28.8.09

CENNI STORICI SULLA BORGATA DI SUPPIANE (VENAS-VALLE DI CADORE)

Giancarlo Soravia



CENNI STORICI SULLA
BORGATA DI SUPPIANE
(VENAS - VALLE DI CADORE)



Casa di Suppiane

DESCRIZIONE E STORIA

La piccola borgata di Suppiane (in dialetto Supiane) si trova in Comune di Valle di Cadore (Provincia di Belluno), tra il capoluogo e la frazione di Venas, lungo la Strada Statale N. 51 di Alemagna e la vecchia Strada Regia romana. Anticamente Suppiane apparteneva formalmente al Centenaro di Valle, il cui confine si trovava in località Giau, oggi ancora segnato da un crocifisso di legno. Ma Suppiane, come del resto Giau, furono sempre legati a Venas, che era a capo di un altro Centenaro. A conferma di ciò, il dialetto (ladino-veneto) parlato a Suppiane non è quello di Valle, ma di Venas. Questa posizione a cavallo tra due centenari dava a Suppiane certi vantaggi, tant'è che popolarmente si diceva che Suppiane era una "repubblica indipendente", potendo stare, a seconda della convenienza, o con Valle o con Venas.
Il Centenaro era l'antico ente amministrativo cadorino (detto anche Centuria). Dieci centenari (originariamente: Pieve, Valle, Venas, S.Vito, Ampezzo, Domegge, Pelos, Auronzo, Comelico, Comelico Inferiore) costituivano la Magnifica Comunità di Cadore, ente federale con sede a Pieve. Il numero di dieci doveva essere fisso: quando Ampezzo lasciò il Cadore nel 1511 fu creato il centenaro di Pescul (Selva). A ogni centenaro facevano capo varie Regole. Venas era a capo di un Centenaro che comprendeva Cibiana, Zoppè, Cancia (Borca), Vodo, Vinigo e Peaio. La sua bandiera, che sventolò nella battaglia di Rusecco (1508) a fianco dei veneziani, è conservata nella chiesa di S.Marco Nuovo a Venas.
La Regola era l'antico ente cadorino di diritto misto romano-germanico (longobardo) che gestiva in comune il territorio, in qualche maniera come gli attuali comuni. L'assemblea della Regola era detta arengo o fàula, il capo regola marìgo, l'assistente del marigo laudadór, la guardia saltèr o saltàro, il cancelliere segnadór, il cassiere massaro, lo statuto della Regola laudo, il lavoro obbligatorio comune piódego, il membro della Regola regoliér.
La Magnifica Comunità di Cadore era l'antico ente di autogoverno del Cadore (Unione Federale Cadorina). Ne facevano parte, come già detto, dieci Centenari, composti a loro volta da varie Regole (27 erano in totale le Regole cadorine). Il "Capitano" della Comunità risiedeva a Pieve, nel palazzo omonimo, ed era nominato dal potere centrale (dal XIII° secolo Patriarca di Aquileia [cui il Cadore appartenne dal 1077, direttamente o tramite i feudatari Collalto e da Camino, mentre appartenne alla Marca, poi Ducato di Carinzia dall' 884], dal 1420 Repubblica di Venezia). Nel 1337 Giovanni Piloni da Venas veniva nominato dai Caminesi "Sindico, Procuratore e Nunzio Speciale del Comune ed Università di terra del Cadore": si ritiene questo l’atto fondante della Magnifica Comunità di Cadore, da cui scaturì lo Statuto del 1338. Il "Consiglio Generale" era composto, salvo alcune eccezioni, da un Officiale e da due Consiglieri per ciascun Centenaro. Finì con Napoleone nel 1797, il quale abolì anche le Regole, successivamente ripristinate quale forma speciale di usi civici. Attualmente la funzione della M.C.C. è solo simbolica.



