitrice di montature in acetato a iniezione (oltretutto di una qualità insuperabile) e la sua principale fornitrice di componenti vari in metallo. Ecco quindi che, con mio grande disappunto, la cessione della quota di maggioranza della Luxottica a Del Vecchio, causò dalla sera alla mattina un vuoto produttivo e commerciale nella Metalflex, che venne logicamente colmato dalla prima. Essa, infatti, in poco tempo passò anche alla produzione di montature in metallo complete e poi di montature in acetato da lastra. La Metalflex perse così i suoi migliori clienti, che si rivolsero direttamente alla fabbrica di Agordo, guidata da un “patron” giovane, affidabile, esperto tecnico, dinamico, che ispirava totale fiducia». 

Ma oggi possiamo dire che la scelta della Metalflex fu autentico autolesionismo?
«In effetti il tutto avvenne in un contesto paradossale: chi aveva i soldi vendette e chi (allora) non li aveva acquistò. Lo stesso Del Vecchio un giorno mi confidò la sua meraviglia per la decisione dei cadorini di vendere, proprio quando la fabbrica, dopo anni di comuni sacrifici, poteva iniziare a dare i suoi frutti. L’atto di vendita del 1969 porta la firma di Francesco Da Cortà per le proprie quote e di Maria Gei vedova Toscani[3], debitamente autorizzata dal Giudice Tutelare, per le quote intestate per successione alle figlie minori (lei ne era solo in parte usufruttuaria). Veramente la decisione della vedova Toscani di seguire Da Cortà fu contrastata, perché da un lato lei ammirava fortemente Del Vecchio, ma d’altro lato non se la sentiva di contrariare Da Cortà che aveva preso una posizione fortemente critica verso lo stesso Del Vecchio. Per completare il quadro, sulle scelte influì anche Elio, cognato di Maria, socio alla Metalflex ma non (almeno legalmente) alla Luxottica, che era sulle posizioni di Da Cortà. Secondo la mia modesta opinione, fu anche il Giudice Tutelare a sbagliare nel concedere l’autorizzazione[4] alla vendita, per difetto di motivazione, mentre sarebbe stato più corretto lasciare che fossero state le minori stesse a decidere sulla sorte dei loro beni, alla data del rispettivo compimento della maggiore età».

Tutto questo ha determinato una crisi irreversibile per la Metalflex?
«Questo errore  non determinò certamente il tracollo immediato della Metalflex, anche perché poi la sua clientela venne faticosamente ricostruita grazie alla scoperta di nuovi mercati e grazie al ricorso a nuove tecniche di vendita[5] . Ma c’è un proverbio in dialetto che dice ”Scampa an ponto, scampa ento” (Cade un punto (a maglia), cadono cento)».

C’è qualcosa, secondo lei, che accomuna la mossa di Del Vecchio del 1969 con quella di oggi con la francese Essilor?
«Ho letto un passaggio interessante di un’intervista pubblicata da Business Insider Italia il 17 gennaio scorso, in cui Del Vecchio dice tra l’altro: “E’ vero che trattiamo da molto tempo, ma finora i francesi non avevano mai voluto accettare la differenza di peso tra gli azionisti, tra Delfin e gli altri. Ora hanno accettato questa differenza e abbiamo fatto l’affare”. Questa affermazione mi ricorda come anche lo statuto Luxottica s.a.s. del 1961 ponesse il socio accomandatario in posizione privilegiata, assimilabile alla “differenza di peso” nell’odierno affare Essilor. Quando arrivai alla Metalflex nel 1963 mi meravigliai del tipo di società scelto e delle clausole annesse, ma, come si dice, “cosa fatta capo ha”. A mio parere la mossa di oggi con la francese Essilor, più che rimandare alla vicenda del 1969, ha delle analogie con quella del 1961, allorché Del Vecchio riuscì a farsi firmare dai soci lo statuto redatto dal suo commercialista di Milano».

WALTER MUSIZZA



Lo stabilimento Metalflex di Venas (sotto la Chiesa) com'era da fine anni '60 

L'ex stabilimento Metalflex di Venas com'è oggi (convertito in condominio)


Il glorioso logo "Fiorucci-Metalflex" del 1978 che lanciò la moda degli occhiali griffati
Foto del 1965 davanti alla Metalflex. G. Soravia è con una collega d'ufficio

Annuncio su "Il Cadore" del 10/8/1960

Pagine 1/3 "Atto costitutivo Luxottica s.a.s." del 27/4/1961
     

Venas di Cadore, 4 febbraio 2017

Giancarlo (Carlo) Soravia "Capoto"


P.S. 1 (19/3/2017)

La recente intervista (13/3/2017) concessa da Leonardo Del Vecchio a Ferruccio De Bortoli sul Corriere della Sera sembra essere, almeno in parte, una indiretta risposta alla presente intervista di Walter Musizza:

http://www.corriere.it/economia/leconomia/personaggi/17_marzo_13/del-vecchio-luxottica-peso-meno-ma-conto-piu-efda11c2-07cb-11e7-b69d-139aae957b51.shtml

La parte dell'intervista che riguarda i soci cadorini rappresenta il punto di vista di Del Vecchio nella vicenda; in merito ad alcuni passaggi della stessa mi sento di fare le seguenti osservazioni:

"Allora aveva un laboratorio Metalflex in via Carlo d’Adda a Milano. «Sei o sette operai»".

