4.2.17

IL CONTRIBUTO CADORINO ALLA COSTITUZIONE DELLA LUXOTTICA s.a.s. DI AGORDO - INTERVISTA DI WALTER MUSIZZA - (CON DUE POST-SCRITTI IN DATA 19/3/2017 E 2/7/2017)

IL POST VIENE SOSTITUITO CON QUESTA INTERVISTA DA PARTE DELLO STORICO DEL CADORE E DELLE DOLOMITI E GIORNALISTA WALTER MUSIZZA APPARSA SUL "CORRIERE DELLE ALPI" DI BELLUNO IN DATA 4/2/2017, PER LA SUA MIGLIORE LEGGIBILITA' E COMPRENSIONE:


Link Corriere delle Alpi:

http://corrierealpi.gelocal.it/tempo-libero/2017/02/04/news/luxottica-per-del-vecchio-un-trampolino-chiamato-Cadore-1.14823651?ref=fbfca&refresh_ce 


DEL POST ORIGINALE VENGONO MANTENUTI  LE FOTO E I DOCUMENTI. (ALCUNE NOTE SONO AGGIUNTE AL TESTO ORIGINALE DELL'INTERVISTA - SONO POI STATI AGGIUNTI DUE POST-SCRITTI, IN DATA 19/3 E 2/7/2017)



Il noto storico del Cadore e delle Dolomiti e giornalista Walter Musizza ha pubblicato il giorno 4/2/2017 sul "Corriere delle Alpi" di Belluno un'intervista con il sottoscritto, che sostituisce il contenuto del Post originale.
Appassionato alla storia e alla cultura del Cadore, Musizza ha al suo attivo numerosi saggi storici, in gran parte frutto della collaborazione con Giovanni De Donà di Vigo di Cadore, soprattutto nel settore dello studio e della valorizzazione dei forti italiani della Grande Guerra. Tra le pubblicazioni più note vanno ricordate:
Le fortificazioni del Cadore” in 4 tomi (1985-90), ed. RIBIS, Udine. I 4 tomi sono così organizzati:
I Fortificazioni cadorine dal 1866 al 1896 (1985)
II Il forte di M. Tudaio e le altre difese dell’Oltrepiave dal 1904 al 1918 (1987)
III Il forte di M. Rite e le altre difese della chiusa di Venas dal 1904 al 1918 (1988)
IV Il forte di Col Vidal e le altre difese della stretta di Treponti dal 1904 al 1918.(1990).
E’ stato inoltre autore, o coautore, delle seguenti pubblicazioni di carattere storico-militare:
Strade e sentieri di guerra in Cadore, Ampezzano e Comelico” (1988), ed. RIBIS, Udine
Lorenzago nell’anno dell’invasione 1917-18” (1997), ed. DBS, Seren del Grappa
Alpini ed Artiglieri in Cadore” (1998), ed. DBS, Seren del Grappa
Dalle Dolomiti al Grappa” (1999), ed. DBS, Seren del Grappa
Il Gruppo Alpini di Lozzo di Cadore 1938-2000”(2001), ed. DBS, Seren del Grappa
Ali di guerra sulle Dolomiti” (2002), ed. DBS, Seren del Grappa
Il forte di Monte Rite – Progettazione. Costruzione, abbandono” (2002), ed. DBS, Seren del Grappa.
I forti di Monte Ricco, Batteria Castello e Col Vaccher” (2014), ed. DBS Zanetti, Seren del Grappa.
Tra fronte e retrovie. All’ombra delle Tre Cime” (2014), ed. DBS Zanetti, Seren del Grappa.
Sei mesi di guerra sulle Dolomiti. Le foto inedite dell'archivio Cerletti” (2014), ed. DBS Zanetti, Seren del Grappa.
Giovanni Sala, Il Capitano della sentinella” (2015), ed. DBS Zanetti, Seren del Grappa.
Grande Guerra, Grandi Dolori” (2016), ed. DBS Zanetti, Seren del Grappa.