DEMOGRAFIA ED ECONOMIA

Oggi Suppiane conta una ventina di abitanti. Il grande calo demografico si consumò nel 2° dopoguerra; in passato Suppiane fu molto più popolato, con una media di circa 150 residenti. Il Comune di Valle ebbe il suo massimo sviluppo demografico nel 1911 con 3162 abitanti. Calò di mille abitanti negli anni 1920-30, per stabilizzarsi sui 2000 attuali. Ma mentre il capoluogo e la frazione di Venas limitarono le perdite, per Suppiane (e Giau) ci fu un vero e proprio crollo. Tra le molteplici cause di questo crollo ci fu certamente anche la sempre più ridotta fertilità delle coppie.  
A Suppiane non si ripeterono più ad esempio i casi della coppia di Genuino Albino Da Corte "Zucheta" (1872-1953) con Anna Maria Gei "Militar" (1873-1951), la quale ebbe 11 figli,  e della coppia di Faustino Bortolo De Lorenzo "Falia" (1894-1969) con Teresa Margherita Da Corte "Zucheta" (1895-1961) che ebbe 8 figli, o ancora di Giambattista De Lorenzo "Falia" (1903-1971) con Giacoma Luigia De Lorenzo (1914-2008) con 10 figli.
Ma il record nel numero di figli dovrebbe essere appartenuto alla coppia Bortolo Da Corte "Zucheta" (1822-1895) con Maria Agnoli "Tesaura" (1819-1898) con 12 figli.
Per quanto riguarda l'economia, è oggi in attività a Suppiane solo una piccola impresa agricola, condotta da Walter Unterberger, di origini pusteresi, ma da molti anni qui residente, in una antica casa-fattoria tipica cadorina con abitazione sul davanti e stalla e fienile sul retro.
In passato l' attività agricola in tutto il Cadore, per la limitatezza dei terreni coltivabili, e per il sistema della mezzadria o meglio della colonìa parziaria, non poté garantire un sostentamento adeguato delle famiglie meno abbienti, che in determinati periodi di grave crisi si videro costrette ad emigrare.
I dati che seguono sono dovuti soprattutto a ricordi personali, non hanno carattere di completezza e imparzialità e quindi mi scuso per le immancabili omissioni.
Gli abitanti di Suppiane seguirono quindi anch'essi le contingenze e le necessità economiche dei tempi, e si distinsero ad esempio in lavori e trasporti boschivi con cavalli, per i quali ricordo Guerrino Da Corte “Zucheta” (1875-1960c.), coltivatori diretti come Giuseppe Da Corte “d'Inciou” (1923-1981), gelatieri in Cecoslovacchia e Polonia come i fratelli Giuseppe Olivo (1889-1950) e Luigi Olivo “d'Ignazio” (1890-1980), in Germania e Olanda come i fratelli Giambattista (1903-1956), Riccardo (1905-1999) e Rinaldo Olivo (1907-1976), “dei Pici-Falìa”  cui succedettero i figli Giuseppe Olivo e Valentino Olivo (1936-2012) (Olanda), Floriano Olivo (1935-2012) (Germania), Mario Olivo (1937-2008) impresario edile in Francia e il fratello Cristian Olivo anch'egli gelatiere in Germania. Altro gelatiere in Germania fu Calvi Dall'Asta (1929-2004). Altri emigrarono come operai in Germania e Francia (ricordo Elio Da Corte “Zucheta” (1924-1998), il fratello Renato (1931-2012), e Luigino Da Corte “Zucheta” (1942-2008)). Per chi rimase in Italia, molti trovarono impiego come lavoratori edili o operai nelle imprese locali e fabbriche di occhiali di Venas e della zona, o come lavoranti nella Ferrovia delle Dolomiti (Francesco De Lorenzo “Falia” (1901-1990)), o come falegnami e artigiani edili (Mario e Giovanni De Lorenzo “Falia” e Sergio Da Corte “Zucheta”).
Ricordo anche Albino Da Corte "Zucheta" (1939-1971) appassionato sportivo. Morì il 6 febbraio 1971 durante la prova di una gara di slittino a Venas, quando si schiantò contro un albero. La sua morte fu istantanea
Ricordo infine Ottavio De Lorenzo "Falia" (1939-1990), fontaniere e operaio comunale.