Nota:

NON CI FU MAI NESSUN LABORATORIO METALFLEX A MILANO.
VINCENZO ZAMPILLO, RAPPRESENTANTE METALFLEX SU MILANO PER MOLTI ANNI, EBBE INIZIALMENTE UN LABORATORIO DI MONTAGGIO LENTI, ASSIEME AL SOCIO ANGELO MARCHESI E CON LA DENOMINAZIONE "M.Z.".
POI, QUANDO I DUE SOCI SI SEPARARONO, ZAMPILLO APRÌ UN PROPRIO UFFICIO CON LA DENOMINAZIONE "V.Z.".
ANCHE IL LABORATORIO DI DEL VECCHIO A MILANO ERA INTESTATO ALLO STESSO, E NON ALLA METALFLEX.
FORSE SI VOLEVA INTENDERE CHE DEL VECCHIO LAVORAVA SOPRATTUTTO PER LA METALFLEX, COMUNQUE NON SONO RIUSCITO A CAPIRE LA FRASE.

"Loro volevano che continuassi a fare il terzista. Litigammo."

Nota:

NELLE INTENZIONI DEI SOCI ACCOMANDANTI, QUANDO COSTITUIRONO LA SOCIETÀ, LA FUNZIONE DELLA LUXOTTICA ERA ESATTAMENTE QUELLA DI TERZISTA DELLA METALFLEX.

"La banca mi tolse il fido perché non più garantito dagli altri due soci."

Nota:

ELIO TOSCANI, POCHI MESI PRIMA DI MORIRE, MI RACCONTÒ COME ANDARONO LE COSE DEL RITIRO DELLE GARANZIE.
BISOGNA PREMETTERE CHE LA PARTECIPAZIONE CADORINA ALLA LUXOTTICA (33,3% FRANCESCO DA CORTÀ E 33,3% VITTORIO TOSCANI, E POI I SUOI EREDI) NON CORRISPONDEVA ALLA DIVISIONE DELLE QUOTE NELLA METALFLEX (50% DA CORTÀ, 25% VITTORIO TOSCANI, 25% IL FRATELLO ELIO).
ELIO TOSCANI QUINDI RISULTAVA SOCIO ALLA METALFLEX MA NON ALLA LUXOTTICA. MA C'ERA UN ACCORDO TACITO NON SOLO TRA FRATELLI DI CONSIDERARE ANCHE ELIO SOCIO DELLA LUXOTTICA.
AL CULMINE DEL LITIGIO TRA I SOCI, DA CORTÀ INVITÒ ELIO AD ACCOMPAGNARLO AD AGORDO PER UN COLLOQUIO CHIARIFICATORE CON DEL VECCHIO. QUANDO DEL VECCHIO LI VIDE, FERMÒ ELIO DICENDOGLI: 'LEI NON È SOCIO' PER CUI LO STESSO RISPOSE: 'ALLORA RITIRO LE MIE FIDEIUSSIONI'. COSA CHE FECE ANCHE DA CORTÀ.

"Pensavano che non avessi i soldi e non si presentarono nemmeno dal notaio".

Nota:

PUÒ DARSI CHE NON SI SIANO PRESENTATI AD UNA PRIMA CONVOCAZIONE, QUESTO PARTICOLARE NON ME LO RICORDO, MA ALLA FINE I CADORINI SI PRESENTARONO, ALTRIMENTI LA VENDITA NON SAREBBE POTUTA AVVENIRE.

"Era fine luglio del 1969. Alla riapertura, dopo le ferie, il ragioniere che faceva le paghe della piccola Luxottica si stupì. 'Ma come, non vi avevano chiuso il conto? Non siete falliti?'. 'No, ragioniere, siamo ancora aperti'."

Nota:

CONOSCEVO BENE L'IMPIANTO AMMINISTRATIVO DELLA PICCOLA LUXOTTICA DI QUEL TEMPO (ED IO, CREDO, NE  ERO L'UNICO "RAGIONIERE"). NON PENSO CHE IL "RAGIONIERE" SI SIA MAI ESPRESSO NEI TERMINI SOPRA RIPORTATI, IN QUANTO CIÒ NON RAPPRESENTAVA AFFATTO IL SUO PENSIERO.
ERANO INVECE I TITOLARI DELLA METALFLEX (ESCLUSA LA VEDOVA TOSCANI) CHE PRECONIZZAVANO UN SICURO FALLIMENTO DI DEL VECCHIO, QUALORA PRIVO DELL'APPOGGIO FINANZIARIO DELLA STESSA (SBAGLIANDO COMPLETAMENTE LE PREVISIONI).





