15.3.17

BORIS KLIOT, SOPRAVVISSUTO A QUATTRO CAMPI DI CONCENTRAMENTO, IMPRENDITORE DEGLI OCCHIALI IN AMERICA CON FORNITORI CADORINI

Circa dieci anni fa, su questo sito americano:


apparve l'annuncio della morte di Boris Kliot:

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Lunedì, 23 luglio 2007

New York - Si sono svolti qui lo scorso mese i funerali di Boris Kliot, 84 anni, fondatore della Riviera Eyewear. Kliot era nato a Riga in Lettonia [nel 1923] e sopravvisse a quattro campi di concentramento prima di emigrare negli Stati Uniti dove diventò un imprenditore di successo.

Fondò la Riviera Trading Company nel 1952. Inizialmente, la società vendeva ornamenti per i capelli dalla Francia e poi si evolse fino a diventare una delle prime aziende a introdurre occhiali di moda al pubblico americano. Riviera fu venduta nel 1996 a un gruppo di investimento, e Kliot continuò a fare il consulente per l'azienda. Due anni fa, divenne una divisione di StyleMark, basata in Florida.

Kliot si dedicò ad opere filantropiche. Eresse il "Padiglione Kliot" di neurochirurgia presso l'ospedale Ichilov di Tel Aviv e fu un membro importante della United Jewish Appeal. Inoltre, costruì un memoriale nella foresta Rumbula fuori Riga per onorare i 27.000 ebrei che furono uccisi in massa presso il sito. I suoi genitori, Moishe e Roza, e le sue quattro sorelle furono tra coloro che morirono nel massacro.

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Boris Kliot con Susan Ryckman

Articolo dove si parla del Memoriale di Rumbula eretto a spese di Boris Kliot e foto dello stesso:
https://www.liveriga.com/en/1588-jewish-memorial-at-rumbula

Certamente non sono molti coloro che oggi in Italia si ricordano di Boris Kliot. Io lo conobbi nel 1963 quando arrivai alla Metalflex di Venas di Valle di Cadore (Belluno). Kliot fu uno dei primi importatori americani di occhiali (fondò la sua compagnia nel 1952), e aveva molti fornitori in Italia, tra cui la Metalflex stessa, e poi la Luxottica.

Racconterò qui alcuni aneddoti per tratteggiare brevemente la persona.

Boris Kliot era di piccola statura, aveva occhi azzurri ed era di modi gentili. Era poliglotta e parlava abbastanza bene anche l'italiano. Aveva un fisico atletico, essendo stato campione di sci nautico, sport che praticava ancora quando lo conobbi (aveva 40 anni).

Era fiero di essere ebreo, una volta mi disse che mandava ogni anno aiuti a Israele per la somma di 100.000 dollari.

Raccontava di aver lavorato per gli americani, e che fu con i soldi guadagnati con questi servizi che poté impiantarsi negli U.S.A.

Inizialmente egli trattava anche montature per occhiali, poi si dedicò agli occhiali da sole.

Alla Metalflex mi raccontarono che una volta gli mandarono una partita di montature da vista in celluloide (pantografate). Per risparmiare sulla quantità di materiale impiegato, allora molto costoso, avevano tagliato le tavolette rettangolari di celluloide (da cui iniziava la lavorazione del frontale) più strette della misura finale. A queste tavolette venivano fresate le orbite, poi le stesse venivano allargate a caldo, e con dei coni appositi veniva data loro la forma finale. Ma ci fu un imprevisto: mentre in Italia la montatura, per poter applicare le lenti, veniva brevemente riscaldata ad aria calda, e ciò non provocava inconvenienti, in America gli ottici, riscaldando la montatura in fornelli elettrici con un apposito vano pieno di sabbia, quando estraevano la stessa questa risultava rimpicciolita, ritornando alle dimensioni originali (più strette) della tavoletta. Questo provocò reazioni tra il comico e il tragico, e lo stesso Kliot rideva quando ricordava l'incidente.

Un giorno Vittorio Toscani, socio Metalflex e Luxottica, mi portò con lui a Belluno, dove presentò Boris Kliot a Leonardo Del Vecchio. Nel sentirne il nome, Kliot esclamò: "lei GIOVANE, non VECCHIO!", e tutti risero.

Bors Kliot quando era in Europa faceva base a Juan-les-Pins sulla Costa Azzurra, vicino a Cannes, in un lussuoso hotel. 

E' stato il nome di questa città, comparso nella recentissima intervista concessa da Leonardo Del Vecchio a Ferruccio De Bortoli sul Corriere della Sera a farmi ricordare il personaggio e a scrivere qualcosa di lui.

Link dell'intervista suddetta:


P.S.

La parte dell'intervista che riguarda i soci cadorini rappresenta il punto di vista di Del Vecchio nella vicenda; in merito ad alcuni passaggi della stessa ho scritto delle osservazioni alla fine del mio Post/Intervista "IL CONTRIBUTO CADORINO ALLA COSTITUZIONE DELLA LUXOTTICA s.a.s. DI AGORDO":

http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2015/05/il-contributo-cadorino-alla.html

15 marzo 2017 

Giancarlo Soravia "Capoto"