8.8.15

LA PRIMA FABBRICA CADORINA DI OCCHIALI

Un recente contatto con il giornalista Riccardo Valsecchi mi ha dato l'occasione di riscoprire la storia della nascita dell'occhialeria cadorina, quale risulta dal libro "DALLO SMERALDO DI NERONE AGLI OCCHIALI DEL CADORE" di Enrico De Lotto[1] - Tipografia Benetta Belluno - 1956 - di cui pubblico i seguenti estratti:

Pag. 91:

LA PRIMA FABBRICA CADORINA DI OCCHIALI

     Abbiamo voluto inquadrare Angelo Frescura fra le persone non oscure del suo parentado per meglio lumeggiarne la figura e l'opera affinché apparisca come essa fu, non frutto del caso o di cieca audacia, ma di volontà paziente e cosciente, di ingegno accorto e lungimirante.
     Ritornato in Cadore dunque nel 1877, il Frescura scelse il luogo per la fabbrica in località «Le Piazze» negli «Edifizi» sul Molinà di proprietà di Francesco Giacomelli. Questi «Edifizi» o «opifizi» erano usati un tempo oltre che come mulini, per la fabbricazione dell'olio di noci dai Giacomelli e dai Toffoli. La località prescelta era vicino a Rizzios sulle rive del torrente, dal quale poteva trarre l'energia motrice idraulica per le macchine.
     Nel vecchio mulino, adattato alla meglio, con pochi operai, tra i quali il fratello Leone e Giovanni Lozza, iniziò il lavoro di molatura e montaggio di lenti di fabbricazione estera su occhiali cerchiati metallici, pure di provenienza estera.
     Il 15 marzo 1878 Angelo Frescura stipulò il contratto con gli operai Giovanni Lozza ed il fratello Frescura Leone in termini semplici, ma chiari.
     Questo contratto è certamente l'atto di nascita delle occhialerie cadorine e lo trascriviamo integralmente, come è stato stilato dal notaio dr. F. Giacomelli:
     «Padova 1878.
     Essendo venuto il signor Angelo Frescura nella determinazione di istituire una fabbrica di occhiali in Calalzo del Cadore, ed avendo a questo fine già approntato il locale negli edifizi sul Molinà, di proprietà del signor D.n Francesco Giacomelli, si diviene al presente convegno fra il suddetto Angelo Frescura e gli operai.
     1° Il signor Angelo Frescura assume per lavoranti principali Lozza Giovanni e Frescura Leone assegnando a ciascuno di essi la mercede giornaliera di Lire 2,00.
     2° Viene fatta di conseguenza ai medesimi la consegna di tutto il materiale mobile e fisso esistente in detto locale, del quale materiale verrà eretto regolare inventario e stima che sarà successivamente firmato dal proprietario Frescura e dai due lavoranti presenti.
     3° In apposito registro eretto in duplo, verrà di volta in volta annotato tanto il nuovo materiale che verrà somministrato dal Frescura ai lavoranti; quanto gli articoli lavorati che i medesimi forniranno al Frescura suddetto.
     4° Al compiere di ogni anno verrà fatto il bilancio della fabbrica. Gli utili netti che si saranno ricavati, dedotte le spese tutte inerenti la fabbrica, nonché gli interessi del 6% sulla somma spesa per l'impianto del laboratorio, saranno divisi in parti uguali fra il signor Frescura ed i due lavoranti principali Lozza Giovanni e Frescura Leone.
     5° Il presente convegno è obbligatorio per un anno per entrambi le parti passato il quale, dai risultati ottenuti, sarà facoltativo al signor Frescura Angelo o di continuare nelle medesime condizioni o di modificare come meglio a lui piacerà.
     Il presente convegno viene accettato nella sua integrità da tutti tre gli interessati ed eretto in triplo viene firmato dai medesimi».
                    A. Frescura
                    Lozza Giovanni fu Giuseppe
                    Leon Frescura
     Angelo Frescura fu dunque l'ideatore, l'animatore ed il finanziatore della prima fabbrica di occhiali in Cadore.
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FOTOGRAFIA (DEL 1882) DELLA FABBRICA CON GLI OPERAI AL LAVORO

Pag. 60:

LA SCOPERTA DELLA CELLULOIDE E LA FABBRICAZIONE DELLE MONTATURE IN MATERIA PLASTICA

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     Ulisse Cargnel trovandosi a Napoli nel 1910, in Corso Roma, nella bottega di certo Larese (oriundo di Auronzo di Cadore) merciaio, ottico, arrotino, ed osservando la lavorazione a mano, fatta dallo stesso Larese, di una montatura per occhiali in vera tartaruga, ebbe l'ispirazione di usare la celluloide. Il Larese, che per caso ne possedeva un pezzetto, approvò l'idea e senz'altro venne abbozzata, ritagliata e portata quasi a termine la prima montatura per occhiali in celluloide in Italia.
     Si racconta che il Larese fabbricasse montature per occhiali segretamente, usando una qualità di celluloide molto simile alla tartaruga, lavorandola naturalmente col seghetto e la lima….
     Senza perder tempo il Cargnel pare abbia scritto subito ai fratelli Lozza, Giuseppe e Lucio, allora alle sue dipendenze come meccanici, impartendo loro istruzioni per l'allestimento dell'attrezzatura adatta alla fabbricazione del nuovo articolo. Al suo rientro in sede i primi esperimenti diedero buoni risultati e nacque così, primo in Italia, il reparto adibito alla fabbricazione degli occhiali in celluloide, con a capo Calisto Fedon di Vallesella.
     Pare che il primo a suggerire al Cargnel l'impiego dell'acqua calda per lavorare gli occhiali di celluloide sia stato Enrico Bonazzola che avrebbe appreso il sistema leggendo casualmente una pubblicazione italiana sulle qualità chimiche e fisiche della celluloide.
     In seguito allo scoppio della prima guerra mondiale, la lavorazione della celluloide, appena iniziata in Italia proprio in Cadore, fu abbandonata e fu ripresa nel 1920 per opera dei fratelli Lozza che si dedicarono esclusivamente alla fabbricazione di montature in materie plastiche, con la collaborazione di Calisto Fedon.
     Fu avviata così la più grande fabbrica italiana di montature in celluloide per occhiali da vista e da sole, altamente specializzata in questo campo. Naturalmente anche la ditta Cargnel riprese la fabbricazione di montature in celluloide.[2]
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NOTE
[1] Enrico De Lotto (S.Vito di Cadore, 1911 - Domegge, 1963) Medico e scrittore. Collaborò con il giovane archeologo autodidatta Giovanni Battista Frescura (Calalzo, 1921 - Padova, 1993) agli scavi della stazione paleoveneta e romana di Lagole di Calalzo. De Lotto incoraggiò Frescura nella sua attività di fortunato scavatore. Scrisse per primo sui materiali e sulle iscrizioni di Lagole e ne rivelò, in Italia ed all'estero la loro grande importanza storica, archeologica, epigrafica, linguistica e religiosa.
A Enrico De Lotto è dedicato il Museo della Magnifica Comunità di Cadore.

[2] La Ditta Cargnel, cui erano stati requisiti e portati via i macchinari dagli austriaci durante la guerra, non ricevette per tempo i danni di guerra dal governo italiano e fallì negli anni '30. Fu rilevata dalla neonata società Sàfilo del Comm. Guglielmo Tabacchi e di Raimondo Giavi di Venas (Per quest'ultimo, vedi la voce Giavi Enrico nel mio Glossario LETTERE G-I)