P.S. 2 (2/7/2017)
 
PER GLI UTENTI FACEBOOK SEGNALO LA DISCUSSIONE AVVENUTA SULL'ARGOMENTO:

https://www.facebook.com/corrieredellealpi/posts/10154973614287556

PER I NON UTENTI FACEBOOK O QUALORA IL LINK SUDDETTO NON FUNZIONASSE, ALLEGO LA SCHERMATA DI PARTE DELLA DISCUSSIONE:





E QUI DI SEGUITO LA DISCUSSIONE COMPLETA:


182 MI PIACE o altre reazioni
86 condivisioni


 
Nicoletta Cargnel [6] GRAZIE GIANCARLO!!! Anche a nome di mia mamma e le sue sorelle. Io non posso che confermare perché il nonno mi aveva raccontato molte volte, anche con una serie di particolari, come aveva fatto arrivare Del Vecchio in Cadore e mi dolevo del fatto che quel gigante tanto presente con i propri dipendenti non avesse mai fatto parola, se non di sfuggita, del suo arrivo quassù. Un abbraccio!
Giancarlo O Carlo Soravia
Giancarlo O Carlo Soravia Ciao Nicoletta. Tuo nonno mi raccontò molte volte di come andò la cosa, spero che l'attuale articolo/intervista (fatto dallo storico Walter Musizza) contribuirà al ristabilimento della verità.
2
Piero Da Cortà
Piero Da Cortà Perchè i cadorini con le loro fabbriche non si sono costruite le villette la Metalflex ha continuato alla grande con la linea Fiorucci era alla pari della Safilo ma con uno stabile cosi non poteva contare grandi numeri e di conseguenza sono nate le altre ditte Fiao Complexis e Metalstile e una a Rivamonte ma quando si diversifica il risultato viene meno
Giacomo De Tomas
Giacomo De Tomas Per capire meglio la nascita della Luxottica. Insieme. Al suo fondatore bisogna capire i vari passaggi finanziari e politici di quella era la piccola fabbrica impiantata da Del Vecchio. Con la sua prima moglie non si chiamava. Luxottica. Tanto meno. I nominativi e marchi di fabbrica esistenti dal boom economico dell occhiale
Giacomo De Tomas
Giacomo De Tomas A fare Grande la Luxottica insieme al Grande Del Vecchio inizialmente sono stati gli operai ,quando c'era da lavorare anche 10 ore pure la domenica tutti d'accordo non sindacavano quando vi erano riposi settimanali tra i dipendenti vi erano falegnami ,idraulici , muratori ,si davano entrambi una mano oggi si vede il risultato x avere ognuno la propria villetta vedere e toccare con mano il paese di Agordo la Storia del Paron Del Vecchio fa a se tutti sanno quando da giovane frequentava la scuola dei Martinitt* a Milano Un piccolo laboratorio insieme alla moglie ** ollora non si chiamava Luxottica ,il resto del racconto aGiancarlo Soravia Capoto
6

2 luglio alle ore 20:11
Giancarlo O Carlo Soravia
Giancarlo O Carlo Soravia Scusi il ritardo con cui le rispondo, non avevo letto il suo commento.
Nessuno mette in dubbio che la Grande Luxottica sia stata creata dal Grande Del Vecchio e dagli operai agordini. Ma è un fatto che la “piccola” Luxottica ebbe inizio nel lontano 1961 come società di persone tra Del Vecchio Leonardo e due soci cadorini, Da Cortà Francesco e Toscani Vittorio, come da frontespizio dell’atto notarile allegato.
Nel mio Post sull’argomento sono riportate anche le altre due prime pagine dell’atto costitutivo del 1961:
http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2015/05/il-contributo-cadorino-alla.html
Del piccolo laboratorio milanese iniziale di Del Vecchio (di cui non mi risulta che la moglie fosse socia) ne parlo nel P.S.1 del Post suddetto.
Paolo Boscaro
Paolo Boscaro a create luxottica è stato un rappresentante di commercio ..come ho sempre detto l'agente o rappresentante di commercio è colui che trasforma la produzione in fatturato
1
Franco Parrilla
Franco Parrilla A fare Luxottica é stata l' incompetenza del cadore
2


NOTE 


[1] L'opera di Carlo Bortolini mi risulta sia stata completamente dimenticata dai suoi concittadini, secondo quanto mi disse con grande rammarico il figlio Francesco, famoso regista (1943-2016), quando lo contattai poco tempo prima della sua morte per avere i dati anagrafici del padre.

[2] I dati anagrafici delle persone sopra riportate sono di mia personale conoscenza, ad eccezione di quelli del Cav. Carlo Bortolini, avuti dal figlio Francesco. Per i fratelli Elio e Vittorio Toscani, riporto anche il link del sito di Roberto Piccioli, che contiene tutti gli alberi genealogici di Valle e Venas:
http://www.piccioli.com/genealogia/individual.php?pid=I33153&ged=piccioli.ged&tab=0  

[3] detta "Maruska" (Hřebeč, RČS, 1932 - Treviso, 2015)

[4] leggi: dare parere favorevole.

[5] La Metalflex fu anche antesignana, nel 1978, della moda degli occhiali firmati, con l'accordo fatto con Elio Fiorucci. Tale accordo rilanciò in pieno la Metalflex sui mercati italiano ed estero.

[6] Nicoletta Cargnel è nipote di Mario Da Rin Pagnetto.