Si è interessato però anche ad altri aspetti di storia cadorina:
Baion, una casera, un rifugio” (1992), ed. RIBIS, Udine
Carducci e il Cadore” (1992), ed. RIBIS, Udine
Nel Cadore con don Bosco” (1992), tip. Tiziano, Pieve di Cadore
Cridola 1944-45” (1996), ed. DBS, Seren del Grappa
L’Oltrepiave nel Risorgimento nazionale 1848” (1998), ed. DBS, Seren del Grappa
S. Antonio Abate di Laggio 1454-2000”(2000), ed. DBS, Seren del Grappa
Margherita, una Regina sulle Dolomiti” [co-autore anche Marco Maierotti] (2002), ed. DBS, Seren del Grappa.
Guerra e resistenza in Cadore” (2005), ISBREC, Belluno.
Personaggi e storie del Cadore e di Ampezzo”(2007), ed. La Cooperativa di Cortina, Cortina d’Ampezzo.


Miniatura pagina "Corriere delle Alpi" 4/2/2017


LA STORIA DELL'OCCHIALERIA

Per Del Vecchio
un trampolino
chiamato Cadore

Soravia Capoto: "Dall'alleanza con Metalflex alla nascita nel 1961 del colosso mondiale"

di Walter Musizza

CADORE

La fusione di Luxottica con il gruppo francese Essilor, leader mondiale nella produzione di lenti oftalmiche, annunciata il 16 gennaio scorso, è stata variamente commentata da analisti ed esperti di tutto il mondo. Il matrimonio, che, avrà il suo closing nel secondo semestre del 2017, creerà un colosso mondiale tutto dedicato alla vista, pronto ad offrire risposte concrete e qualificate ai bisogni di oltre 4,5 miliardi di persone, dei quali 2,5 non hanno potuto finora avere accesso alla correzione visiva di cui hanno bisogno. Al raggiungimento di questo eccezionale traguardo, viene naturale volgersi al passato e ricordare come, dove e quando partì la straordinaria avventura industriale. Ne parliamo con Giancarlo Soravia Capoto, per 30 anni personaggio di spicco della fabbrica Metalflex di Venas di Cadore e testimone del decollo, tutto cadorino, di Leonardo Del Vecchio.

Soravia, lei ha pubblicato sul suo Blog “Cadorin Books” un interessante “Contributo cadorino alla costituzione della Luxottica s.a.s. di Agordo”. Ci spiega cosa c’entra il Cadore con l’Agordino?
«Alla fine degli anni ‘50 il Cadore, a differenza di altre zone della provincia di Belluno, tra cui l’Agordino, era già piuttosto industrializzato. Questa azienda, sorta nel 1948, era la Siclov (Società Industria Cadorina Lavorazione Occhiali Venas), poi denominata Metalflex. Sul mensile “Il Cadore” del 10 agosto 1960, comparve un invito diretto ai “Sigg. Industriali” intenzionati a “impiantare, sviluppare, decentrare le proprie aziende” in provincia di Belluno, in cui si offrivano “località adatte e maestranze intelligenti, serie ed attive”, con l’elenco di varie agevolazioni, sia da parte dello Stato con benefici fiscali, sia da parte dei Comuni con la concessione di aree e servizi, sia da parte del Consorzio Bim con finanziamenti a fondo perduto».

Ma l’Agordino allora poteva offrire un contesto capace di attrarre investimenti?
«Decisivo fu il ruolo del sindaco di Agordo di allora, il cavalier Carlo Bortolini (Follina, 1903 - Agordo, 1985), i cui meriti oggi non sono riconosciuti come dovrebbero.[1] Egli, preoccupato per la chiusura delle miniere locali con conseguente perdita di posti di lavoro e desideroso di dare uno sbocco industriale al comune, acquisì da vari privati dei terreni in località Valcozzena, li dotò di infrastrutture e li offrì ai cadorini»