A proposito degli Olivo "dei Pici-Falìa", sembra che sia appartenuto a questa famiglia il primo gelatiere italiano in Germania, di nome Valentino e nato intorno al 1830, del quale si racconta che avesse appreso a Belgrado l'arte del gelatiere, da un siciliano.



ARCHITETTURA




L'architetto Giuseppe Samonà scrisse in un articolo intitolato: "Architettura spontanea: documento di edilizia fuori della storia":
Il valore di questi centri consiste nella «straordinaria espressione d'ambiente che la struttura del nucleo imprime nella natura in cui sorge. Mai troveremo esempi più perfetti di adeguamento al terreno naturale di quelli offerti dai mille piccoli nuclei abitati sparsi nel territorio. Mai sentiremo più forte contrasto di quanto non vi sia tra l'edilizia anonima di questi nuclei diventati natura quasi come evento sorto da essa, e l'altra edilizia creata con un gusto che è fuori della vita di quegli abitati».
L'edilizia di Suppiane, che si è formata in un terreno scosceso, con strette stradine dove non passa o passa a malapena un'automobile, ben si richiama a quanto sopra detto: in essa non vi è nulla di falso, artificiale, ma tutto è semplice e spontaneo. Le scale esterne ed i ballatoi di legno, le soffitte di legno, la divisione delle stanze non per appartamenti ma per servizi multifamiliari posti a pianoterra (fuochi) e camere ai piani superiori, parla di un diverso modo di intendere la comunità, purtroppo ormai scomparso.
Molte sono le case che meritano una particolare ammirazione; del resto le case di Suppiane sono riportate in molte pubblicazioni di architettura spontanea di montagna.
A Suppiane esiste invece un solo grande edificio "classico", a parte Casa Belvedere, di stile rétro, unico a dare direttamente sulla S.S. 51, ed è la chiesa di San Marco, in stile cosiddetto "gotico cadorino" che fu la chiesa dell'intera comunità di Venas per molti secoli. Era detta San Marco "in Planis", poi fu chiamata San Marco Vecchio per distinguerla dalla nuova parrocchiale di Venas, anch'essa intitolata a San Marco.
Questi sono gli avvenimenti che la contraddistinsero:
XIII° secolo - Piccola cappella filiale di San Martino di Valle;
1515 - consacrazione di un edificio di maggiori dimensioni da parte del Patriarca di Aquileia;
1604 - ottenimento dello status di chiesa curaziale (sempre filiale del pievanato di Valle);
1668 - rinnovamento dell'edificio;
1674 - istituzione di una mansioneria da parte del pievano di Valle Orazio Vecellio, che lasciò il diritto di giuspatronato alle famiglie del paese, diritto poi passato alla famiglia Toscani. A ricordo del generoso pievano venne dipinto nella chiesa lo stemma della famiglia Vecellio. L'altare della mansioneria era quello dell'Annunciazione (sulla destra della navata). Credo che il cappellano mansionario affiancasse e non sostituisse il curato titolare della chiesa.
1843 - perdita della funzione di Chiesa principale di Venas a seguito dell'inaugurazione della Chiesa di San Marco Nuovo nel centro di Venas, lungo la nuova strada di Alemagna.
1867 - erezione della Chiesa di San Marco Nuovo a parrocchiale e più tardi suo affrancamento dagli oneri verso San Martino.
fine '800 - riduzione della chiesa a cappella funeraria per l'ampliamento del cimitero.
Particolari di notevole interesse della Chiesa di San Marco "in Planis" sono: all'esterno, il poderoso campanile; all'interno: volta a costoloni nel coro - pilastrini pentagonali e volta a costoloni nella navata - due altari secenteschi - sopra l'altar maggiore che è di pietra tenera con inserti di marmo colorato, belle statue in legno laccato dell'Assunta e di due angeli ai lati - Madonna col Bambino, gruppo ligneo policromo - pulpito in legno - confessionale in legno decorato - fonte battesimale in marmo - elaborato lampadario in ferro a sedici luci.