13.1.17

IL LIBRO DI GIUSEPPE CADORIN SU TIZIANO VECELLIO, LE SUE CASE E I SUOI FIGLI

In data 7 marzo 2016 pubblicai su Facebook un Post che segnalava il seguente libro, dal titolo:

DELLO AMORE AI VENEZIANI DI TIZIANO VECELLIO DELLE SUE CASE IN CADORE E IN VENEZIA E DELLE VITE DE' SUOI FIGLI

Poiché è abbastanza difficile rintracciare un Post di Facebook, ripubblico il Post in questo mio Blog, al fine di conservarlo e trovarlo con maggiore facilità.

L'autore del libro è l'abate Giuseppe Cadorin (Lorenzago, 1792 - San Fior, 1851), che lo pubblicò a Venezia nel 1833.
Il libro, digitalizzato da Google Books, è disponibile a questo indirizzo:

https://books.google.it/books?id=GhQoAAAAYAAJ&printsec=frontcover&hl=it&source=gbs_atb#v=onepage&q&f=false

Esso contiene dettagliate e interessanti informazioni su Tiziano e la sua famiglia e riporta le illustrazioni (litografie della Lit.Veneta su disegni di G.B. Cecchini ) della famiglia di Tiziano, della sua casa di Pieve e di quella di Venezia. Alla fine c'è l'albero genealogico del pittore.
Per chi ha il programma Google Book Downloader [*], il libro può essere scaricato e conservato sul proprio computer. (Fare click sulle immagini per ingrandirle)

FRONTESPIZIO LIBRO

CASA NATALE DI TIZIANO A PIEVE DI CADORE

CASA DI VENEZIA DI TIZIANO (La didascalia dice: in Biri - Campo rotto, civ. N.5526)
GENEALOGIA DI TIZIANO VECELLIO
(avente per capostipite un TOMMASO da Pozzale)



Venas di Cadore, 13 gennaio 2017

Giancarlo Soravia



[*] Google Book Downloader (per Windows) è scaricabile qui:

https://googlebookdownloader.codeplex.com/



1.3.16

LA FINE DEL DISTRETTO CADORINO DELL'OCCHIALE (e dei patrioti)

LA FINE DI UN'EPOCA (foto Roberto Palumbo)
Articolo originariamente pubblicato in data 14/5/2007 su un altro Blog dell'autore e che viene qui riproposto, assieme alla documentatissima tesi di laurea (del 2015) di Davide Bria-Berter dal titolo: La disgregazione del distretto industriale e i suoi effetti economici e sociali: il caso dell'occhialeria del Cadore. Tesi di laurea che il dott. Davide Bria-Berter, che ringrazio, mi ha autorizzato a pubblicare. Sia Bria-Berter che lo scrivente auspicano che le popolazioni del Cadore si rimettano in gioco, quale che sia il settore economico, consapevoli di quanto le stesse popolazioni hanno già dimostrato di saper fare nel tempo. La tesi è scaricabile qui (Dimensione file 1 MB):
La disgregazione del distretto industriale e i suoi effetti economici e sociali - il caso dell'occhialeria del Cadore - Tesi di Laurea di Davide Bria-Berter.pdf
Il sottoscritto si unisce a Davide Bria-Berter nel ricordare che il 15 marzo 2018 ricorrerà il 140° anniversario della fondazione, a Rizzios di Calalzo, della prima fabbrica di occhiali nel territorio cadorino (15 marzo 1878), confidando che l'evento contribuisca a rendere la speranza di rinascita del Cadore più forte e galvanizzante.

Se si cerca su Wikipedia la definizione di distretto industriale
http://it.wikipedia.org/wiki/Distretto_industriale
si troverà:
Il distretto industriale è un'agglomerazione di imprese, in generale di piccola e media dimensione, ubicate in un ambito territoriale circoscritto e storicamente determinato, specializzate in una o più fasi di un processo produttivo e integrate mediante una rete complessa di interrelazioni di carattere economico e sociale.
.....................................