Tutto ciò interessò dunque la Metalflex?
«La Metalflex disponeva di un piccolo stabile in centro a Venas, poi ingrandito in più riprese, ma comunque limitato per le proprie necessità produttive, per cui una nuova fabbrica ad Agordo avrebbe corrisposto alle sue esigenze. Il primo problema da affrontare fu però la ricerca di una persona da mettere alla testa della nuova impresa. La persona che fece da tramite tra i cadorini e Leonardo Del Vecchio si chiamava Mario Da Rin Pagnetto, (Vigo di Cadore, 1915 - Calalzo, 2006)[2] , allora attivo come rappresentante di commercio della Metalflex in varie regioni italiane e ancora presente, a causa di due o tre vecchi clienti, a Milano, zona che già dagli anni ‘50 era stata assegnata a Vincenzo Zampillo  (Caivano, 1928 - Milano, 1996), futuro suocero dello stesso Del Vecchio, in quanto padre di Nicoletta. Da Rin frequentava Del Vecchio come fornitore di aste in alluminio anodizzato per la Metalflex dal suo laboratorio a Milano, lo propose ai principali descrivendolo come un bravissimo giovane ed esperto stampista e gli industriali cadorini ne furono entusiasti, approvando in pieno la scelta per la destinazione di Agordo».

Ma chi era a capo della Metalflex allora?
«Si trattava di una società semplice tra Francesco Da Cortà (Pozzale, 1922 - 1981) che deteneva il 50% delle quote societarie, Elio Toscani (Venas, 1920 - 1997) e Vittorio Toscani (Venas, 1927 - 1966), fratello di Elio».

Quando e come si fece questo “matrimonio”?
«Del Vecchio ebbe l’accortezza di portare egli stesso lo statuto della nuova società (una accomandita semplice), che era stato predisposto non certo a suo sfavore da un noto commercialista di Milano, statuto che il 27 aprile 1961 fu incorporato nell’atto costitutivo della “Luxottica di Del Vecchio & C.” ».

Quanti i soci e quale il loro peso ?
«I soci erano tre, Da Cortà Francesco e Toscani Vittorio accomandanti, Del Vecchio Leonardo accomandatario. I primi articoli dicevano che la Società aveva per oggetto l’industria ed il commercio di occhialeria, stamperia ed attività affini, con durata stabilita fino al 31 dicembre 2000. Il capitale sociale era determinato in 1.500.000 lire sottoscritto e versato dai soci in parti uguali (500.000 lire a testa)».

Il nome “Luxottica” fu scelto da Del Vecchio?
«Ricordo che Francesco Da Cortà si vantava di aver scelto egli stesso il nome, che nel tempo si è rivelato fortunatissimo. Devo dire che Da Cortà lasciò sempre trasparire il proprio rammarico per aver commesso l’errore di sottovalutare le doti del socio Del Vecchio e per aver fatto perdere alla Metalflex un così eccezionale elemento».

Però, fino a questo momento la Metalflex sembrava guidare la danza senza problemi…
«Il momento topico fu l’improvvisa morte, nel 1966, di Vittorio Toscani, a seguito di un colpo apoplettico. Vittorio, che era stato l’animatore dell’avventura agordina della Metalflex, lasciava la giovane moglie e due bambine di sei e tre anni. Egli aveva puntato moltissimo sugli occhiali di acetato a iniezione e Del Vecchio fu in questo campo un tecnico perfetto. Nel 1966 la Luxottica aveva 38 dipendenti, nel 1968 63, mentre la Metalflex contava un centinaio di dipendenti».

Ma le due fabbriche erano concorrenti o complementari tra loro?
«La Metalflex in parte produceva in proprio e in parte commercializzava i prodotti della Luxottica, avendo una sua rete di venditori, sia in Italia (negozi di ottica) che all’estero (importatori). Un giorno Del Vecchio chiese ai soci di commercializzare anche una linea “Luxottica”, ma questi rifiutarono e da lì cominciarono a sorgere degli attriti, finché un giorno Del Vecchio offrì ai soci una determinata cifra per rilevare le loro quote. Ricordo che fui io stesso a far da tramite per detta richiesta tra Del Vecchio e la proprietà Metalflex. La compravendita finale avvenne nel 1969 presso il notaio Adolfo Soccal. Ricordo che tutti gli intervenuti notarono come Del Vecchio sprizzasse letteralmente felicità al raggiungimento di un obiettivo per lui fondamentale. Io avevo caldamente sconsigliato ai miei principali  di cedere le loro quote».