A Suppiane si trovava una stazione d'angolo motrice della teleferica di servizio del forte di Monte Rite, i cui lavori iniziarono nel 1911 e terminarono nel luglio 1915. Essa era vanto della società “Grandi Teleferiche Spadaccini” e costituiva davvero un’ammirevole opera di ingegneria.
La teleferica partiva da Perarolo (m. 527), dove era ubicata la stazione di carico, e con diverse stazioni d’angolo e motrici (a Col di Caralte (m. 604), Suppiane (m. 860) e “Le Nove” di Cibiana (m. 943), nonché con grandiosi cavalletti, alti anche 44 metri, portava prima alle stazioni di Ruvinian (m. 877) e di Peaio (m. 886) e quindi alla stazione motrice e scarico del forte di Monte Rite (m. 2183). La stazione di Suppiane fu successivamente smantellata e di essa si intravedono ancora i resti.
Sul sito Internet http://www.funiforum.org/funiforum/showthread.php?t=6705&s=7b05bde2982e45bd633d25b57296a38b ho trovato alcune interessanti foto della teleferica a Suppiane, e ne riporto una, abbastanza curiosa, in cui essa trasporta due militari italiani; la foto sembrerebbe ripresa da Suppiane stesso, e, dalla direzione dei cavi, dovrebbe riferirsi al tratto Suppiane - Le Nove. Sullo sfondo si vedono da sinistra il Monte Zucco (m. 1196), il Gruppo del Monte Pera (m. 2334) con le Pale da Lau, la Catena del Duranno (m. 2665), e la costa che sale verso il Monte Dubiea (m. 1672) e in basso la Chiesa di S.Martino di Valle. In fondo a destra la Valle del Boite verso Perarolo (località detta Matarlui)
[Notizie tratte da: Vedi Appendice N. 2]
Una raccolta di foto della teleferica molto più completa si trova nel sito di Luciano Del Favero di Valle: http://www.vallevenasdicadore.it/WebGallery/venas-ferrovia+teleferica/venas-ferrovia+teleferica.html


DOCUMENTI

Di Suppiane non mi risulta sia mai stata scritta una storia, ho cercato quindi di rintracciare dei documenti antichi che lo nominano. In tali documenti, scritti in latino, il nome di Suppiane appare come Suplanes, cioè "Sub Planis", sotto i piani (Planis) con cui era indicata la chiesa di San Marco Vecchio, che è situata circa 200 metri a monte dell'abitato.
A questo proposito, visitando il sito del Patriarcato di Aquileia
http://www.patriarcatoaquileia.it/storie/lineamenti_istituzionali.asp
e precisamente la parte sui "Lineamenti storico-istituzionali del Capitolo cividalese" ho notato che ad esempio le Parrocchie erano così divise:
a. parrocchie urbane
b. parrocchie in planis o in territorio veneto
c. parrocchie in montibus o a parte Imperii [= in territorio imperiale (asburgico)]
Quindi "in planis" non starebbe per "nei piani" ma "in territorio veneto".
Finora non ho potuto risolvere questo dubbio.
Dai libri in mio possesso, ho trovato solo due documenti importanti che parlano di Suppiane, e che riporto, evidenziandone in grassetto il nome. Ho trovato anche un successivo riferimento a Suppiane (Documento N. 3) del 1667, scritto già in italiano, mentre i precedenti sono tutti scritti in latino.



DOCUMENTO N. 1

(Estratto del nuovo Laudo della Regola di Venas del 1522, essendo il precedente andato distrutto nella guerra tra Venezia e Massimiliano d'Austria)
In nomine Christi Amen.