[Seguono altre informazioni, ma manca ogni riferimento all'attuale situazione dei distretti. Inoltre nessuno sembra aver rilevato le mutazioni tra "vecchi" e "nuovi" distretti industriali. I quali sembrano ormai mancare di quelle interrelazioni e accordi sociali, come ad esempio il "gentlemen's agreement" non infrequente un tempo in Cadore per cui era possibile che un lavoratore non venisse assunto da una ditta concorrente senza il consenso della ditta che occupava il lavoratore medesimo. E volendo fare un altro esempio, c'è una sostanziale differenza tra il vecchio distretto cadorino dell'occhiale, sviluppatosi prevalentemente con il processo di "spin-off", cioè di unità indipendenti formatesi per distacco da altre preesistenti unità, e quello più nuovo agordino, forse anche impropriamente chiamato distretto, di natura più monolitica e verticalistica.]
Fino a qualche anno fa si poteva parlare di uno storico distretto industriale, quello cadorino dell'occhialeria, certamente uno dei più antichi in Italia essendo sorto nel 1878, data di fondazione della prima fabbrica di occhiali cadorina e oggi praticamente scomparso, tra l'indifferenza generale.
Per un po' di storia dell'epoca, vedi anche il mio POST:
http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2015/08/la-prima-fabbrica-cadorina-di-occhiali.html 
Purtroppo è successo che i politici di Belluno, con a capo l'onorevole democristiano di Mel Gianfranco Orsini (1924-2008), hanno fatto in modo di favorire lo spostamento del distretto cadorino verso il bellunese. Clamorosa in tal senso fu la cosiddetta "legge rifinanziamento Vajont (1990)", in base alla quale "nuove" iniziative industriali nella zona industriale di Longarone furono generosamente finanziate a fondo perduto e con esenzione decennale dall'imposta sui redditi. Cos'è in pratica avvenuto ? Che le maggiori occhialerie localizzate in Cadore (Safilo, De Rigo --stabilimento Lozza--, Marcolin, e altri) crearono delle società formalmente "nuove", con sede a Longarone, in cui piano piano travasare le vecchie storiche sedi cadorine, che finirono totalmente e desolatamente vuote, nel senso letterale del termine (anche un ultimo reparto che la Marcolin manteneva ancora in Cadore ha subito nell'agosto 2010 la stessa sorte; è stato infatti chiuso e spostato a Longarone). Questa drammatica delocalizzazione, che, come si vedrà alla fine, si poteva e si doveva evitare, in quanto non strettamente indispensabile, è stata naturalmente seguita da una crescente penuria di lavoro in Centro Cadore e ha costretto alla chiusura (= lastrico) molti terzisti. Per non parlare delle pesanti ricadute su altri settori dell'economia locale, principalmente quelli collegati a visite di clienti italiani e stranieri, rappresentanti, tecnici, ecc. (alberghi, ristoranti, abbigliamento), e del grave e generalizzato calo dei consumi. Colpisce soprattutto l'inerzia delle amministrazioni cadorine (ma anche della Chiesa locale e della popolazione), che non hanno mosso un dito per la salvaguardia dello storico e vitale distretto.
Va ricordato che nel 1961 si verificò uno spostamento di capitale dal Cadore verso l'Agordino (e di know-how milanese-cadorino), attraverso la creazione di una nuova società, Luxottica s.a.s. (società in accomandita semplice), prima occhialeria in assoluto in territorio agordino. I suoi soci fondatori furono tre, proprietari per 1/3 ciascuno, di cui due di capitale, accomandanti, già titolari di una ben avviata (dal 1948, e chiusa dopo cinquant'anni) occhialeria in Valle di Cadore (Venas) --Francesco Da Cortà (Pozzale, 1922-1981) e Vittorio Toscani (Venas, 1927-1966) [il quale rappresentava anche, di fatto e pariteticamente, il fratello Elio (Venas, 1920-1997)] = Metalflex--, e un giovane (26 anni, essendo nato nel 1935) socio d'opera accomandatario, un valente incisore e artigiano proveniente da Milano, Leonardo Del Vecchio. Luxottica sas beneficiò inizialmente di un generoso finanziamento a fondo perduto BIM e della donazione di un ottimo terreno da parte del Comune di Agordo. Come è noto in tutto il mondo, detta società è diventata, nel tempo, leader mondiale del settore. Questo dopo il totale rilevamento da parte di Del Vecchio delle quote societarie (cioè dei 2/3 in mano agli accomandanti, avvenuto nel 1969 --in tale anno Luxottica aveva 63 addetti, e Metalflex un centinaio, e la quota di Vittorio Toscani era nel frattempo passata ai suoi eredi [moglie e due figliolette, senza poter regolarizzare formalmente il suo accordo con il fratello Elio], essendo egli tragicamente e prematuramente scomparso nel 1966--). L'obiettivo iniziale da parte Metalflex era solo quello di aprire uno stabilimento per la produzione di occhiali di plastica a iniezione [da qui l'abbinamento con un incisore, basandosi la tecnologia dell'iniezione soprattutto sugli stampi: quelli creati da Del Vecchio surclassarono immediatamente i rudimentali stampi allora fabbricati in Cadore], restando la produzione degli occhiali di plastica da lastra e di metallo a Venas [dopo la cessione di Luxottica, Metalflex aprì anche altre fabbriche in altre località del Cadore e dell'Agordino].
Per la storia completa dell'occhialeria nel Comune di Valle di Cadore vedi il mio Post:
http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.com/2010/06/riepilogo-delle-attivita-di-occhialeria.html
Vedi anche il mio recente Post (25/5/2015), che contiene notizie e documenti inediti sulla storia Metalflex/Luxottica, "IL CONTRIBUTO CADORINO ALLA COSTITUZIONE DELLA LUXOTTICA s.a.s. di AGORDO":
http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2015/05/il-contributo-cadorino-alla.html
Ma il fenomeno Del Vecchio-Luxottica rappresenta certamente qualcosa di unico ed eccezionale per i successi conseguiti dallo stesso Del Vecchio, grazie alle sue straordinarie capacità ed efficenza manageriali, organizzative, finanziarie e commerciali. A mio parere, tuttavia, il ruolo delle parti nel caso Cadore-Agordino (o, se si preferisce, Metalflex-Luxottica), viene generalmente presentato in modo ingiustamente riduttivo a sfavore del Cadore, indicando per esempio Del Vecchio quale unico fondatore della società Luxottica, o mostrando per esempio una sorprendente (per una voce enciclopedica) inaccuratezza nel riportare la sede della Metalflex, [dettaglio corretto successivamente, togliendo Cibiana e indicando correttamente Venas di Cadore].
[Si confronti la compilazione della voce "Microsoft" di Wikipedia, dove Bill Gates è indicato quale fondatore e presidente e Paul Allen co-fondatore della società].
Osservo che la fine (di fatto) del distretto industriale cadorino, causata dal suo spostamento verso il Longaronese e l'Agordino, (e l'Alpago per gli astucci = Fedon) riguarda solo il danno patito da una microregione a vantaggio di altre, all'interno di una medesima provincia. Non è colpa degli altri se il Cadore è stato, nella storia recente, privo di uomini politici patriottici. Con l'eccezione, dal mio punto di vista, dell'Ing. Cav. del Lavoro Pietro Vecellio di Auronzo, Senatore a Roma negli anni '60, il quale ebbe sempre e veramente a cuore gli interessi della piccola Patria Cadorina. Comunque, si stenta quasi a credere a quanto successo, e cioè che i cadorini abbiano impiantato grosse fabbriche nell'Agordino, nel Longaronese, nell'Alpago, già citate, e nella Valbelluna (De Rigo Limana), ma che si siano verificati, a quanto mi risulta, pochissimi casi di investimento industriale in Cadore da parte di agordini, longaronesi, alpagoti e bellunesi messi assieme, che furono segnatamente: "Villa Veneta", poi "Accademie" con i bellunesi Bristot e Liera [fabbrica poi spostata da Valle a Fortogna, e quindi chiusa] ed una acquisizione alla ILPO avvenuta nel 1956/57 da parte del Sen. Tissi, agordino. Alla fine il Cadore si trova ad aver perso quasi tutte le sue industrie.
Esiste tuttavia una prova ed una speranza che dimostra che anche in condizioni ambientali avverse si può far prosperare un'attività, ed è data dalla Errebi di Cibiana, storica fabbrica di chiavi, che, dopo essere stata ceduta dai proprietari cadorini a dei tedeschi, è stata acquistata da abili baschi spagnoli, che la stanno portando a continui successi di mercato. Va considerato che qui si tratta di trasportare grosse quantità di barre di ferro e di ottone, nemmeno paragonabili alle quantità (in peso) degli occhiali, in una strada di difficilissimo accesso per gli autotreni, che a malapena riescono a trovare lo spazio per girarsi. 1)
E' evidente quindi che con lo spostamento di una fabbrica di occhiali dal Cadore verso, poniamo, il Longaronese o l'Alpago, una volta esauriti i temporanei benefici dati dalle agevolazioni "ad hoc", si ottengono, in termini di costo del prodotto, solo dei vantaggi marginali, e si perdono, in termini generali, sia i vantaggi dati dalla esperienza secolare dell'ambiente, sia quelli dati dalla comodità di avere a maggiore portata di mano materie prime, materie sussidiarie e servizi, grazie al distretto. E questo senza tener conto delle ragioni sentimentali, che guarda caso vengono unanimemente riconosciute a Leonardo Del Vecchio, il quale non prenderebbe mai in considerazione l'ipotesi di abbandonare l'Agordino.