Perché?
«La Luxottica era per la Metalflex la sua unica fornitrice di montature in acetato a iniezione (oltretutto di una qualità insuperabile) e la sua principale fornitrice di componenti vari in metallo. Ecco quindi che, con mio grande disappunto, la cessione della quota di maggioranza della Luxottica a Del Vecchio, causò dalla sera alla mattina un vuoto produttivo e commerciale nella Metalflex, che venne logicamente colmato dalla prima. Essa, infatti, in poco tempo passò anche alla produzione di montature in metallo complete e poi di montature in acetato da lastra. La Metalflex perse così i suoi migliori clienti, che si rivolsero direttamente alla fabbrica di Agordo, guidata da un “patron” giovane, affidabile, esperto tecnico, dinamico, che ispirava totale fiducia». 

Ma oggi possiamo dire che la scelta della Metalflex fu autentico autolesionismo?
«In effetti il tutto avvenne in un contesto paradossale: chi aveva i soldi vendette e chi (allora) non li aveva acquistò. Lo stesso Del Vecchio un giorno mi confidò la sua meraviglia per la decisione dei cadorini di vendere, proprio quando la fabbrica, dopo anni di comuni sacrifici, poteva iniziare a dare i suoi frutti. L’atto di vendita del 1969 porta la firma di Francesco Da Cortà per le proprie quote e di Maria Gei vedova Toscani[3], debitamente autorizzata dal Giudice Tutelare, per le quote intestate per successione alle figlie minori (lei ne era solo in parte usufruttuaria). Veramente la decisione della vedova Toscani di seguire Da Cortà fu contrastata, perché da un lato lei ammirava fortemente Del Vecchio, ma d’altro lato non se la sentiva di contrariare Da Cortà che aveva preso una posizione fortemente critica verso lo stesso Del Vecchio. Per completare il quadro, sulle scelte influì anche Elio, cognato di Maria, socio alla Metalflex ma non (almeno legalmente) alla Luxottica, che era sulle posizioni di Da Cortà. Secondo la mia modesta opinione, fu anche il Giudice Tutelare a sbagliare nel concedere l’autorizzazione[4] alla vendita, per difetto di motivazione, mentre sarebbe stato più corretto lasciare che fossero state le minori stesse a decidere sulla sorte dei loro beni, alla data del rispettivo compimento della maggiore età».

Tutto questo ha determinato una crisi irreversibile per la Metalflex?
«Questo errore  non determinò certamente il tracollo immediato della Metalflex, anche perché poi la sua clientela venne faticosamente ricostruita grazie alla scoperta di nuovi mercati e grazie al ricorso a nuove tecniche di vendita[5] . Ma c’è un proverbio in dialetto che dice ”Scampa an ponto, scampa ento” (Cade un punto (a maglia), cadono cento)».

C’è qualcosa, secondo lei, che accomuna la mossa di Del Vecchio del 1969 con quella di oggi con la francese Essilor?
«Ho letto un passaggio interessante di un’intervista pubblicata da Business Insider Italia il 17 gennaio scorso, in cui Del Vecchio dice tra l’altro: “E’ vero che trattiamo da molto tempo, ma finora i francesi non avevano mai voluto accettare la differenza di peso tra gli azionisti, tra Delfin e gli altri. Ora hanno accettato questa differenza e abbiamo fatto l’affare”. Questa affermazione mi ricorda come anche lo statuto Luxottica s.a.s. del 1961 ponesse il socio accomandatario in posizione privilegiata, assimilabile alla “differenza di peso” nell’odierno affare Essilor. Quando arrivai alla Metalflex nel 1963 mi meravigliai del tipo di società scelto e delle clausole annesse, ma, come si dice, “cosa fatta capo ha”. A mio parere la mossa di oggi con la francese Essilor, più che rimandare alla vicenda del 1969, ha delle analogie con quella del 1961, allorché Del Vecchio riuscì a farsi firmare dai soci lo statuto redatto dal suo commercialista di Milano».