L'anno millecinquecentoventidue, il giorno ventinove del mese di maggio,
Convocata la Regola di Venas su invito di Eugenio Vecellio Marigo di Colle
e così riunita secondo il solito costume, e cioè il Marigo stesso, Antonio Soravia Laudator, Luigi De Bernardo Saltaro, Giovanni Dall'Asta, Battista Dall'Asta, Antonio Levis, Andrea Monico, Bernardo Da Giau, Andrea Vecello, Giovanni Vieceli, Osvaldo Colle, Antonio Soravia, Lorenzo Festino, Pietro Colle, Giovanni Giacomo di Giorgio, Giacomo Paolo Costantini, Bartolomeo Battista Colle, Giacomo Mazzucchelli.
Fatta la proposta da parte dello stesso Marigo di rinnovare in detta Regola i Laudi e gli ordinamenti del Regolato, che durante l'ultima esecrabile guerra Germanica (in ultimo execrabili bello Germano) andarono bruciati, poiché senza legge e ordine non si può custodire la Regola, ed i delitti si susseguirebbero impuniti;
Tutti i sopraddetti, udita la proposta del Marigo, e fatta Assemblea Generale (Arengo) circa il suddetto fatto, e posto partito alle Bussole e Ballotte, fu per ballottaggio ottenuto e deliberato, di rinnovare il Laudo del Regolato di Venas in conformità alla sua antica consuetudine ed osservanza, aggiungendo, diminuendo, secondo quanto meglio risultasse, e così i rappresentanti ed i moderatori delle sue cose, unitissimi e concordissimi

compilarono, ordinarono e fecero

il seguente Decreto, Ordine e Laudo proprio, per il bene, per il pacifico vivere e per la custodia delle proprie cose.
A lode di Dio Onnipotente, della Beata e Gloriosa sempre Vergine e Madre Maria, di San Marco Evangelista, e dei santi Roberto e Lucano suoi protettori, affinché li proteggano, sostengano e difendano da ogni male. Amen.
E così per primo ordinarono di osservare e solennizzare la festa di San Marco il 25 Aprile, la festa di San Roberto il 4 Febbraio, la festa di San Lucano il ......

Omissis

Così pure ordinarono che, una volta nominato il nuovo Marigo, questi sotto vincolo di giuramento si impegni a provvedere un pastore per il bestiame per il paese di Venas e di Suppiane secondo il solito, e che quelli di Suppiane si impegnino a concorrere al salario di detto pastore, alle spese, e ad un giovenco per il "rodolo", (1) inoltre che il Marigo si impegni, ogniqualvolta il bestiame sia avviato al "rodolo", di andare casa per casa e controllare che qualche animale non abbia le corna appuntite (cornos spizzos), di imporre di tagliarle sotto pena ai contravventori di una multa di venti soldi da pagare contestualmente, nonché di risarcire il danno, qualora si verificasse un danno in qualche animale, di cui il Marigo e il Laudatore venissero a conoscenza.
E così che qualsiasi Regoliere proprietario di un toro sia obbligato a metterlo a disposizione di qualsivoglia altro Regoliere, che ne sia privo, dietro pagamento, per ogni volta, di tre soldi, e che lo stesso toro venga avviato al "rodolo", ed in caso di rifiuto per ogni volta perda cinque soldi piccoli ed inoltre non possa né debba pascolare in nessun luogo, neanche sul suo, e pascolando perda dieci soldi piccoli, e ciò nonostante, che il Marigo sia obbligato a consegnare un manzo per detto animale sentito il parere della Regola, intendendo che si deve dare detto manzo durante il tempo invernale, con i fondi comuni, acquistandolo durante l'estate.
E così che nessun Regoliere debba tenere animali al fondovalle, eccetto il caso che l'animale sia malato, o zoppo, per cui in nessun modo possa andare con gli altri, mostrando l'animale al Marigo, affinché possa rendersi conto della sua menomazione, e per i contravventori, per ogni volta, la multa di dieci soldi.
E così che gli animali di Venas e Suppiane pascolanti per Entrevallesina, in Chiarada, in Fedarola, comincino il percorso all'inizio della Riva Granda per Zopiàn dalle Tagie, e per Pian de Boite secondo il costume solito e consueto.
E così se qualche animale o manzo di Suppiane perisse verso Valle, il Marigo e il Laudatore si impegnino a mettere a disposizione della Regola di un bue per il trasporto, e a condurre l'animale sopra il Colle di Suppiane, e macellarlo e venderlo a qualsivoglia "fuoco" al prezzo di un soldo per libbra grande, ed il grasso e tutto il resto venga dato al proprietario dell'animale, qualora non vi sia stata colpa da parte del pastore. Se invece la colpa fosse stata del pastore, lo stesso pastore sia tenuto a dare ed esigere il denaro, e consegnarlo al proprietario dell'animale o rilasciare in cambio una garanzia.
E così se succedesse un caso analogo verso Chiusa l'animale venga custodito sopra Colle di Colle, e venduto nel modo suddetto, e se il pastore fosse (ab utroque cornu ?) e avesse pascolato al di là dei luoghi soliti designati dal Marigo e dal Laudatore, lo stesso pastore sia obbligato a pagare i danni.