Giancarlo (Carlo) Soravia

Venas di Cadore, 14/5/2007 (Aggiornato il 2/3/2016)

Note:

1) Vedere per analogia quanto affermato da Reinhold Würth:
“Puoi raggiungere risultati altamente superiori con un team molto motivato, che dispone di macchinari vecchi e fatiscenti dislocati in un vecchio capannone, rispetto a quello che riuscirai a raggiungere con un team demotivato e privo di stimoli, che ha accesso alle migliori attrezzature e infrastrutture.”
(Reinhold Würth, imprenditore e mecenate nato in Germania nel 1935 che ha costruito, partendo da una ferramenta, un’azienda che occupa 60.000 dipendenti e che va dai sistemi di fissaggio ai pannelli solari.)


Post aggiornato in data 17/1/2017 per coordinarlo con l'articolo, firmato da Walter Musizza, pubblicato sul "Corriere delle Alpi" di Belluno, e qui riportato:

http://testimonianzeladine.blogspot.it/2016/12/waltwr-musizza-in-un-articolo-su-lamico.html


12.9.15

L'ANTICA BERUA CORRISPONDEVA A VALLE DI CADORE ?

Lo storico latino Plinio il Vecchio (Como, 23 - Stabia, 79 d.C.) nella sua Storia naturale ricorda che "Feltre, Trento e Berua sono centri dei Reti, e Verona è dei Reti e degli Euganei". Poi aggiunge: "Si ritiene che i Reti, discendenti degli etruschi, condotti da Reto, furono scacciati dai Galli".