WALTER MUSIZZA



Lo stabilimento Metalflex di Venas (sotto la Chiesa) com'era da fine anni '60 

L'ex stabilimento Metalflex di Venas com'è oggi (convertito in condominio)


Il glorioso logo "Fiorucci-Metalflex" del 1978 che lanciò la moda degli occhiali griffati
Foto del 1965 davanti alla Metalflex. G. Soravia è con una collega d'ufficio

Annuncio su "Il Cadore" del 10/8/1960

Pagine 1/3 "Atto costitutivo Luxottica s.a.s." del 27/4/1961
     

Venas di Cadore, 4 febbraio 2017

Giancarlo (Carlo) Soravia "Capoto"


P.S. 1 (19/3/2017)

La recente intervista (13/3/2017) concessa da Leonardo Del Vecchio a Ferruccio De Bortoli sul Corriere della Sera sembra essere, almeno in parte, una indiretta risposta alla presente intervista di Walter Musizza:

http://www.corriere.it/economia/leconomia/personaggi/17_marzo_13/del-vecchio-luxottica-peso-meno-ma-conto-piu-efda11c2-07cb-11e7-b69d-139aae957b51.shtml

La parte dell'intervista che riguarda i soci cadorini rappresenta il punto di vista di Del Vecchio nella vicenda; in merito ad alcuni passaggi della stessa mi sento di fare le seguenti osservazioni:

"Allora aveva un laboratorio Metalflex in via Carlo d’Adda a Milano. «Sei o sette operai»".

Nota:

NON CI FU MAI NESSUN LABORATORIO METALFLEX A MILANO.
VINCENZO ZAMPILLO, RAPPRESENTANTE METALFLEX SU MILANO PER MOLTI ANNI, EBBE INIZIALMENTE UN LABORATORIO DI MONTAGGIO LENTI, ASSIEME AL SOCIO ANGELO MARCHESI E CON LA DENOMINAZIONE "M.Z.".
POI, QUANDO I DUE SOCI SI SEPARARONO, ZAMPILLO APRÌ UN PROPRIO UFFICIO CON LA DENOMINAZIONE "V.Z.".
ANCHE IL LABORATORIO DI DEL VECCHIO A MILANO ERA INTESTATO ALLO STESSO, E NON ALLA METALFLEX.
FORSE SI VOLEVA INTENDERE CHE DEL VECCHIO LAVORAVA SOPRATTUTTO PER LA METALFLEX, COMUNQUE NON SONO RIUSCITO A CAPIRE LA FRASE.

"Loro volevano che continuassi a fare il terzista. Litigammo."

Nota:

NELLE INTENZIONI DEI SOCI ACCOMANDANTI, QUANDO COSTITUIRONO LA SOCIETÀ, LA FUNZIONE DELLA LUXOTTICA ERA ESATTAMENTE QUELLA DI TERZISTA DELLA METALFLEX.

"La banca mi tolse il fido perché non più garantito dagli altri due soci."

Nota:

ELIO TOSCANI, POCHI MESI PRIMA DI MORIRE, MI RACCONTÒ COME ANDARONO LE COSE DEL RITIRO DELLE GARANZIE.
BISOGNA PREMETTERE CHE LA PARTECIPAZIONE CADORINA ALLA LUXOTTICA (33,3% FRANCESCO DA CORTÀ E 33,3% VITTORIO TOSCANI, E POI I SUOI EREDI) NON CORRISPONDEVA ALLA DIVISIONE DELLE QUOTE NELLA METALFLEX (50% DA CORTÀ, 25% VITTORIO TOSCANI, 25% IL FRATELLO ELIO).
ELIO TOSCANI QUINDI RISULTAVA SOCIO ALLA METALFLEX MA NON ALLA LUXOTTICA. MA C'ERA UN ACCORDO TACITO NON SOLO TRA FRATELLI DI CONSIDERARE ANCHE ELIO SOCIO DELLA LUXOTTICA.
AL CULMINE DEL LITIGIO TRA I SOCI, DA CORTÀ INVITÒ ELIO AD ACCOMPAGNARLO AD AGORDO PER UN COLLOQUIO CHIARIFICATORE CON DEL VECCHIO. QUANDO DEL VECCHIO LI VIDE, FERMÒ ELIO DICENDOGLI: 'LEI NON È SOCIO' PER CUI LO STESSO RISPOSE: 'ALLORA RITIRO LE MIE FIDEIUSSIONI'. COSA CHE FECE ANCHE DA CORTÀ.

"Pensavano che non avessi i soldi e non si presentarono nemmeno dal notaio".

Nota:

PUÒ DARSI CHE NON SI SIANO PRESENTATI AD UNA PRIMA CONVOCAZIONE, QUESTO PARTICOLARE NON ME LO RICORDO, MA ALLA FINE I CADORINI SI PRESENTARONO, ALTRIMENTI LA VENDITA NON SAREBBE POTUTA AVVENIRE.

"Era fine luglio del 1969. Alla riapertura, dopo le ferie, il ragioniere che faceva le paghe della piccola Luxottica si stupì. 'Ma come, non vi avevano chiuso il conto? Non siete falliti?'. 'No, ragioniere, siamo ancora aperti'."

Nota:

CONOSCEVO BENE L'IMPIANTO AMMINISTRATIVO DELLA PICCOLA LUXOTTICA DI QUEL TEMPO (ED IO, CREDO, NE  ERO L'UNICO "RAGIONIERE"). NON PENSO CHE IL "RAGIONIERE" SI SIA MAI ESPRESSO NEI TERMINI SOPRA RIPORTATI, IN QUANTO CIÒ NON RAPPRESENTAVA AFFATTO IL SUO PENSIERO.
ERANO INVECE I TITOLARI DELLA METALFLEX (ESCLUSA LA VEDOVA TOSCANI) CHE PRECONIZZAVANO UN SICURO FALLIMENTO DI DEL VECCHIO, QUALORA PRIVO DELL'APPOGGIO FINANZIARIO DELLA STESSA (SBAGLIANDO COMPLETAMENTE LE PREVISIONI).





P.S. 2 (2/7/2017)
 
PER GLI UTENTI FACEBOOK SEGNALO LA DISCUSSIONE AVVENUTA SULL'ARGOMENTO:

https://www.facebook.com/corrieredellealpi/posts/10154973614287556

PER I NON UTENTI FACEBOOK O QUALORA IL LINK SUDDETTO NON FUNZIONASSE, ALLEGO LA SCHERMATA DI PARTE DELLA DISCUSSIONE:





E QUI DI SEGUITO LA DISCUSSIONE COMPLETA:


182 MI PIACE o altre reazioni
86 condivisioni


 
Nicoletta Cargnel [6] GRAZIE GIANCARLO!!! Anche a nome di mia mamma e le sue sorelle. Io non posso che confermare perché il nonno mi aveva raccontato molte volte, anche con una serie di particolari, come aveva fatto arrivare Del Vecchio in Cadore e mi dolevo del fatto che quel gigante tanto presente con i propri dipendenti non avesse mai fatto parola, se non di sfuggita, del suo arrivo quassù. Un abbraccio!
Giancarlo O Carlo Soravia
Giancarlo O Carlo Soravia Ciao Nicoletta. Tuo nonno mi raccontò molte volte di come andò la cosa, spero che l'attuale articolo/intervista (fatto dallo storico Walter Musizza) contribuirà al ristabilimento della verità.
2
Piero Da Cortà
Piero Da Cortà Perchè i cadorini con le loro fabbriche non si sono costruite le villette la Metalflex ha continuato alla grande con la linea Fiorucci era alla pari della Safilo ma con uno stabile cosi non poteva contare grandi numeri e di conseguenza sono nate le altre ditte Fiao Complexis e Metalstile e una a Rivamonte ma quando si diversifica il risultato viene meno
Giacomo De Tomas
Giacomo De Tomas Per capire meglio la nascita della Luxottica. Insieme. Al suo fondatore bisogna capire i vari passaggi finanziari e politici di quella era la piccola fabbrica impiantata da Del Vecchio. Con la sua prima moglie non si chiamava. Luxottica. Tanto meno. I nominativi e marchi di fabbrica esistenti dal boom economico dell occhiale
Giacomo De Tomas
Giacomo De Tomas A fare Grande la Luxottica insieme al Grande Del Vecchio inizialmente sono stati gli operai ,quando c'era da lavorare anche 10 ore pure la domenica tutti d'accordo non sindacavano quando vi erano riposi settimanali tra i dipendenti vi erano falegnami ,idraulici , muratori ,si davano entrambi una mano oggi si vede il risultato x avere ognuno la propria villetta vedere e toccare con mano il paese di Agordo la Storia del Paron Del Vecchio fa a se tutti sanno quando da giovane frequentava la scuola dei Martinitt* a Milano Un piccolo laboratorio insieme alla moglie ** ollora non si chiamava Luxottica ,il resto del racconto aGiancarlo Soravia Capoto
6

2 luglio alle ore 20:11
Giancarlo O Carlo Soravia
Giancarlo O Carlo Soravia Scusi il ritardo con cui le rispondo, non avevo letto il suo commento.
Nessuno mette in dubbio che la Grande Luxottica sia stata creata dal Grande Del Vecchio e dagli operai agordini. Ma è un fatto che la “piccola” Luxottica ebbe inizio nel lontano 1961 come società di persone tra Del Vecchio Leonardo e due soci cadorini, Da Cortà Francesco e Toscani Vittorio, come da frontespizio dell’atto notarile allegato.
Nel mio Post sull’argomento sono riportate anche le altre due prime pagine dell’atto costitutivo del 1961:
http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2015/05/il-contributo-cadorino-alla.html
Del piccolo laboratorio milanese iniziale di Del Vecchio (di cui non mi risulta che la moglie fosse socia) ne parlo nel P.S.1 del Post suddetto.
Paolo Boscaro
Paolo Boscaro a create luxottica è stato un rappresentante di commercio ..come ho sempre detto l'agente o rappresentante di commercio è colui che trasforma la produzione in fatturato
1
Franco Parrilla
Franco Parrilla A fare Luxottica é stata l' incompetenza del cadore
2


NOTE 


[1] L'opera di Carlo Bortolini mi risulta sia stata completamente dimenticata dai suoi concittadini, secondo quanto mi disse con grande rammarico il figlio Francesco, famoso regista (1943-2016), quando lo contattai poco tempo prima della sua morte per avere i dati anagrafici del padre.

[2] I dati anagrafici delle persone sopra riportate sono di mia personale conoscenza, ad eccezione di quelli del Cav. Carlo Bortolini, avuti dal figlio Francesco. Per i fratelli Elio e Vittorio Toscani, riporto anche il link del sito di Roberto Piccioli, che contiene tutti gli alberi genealogici di Valle e Venas:
http://www.piccioli.com/genealogia/individual.php?pid=I33153&ged=piccioli.ged&tab=0  

[3] detta "Maruska" (Hřebeč, RČS, 1932 - Treviso, 2015)

[4] leggi: dare parere favorevole.

[5] La Metalflex fu anche antesignana, nel 1978, della moda degli occhiali firmati, con l'accordo fatto con Elio Fiorucci. Tale accordo rilanciò in pieno la Metalflex sui mercati italiano ed estero.

[6] Nicoletta Cargnel è nipote di Mario Da Rin Pagnetto.