Omissis

Io Oliviero Costantini del fu Gregorio di Ampezzo, Pubblico Notaio di Autorità Imperiale e Giudice ordinario in Costa di Valle S. Martino, su richiesta del Marigo e degli uomini del paese di Venas, di mia mano scrissi e pubblicai, ecc.

(1) alpeggio in dialetto si dice monteà. Si diceva invece ròdol il pascolo di fondovalle prima e dopo la stagione dell'alpeggio; questo termine aveva il significato più ampio di "obbligo collettivo a turno (rotazione) a carico di tutti i membri della collettività"; nella fattispecie dovevano provvedere al salario dei pastori.


DOCUMENTO N. 2

(Inventario del patrimonio della chiesa di San Marco di Suppiane, costituito da rendite, livelli, messe di legato, eccetera. Detto patrimonio veniva chiamato Lume perché doveva provvedere, ma non solo, all'illuminazione della chiesa, all'epoca assai costosa.)
Dominus Jesus Christi.

Questo è l'inventario dei beni stabili del Lume della chiesa di San Marco di Venas di Cadore.
Nel nome di Cristo, amen. Anno della sua natività 1505, indizione VII, 12 marzo in Venas nella casa degli eredi di Andrea Faci.
Posto che beni, possedimenti, affitti, diritti e introito del Lume di San Marco stanno per essere perduti causa la vetustà degli inventari dei beni stessi, per i quali l'opera di riordino e aggiornamento era anche necessaria a motivo della malizia di alcuni locatari e detentori di tali beni, oltre ad esserlo per il recupero di essi; per provvedere quindi al rinnovo degli antichi inventari ed al relativo recupero dei beni in parte deperiti, affinché, aggiornato, l'inventario nuovo manifesti in futuro con chiarezza il patrimonio nel suo complesso e nei suoi singoli componenti per utilità e prestigio tanto del Lume quanto del culto divino, su istanza di ser Giacomo Paolo, di ser Catone Costantini, residente in Venas e attualmente sindaco del Lume suddetto, presente il venerabile reverendo don Leonardo Gidini di Ampezzo, benemerito pievano di San Martino di Valle, si sono congregati qui in questo luogo insieme al marigo e al laudatore i seguenti uomini di Venas: Nicolò de Roia, Lorenzo Zandonati, Antonio fu Gaspare de Mina, mistro Battista Olivo di Suppiane, ser Antonio Bisson, ser Girolamo Da Col abitante in Venas, Nicolò fu Giacomo Toscani-Soravia, Nicolò Di Mattio di Sèrdes abitante in Venas, mistro Battista fu Giacomo Colle (e qui il notaio ripete Nicolò Toscani-Soravia), Giovanni fu Giacomello Toscani, Gregorio fu Vecellio Toscani, Paolo fu Girolamo Toscani, Antonio fu Giacomo Toscani-Soravia, Antonio fu Toscani di Gei, Simone fu Gianpaolo Biscontelli, Nicolò fu Giacomello Toscani, Giovanni di Pietro di Cassandra e Lorenzo fu Giacomello Toscani.

Seguono le varie dichiarazioni, sotto giuramento, delle persone obbligate a vario titolo verso il Lume di San Marco.