Nel mio Blog sul dialetto e la storia di Venas e del Cadore alla voce Zuglio Lettere T-U-V-Z ho tentato di sostenere il collegamento di Berua con Valle di Cadore, scrivendo:

Alcuni studiosi hanno ipotizzato che il Cadore fosse un municipio romano a sè, con il nome di Berua e con sede a Valle, risolvendo così l'interrogativo della parola "Beruenses" accostata da Plinio il Vecchio  a "Feltrini et Tridentini" (Naturalis Historia, III, 130), interrogativo che resta ancora aperto. Plinio fa comunque una distinzione tra Feltrini, Tridentini e Beruenses, definiti "Raetica oppida", e Iulienses, definiti "Carnorum [oppida]" cioè rispettivamente Reti e [Galli] Carni. Il nome "oppidum" (pl. oppida) in latino poteva significare: luogo fortificato, castello, piazzaforte, città, selva trincerata (presso i barbari Britanni); altri danno anche il significato di municipio.
Secondo lo studioso dei popoli italici pre-romani Santo Mazzarino, Plinio designava come "retici" quei territori nord-etruschi, non del tutto distrutti dai Galli. Ma, come si vede, per gli "Iulienses" non ha scritto, come avrebbe potuto, "Raetorum et Carnorum" (analogamente a quanto scrisse per Verona: "Raetorum et Euganeorum"), cioè [Galli] Carni sovrapposti ai Reti, ma scrisse solo "Carnorum"; forse voleva intendere che l'influsso retico era ormai scomparso. Da questo punto di vista, la parola reto-romanzo, applicata oggidì al linguaggio carnico (friulano) è forse una forzatura.
Ritornando a Berua, già il grande Theodor Mommsen (Garding, 1817-Berlino, 1903) aveva sostenuto la tesi della presenza di un municipio romano a Valle, e il prof. Carlo Anti (Villafranca di Verona, 1889-1961) aveva sviluppato questa tesi collegando il municipio di Valle con il nome di Berua. Un indizio di questa località viene dal dott. Enrico De Lotto (S.Vito di Cadore, 1911 - Domegge, 1963), nella introduzione del libro "Gli scavi archeologici di Valle di Cadore" Tipografia "Panfilo Castaldi" - Feltre - 1963, quando scrive, parlando della strada che da Perarolo portava a Valle di Cadore: "...l'antica strada della Greola (o Berula ?), chiamata anche oggi via romana..."

Inoltre la seguente iscrizione, trovata a Feltre, presumibilmente più antica di quella trovata a Belluno e dedicata a Marco Pudente [Vedi la voce Roma Lettere P-Q-R (dove si approfondisce anche il significato del termine dendrofori)], sembrerebbe confermare la vicinanza di Berua a Feltre:
C(aio) Firmio C(ai) f(ilio) Menen(ia) Rufino equo pub(lico) Lauren(ti) Lav(inati) dec(urioni) flamin(i) patrono collegiorum fab(rorum) cent(onariorum) dendrophorum Feltriae itemque Beruen(sium) colleg(iorum) fabr(orum) Altinatium patrono.
[Per la traduzione ed un riferimento a recenti studi su Berua, vedi la voce Feltre Lettere E-F]

Venas di Valle di Cadore, 12/9/2015


Giancarlo Soravia


P.S.
Allego la piantina delle Zone Archeologiche di Valle, che si trova nel sopracitato libro del dott. De Lotto (fare click sull'immagine per ingrandire):





8.8.15

LA PRIMA FABBRICA CADORINA DI OCCHIALI

Un recente contatto con il giornalista Riccardo Valsecchi mi ha dato l'occasione di riscoprire la storia della nascita dell'occhialeria cadorina, quale risulta dal libro "DALLO SMERALDO DI NERONE AGLI OCCHIALI DEL CADORE" di Enrico De Lotto[1] - Tipografia Benetta Belluno - 1956 - di cui pubblico i seguenti estratti:

Pag. 91:

LA PRIMA FABBRICA CADORINA DI OCCHIALI

     Abbiamo voluto inquadrare Angelo Frescura fra le persone non oscure del suo parentado per meglio lumeggiarne la figura e l'opera affinché apparisca come essa fu, non frutto del caso o di cieca audacia, ma di volontà paziente e cosciente, di ingegno accorto e lungimirante.
     Ritornato in Cadore dunque nel 1877, il Frescura scelse il luogo per la fabbrica in località «Le Piazze» negli «Edifizi» sul Molinà di proprietà di Francesco Giacomelli. Questi «Edifizi» o «opifizi» erano usati un tempo oltre che come mulini, per la fabbricazione dell'olio di noci dai Giacomelli e dai Toffoli. La località prescelta era vicino a Rizzios sulle rive del torrente, dal quale poteva trarre l'energia motrice idraulica per le macchine.
     Nel vecchio mulino, adattato alla meglio, con pochi operai, tra i quali il fratello Leone e Giovanni Lozza, iniziò il lavoro di molatura e montaggio di lenti di fabbricazione estera su occhiali cerchiati metallici, pure di provenienza estera.
     Il 15 marzo 1878 Angelo Frescura stipulò il contratto con gli operai Giovanni Lozza ed il fratello Frescura Leone in termini semplici, ma chiari.
     Questo contratto è certamente l'atto di nascita delle occhialerie cadorine e lo trascriviamo integralmente, come è stato stilato dal notaio dr. F. Giacomelli:
     «Padova 1878.
     Essendo venuto il signor Angelo Frescura nella determinazione di istituire una fabbrica di occhiali in Calalzo del Cadore, ed avendo a questo fine già approntato il locale negli edifizi sul Molinà, di proprietà del signor D.n Francesco Giacomelli, si diviene al presente convegno fra il suddetto Angelo Frescura e gli operai.
     1° Il signor Angelo Frescura assume per lavoranti principali Lozza Giovanni e Frescura Leone assegnando a ciascuno di essi la mercede giornaliera di Lire 2,00.
     2° Viene fatta di conseguenza ai medesimi la consegna di tutto il materiale mobile e fisso esistente in detto locale, del quale materiale verrà eretto regolare inventario e stima che sarà successivamente firmato dal proprietario Frescura e dai due lavoranti presenti.
     3° In apposito registro eretto in duplo, verrà di volta in volta annotato tanto il nuovo materiale che verrà somministrato dal Frescura ai lavoranti; quanto gli articoli lavorati che i medesimi forniranno al Frescura suddetto.
     4° Al compiere di ogni anno verrà fatto il bilancio della fabbrica. Gli utili netti che si saranno ricavati, dedotte le spese tutte inerenti la fabbrica, nonché gli interessi del 6% sulla somma spesa per l'impianto del laboratorio, saranno divisi in parti uguali fra il signor Frescura ed i due lavoranti principali Lozza Giovanni e Frescura Leone.
     5° Il presente convegno è obbligatorio per un anno per entrambi le parti passato il quale, dai risultati ottenuti, sarà facoltativo al signor Frescura Angelo o di continuare nelle medesime condizioni o di modificare come meglio a lui piacerà.
     Il presente convegno viene accettato nella sua integrità da tutti tre gli interessati ed eretto in triplo viene firmato dai medesimi».
                    A. Frescura
                    Lozza Giovanni fu Giuseppe
                    Leon Frescura
     Angelo Frescura fu dunque l'ideatore, l'animatore ed il finanziatore della prima fabbrica di occhiali in Cadore.
….........
FOTOGRAFIA (DEL 1882) DELLA FABBRICA CON GLI OPERAI AL LAVORO

Pag. 60:

LA SCOPERTA DELLA CELLULOIDE E LA FABBRICAZIONE DELLE MONTATURE IN MATERIA PLASTICA

…………
     Ulisse Cargnel trovandosi a Napoli nel 1910, in Corso Roma, nella bottega di certo Larese (oriundo di Auronzo di Cadore) merciaio, ottico, arrotino, ed osservando la lavorazione a mano, fatta dallo stesso Larese, di una montatura per occhiali in vera tartaruga, ebbe l'ispirazione di usare la celluloide. Il Larese, che per caso ne possedeva un pezzetto, approvò l'idea e senz'altro venne abbozzata, ritagliata e portata quasi a termine la prima montatura per occhiali in celluloide in Italia.
     Si racconta che il Larese fabbricasse montature per occhiali segretamente, usando una qualità di celluloide molto simile alla tartaruga, lavorandola naturalmente col seghetto e la lima….
     Senza perder tempo il Cargnel pare abbia scritto subito ai fratelli Lozza, Giuseppe e Lucio, allora alle sue dipendenze come meccanici, impartendo loro istruzioni per l'allestimento dell'attrezzatura adatta alla fabbricazione del nuovo articolo. Al suo rientro in sede i primi esperimenti diedero buoni risultati e nacque così, primo in Italia, il reparto adibito alla fabbricazione degli occhiali in celluloide, con a capo Calisto Fedon di Vallesella.
     Pare che il primo a suggerire al Cargnel l'impiego dell'acqua calda per lavorare gli occhiali di celluloide sia stato Enrico Bonazzola che avrebbe appreso il sistema leggendo casualmente una pubblicazione italiana sulle qualità chimiche e fisiche della celluloide.
     In seguito allo scoppio della prima guerra mondiale, la lavorazione della celluloide, appena iniziata in Italia proprio in Cadore, fu abbandonata e fu ripresa nel 1920 per opera dei fratelli Lozza che si dedicarono esclusivamente alla fabbricazione di montature in materie plastiche, con la collaborazione di Calisto Fedon.
     Fu avviata così la più grande fabbrica italiana di montature in celluloide per occhiali da vista e da sole, altamente specializzata in questo campo. Naturalmente anche la ditta Cargnel riprese la fabbricazione di montature in celluloide.[2]
…………

NOTE
[1] Enrico De Lotto (S.Vito di Cadore, 1911 - Domegge, 1963) Medico e scrittore. Collaborò con il giovane archeologo autodidatta Giovanni Battista Frescura (Calalzo, 1921 - Padova, 1993) agli scavi della stazione paleoveneta e romana di Lagole di Calalzo. De Lotto incoraggiò Frescura nella sua attività di fortunato scavatore. Scrisse per primo sui materiali e sulle iscrizioni di Lagole e ne rivelò, in Italia ed all'estero la loro grande importanza storica, archeologica, epigrafica, linguistica e religiosa.
A Enrico De Lotto è dedicato il Museo della Magnifica Comunità di Cadore.

[2] La Ditta Cargnel, cui erano stati requisiti e portati via i macchinari dagli austriaci durante la guerra, non ricevette per tempo i danni di guerra dal governo italiano e fallì negli anni '30. Fu rilevata dalla neonata società Sàfilo del Comm. Guglielmo Tabacchi e di Raimondo Giavi di Venas (Per quest'ultimo, vedi la voce Giavi Enrico nel mio Glossario LETTERE G-I)