Di persone di Suppiane ho trovato due dichiarazioni, che riporto:

I) Stesso anno, indizione, giorno e luogo, mistro Battista Olivo di Suppiane, dopo pronunciato il giuramento, dichiarò a nome proprio e dei suoi eredi di essere tenuto a corrispondere un livello perpetuo al Lume di S. Marco di 5 soldi e 8 denari piccoli tutti gli anni per quanto possiede;
a) dichiarò inoltre di avere un terreno nella località di Impocosta in Piànis di Venas, ben delimitato nei suoi confini, per il quale paga annualmente e pagherà in perpetuo, 4 soldi;
b) 1 arativo in Perosa di Suppiane tra beni suoi e il bosco a tramontana, per il quale paga 10 soldi piccoli all'anno;
c) 1 prativo ricavato dai beni comuni a Sochiaupa di Valle con confini: a mattina la strada che va in Piano di Boite, a mezzogiorno beni di Antonio di Gaspare de Mina, sopra la strada pubblica, per il quale si è obbligato anche per i suoi eredi a corrispondere un livello annuo perpetuo di 25 soldi piccoli;
d) un appezzamento di terreno infine in luogo detto Valles, sempre in regolato di Valle, delimitato a mattina dalla proprietà comune, sotto da Lorenzo Zandonati, a sera dai fratelli Bartolomeo e Giovanni del fu Girolamo Bissoni e Giangregorio del fu Mazzorana in parte, sopra da Lorenzo Zandonati e in parte da Giovanni di Bernardo di Suppiane, per il quale corrisponde a titolo di livello perpetuo al Lume 4 soldi piccoli ogni anno.

II) Anno millecinquecentoventisei, indizione nona, il diciassette dicembre in Valle San Martino......
in presenza dei testimoni Giovanni Vecelli e Nicolò Gallo (Toscani) di Venas, Antonio fu Battista Olivo di Suppiane, per se ed eredi, dopo pronunciato il giuramento, dichiarò di possedere 1 iugero di terreno arativo in luogo detto Soroines che confina sopra con Aloisio Marabelli, sotto con Antonio Bisson, a mane con Giovanni di Cassandra e a sera col bosco. Su questo terreno grava l'onere perpetuo in favore del Lume di 6 soldi piccoli ogni anno.

[Testi tratti da: vedi Appendice n. 4)]


DOCUMENTO N. 3

Dal libro "Gli organi della Pieve di San Martino a Valle di Cadore" di Marco Maierotti, a pag. 18, viene riportata la notizia che la Regola di Valle, verso il 1667, trovandosi in difficoltà a pagare 400 ducati per l'organo di Cristoforo Grifo, accettò come nuovi regolieri Bastian quondam Domenego de Lorenzo da Supiane, et suoi Neputi che ne avevano ripetutamente fatto richiesta in passato a fronte di una tassa da pagarsi a loro carico di 300 ducati.


COGNOMI E SOPRANNOMI DI SUPPIANE

Da Corte: D'Inciou, Zucheta
De Lorenzo: Da Noa, Falia, Salvator
Olivo: D'Ignazio, D’Inciou, De Beta, De Madalena, De Tonia, Dei Pici-Falia, De la Vedua, Falia, Falia Mistro, Maritel, Masonaro, Model, Pici, Saverio, Zalon


PERSONALIA' DI SUPPIANE


Olivo, Luigi "d'Ignazio" (Brünn/Brno 1890-Venas 1980) Imprenditore del gelato in Europa dell'Est dagli anni '20. Podestà del Comune di Valle durante il fascismo. Commendatore del Regno d'Italia. Durante la guerra, attivo a Cracovia, salvò degli ebrei polacchi, fornendo loro documenti falsi italiani. La sua casa a Suppiane di tipo tradizionale cadorino è ancora ben conservata e si trova in amena e dominante posizione.

Olivo, Oliviero Mario (Trieste 1896-Bologna 1981), di famiglia originaria di Suppiane.
Pioniere del VI° grado dell'alpinismo, aprì nuove vie: Punta Fanton sull' Antelao per la cresta NE (1923), Cresta degli Invalidi sulle Marmarole (1924) e direttissima per roccia sull' Antelao dal ghiacciaio inferiore (1925).
Durante la I^ G.M fu fatto prigioniero, evase e, catturato, fu portato in campo di punizione in una fortezza ungherese, Medaglia d'Argento al valor militare nell'agosto 1916.
Insigne anatomista e istologo, ebbe il Premio Nazionale Generale dell'Accademia dei Lincei nel 1949 e l'Archiginnasio d'oro dal Comune di Bologna nel 1976. Dal 1951 fu ininterrottamente Consigliere Comunale a Bologna. Fu autore di numerose ricerche nel campo dell'istologia e della citologia (accrescimento dei tessuti e degli organi, proprietà strutturali e meccaniche dei tessuti osseo e cartilagineo, genesi delle fibre collagene, differenziazione delle miofibrille, ecc.), condotte con indirizzo prevalentemente morfo-fisiologico, utilizzando colture di tessuti in vitro.
A lui sono intitolati una strada a Valle di Cadore ed un Parco di circa 17.500 mq in via Murri a Bologna. Era figlio di Bernardo Antonio Olivo "Saverio" (Venas, 1870 - Bologna, 1957) e di Maria Kuk (1870-1906). Era nipote di Maria Elisabetta Olivo (vedi sotto alla voce Rizzoli Iolanda)

Rizzoli, Iolanda (Trieste, 1901 - Sassuolo (Mo), 1972), madre di Camillo Ruini (Sassuolo (Mo), 1931-) vescovo, cardinale e teologo. Ruini è stato, tra le altre cariche, Cardinale vicario del pontefice per la città e la provincia di Roma e Presidente della CEI. Iolanda era l'unica figlia di Maria Elisabetta Olivo "Saverio", nata a Venas (Suppiane) nel 1876 e morta a Sassuolo nel 1961. Persone anziane di Suppiane ricordano nel dopoguerra le visite estive a Suppiane di Camillo con la madre. Vedi anche la voce Ruini Camillo nel mio Glossario http://archivioladin-venas.blogspot.com/2007/09/glossario-italiano-ladino-venas-p-q-r_03.html


APPENDICE
ELENCO DELLE FONTI

1) Per le notizie storiche generali, i cognomi e le personalità di Suppiane:
- Giancarlo Soravia - Glossario Italiano-Ladino Cadorino di Venas . Edizioni Ilmiolibro - Roma - 2009

2) Per la voce Edifici:
citazione di G. Samonà:
- Bruno Zevi - Dialetti Architettonici - Newton & Compton Editori - 1996
Chiesa di San Marco e altro:
- Maria Silvia e Antonella Guzzon - Quaderno di Architettura VALLE - Comunità Montana Centro Cadore - 2006
con integrazione dati di:
- Serafino De Lorenzo - Il Centenaro di Valle di Cadore - Edizione Comune di Valle - 1998
Teleferica Forte di Monte Rite
- Dati raccolti da Internet

3) Per Documento N. 1:
- Sito Internet di Giancarlo Soravia http://archivioladinvenas.blogspot.com/2007/08/laudo-della-regola-di-venas-estratto.html

4) Per Documento N. 2:
- Vincenzo Menegus Tamburin - Venàs di Cadore - Cronache d'altri tempi - Edizioni Lo Sprone - Firenze - 1978

5) Per Documento N. 3:
- Marco Maierotti - Gli organi della Pieve di San Martino a Valle di Cadore - Tipografia Piave - Belluno - 2009

6) Per dati anagrafici, genealogie di Suppiane, Venas, Valle e Cibiana, voce di Oliviero Mario Olivo e foto della chiesa di San Marco, sito di Roberto Piccioli :
http://www.piccioli.com/genealogia/indilist.php

7) Per la foto iniziale di Suppiane, sito di cartoline di Valle e Venas di Luciano Del Favero: http://www.vallevenasdicadore.it/

8) Per altre notizie:
- Sito Internet di Giancarlo Soravia
http://archivioladin-venas.blogspot.com/