28.8.09

CENNI STORICI SULLA BORGATA DI SUPPIANE (VENAS-VALLE DI CADORE)

Giancarlo Soravia



CENNI STORICI SULLA
BORGATA DI SUPPIANE
(VENAS - VALLE DI CADORE)



Casa di Suppiane

DESCRIZIONE E STORIA

La piccola borgata di Suppiane (in dialetto Supiane) si trova in Comune di Valle di Cadore (Provincia di Belluno), tra il capoluogo e la frazione di Venas, lungo la Strada Statale N. 51 di Alemagna e la vecchia Strada Regia. Anticamente Suppiane apparteneva formalmente al Centenaro di Valle, il cui confine si trovava in località Giau, oggi ancora segnato da un crocifisso di legno. Ma Suppiane, come del resto Giau, furono sempre legati a Venas, che era a capo di un altro Centenaro. A conferma di ciò, il dialetto (ladino-veneto) parlato a Suppiane non è quello di Valle, ma di Venas. Questa posizione a cavallo tra due centenari dava a Suppiane certi vantaggi, tant'è che popolarmente si diceva che Suppiane era una "repubblica indipendente", potendo stare, a seconda della convenienza, o con Valle o con Venas.
Il Centenaro era l'antico ente amministrativo cadorino (detto anche Centuria). Dieci centenari (originariamente: Pieve, Valle, Venas, S.Vito, Ampezzo, Domegge, Pelos, Auronzo, Comelico, Comelico Inferiore) costituivano la Magnifica Comunità di Cadore, ente federale con sede a Pieve. Il numero di dieci doveva essere fisso: quando Ampezzo lasciò il Cadore nel 1511 fu creato il centenaro di Pescul (Selva). A ogni centenaro facevano capo varie Regole. Venas era a capo di un Centenaro che comprendeva Cibiana, Zoppè, Cancia (Borca), Vodo, Vinigo e Peaio. La sua bandiera, che sventolò nella battaglia di Rusecco (1508) a fianco dei veneziani, è conservata nella chiesa di S.Marco Nuovo a Venas.
La Regola era l'antico ente cadorino di diritto misto romano-germanico (longobardo) che gestiva in comune il territorio, in qualche maniera come gli attuali comuni. L'assemblea della Regola era detta arengo o fàula, il capo regola marìgo, l'assistente del marigo laudadór, la guardia saltèr o saltàro, il cancelliere segnadór, il cassiere massaro, lo statuto della Regola laudo, il lavoro obbligatorio comune piódego, il membro della Regola regoliér.
La Magnifica Comunità di Cadore era l'antico ente di autogoverno del Cadore (Unione Federale Cadorina). Ne facevano parte, come già detto, dieci Centenari, composti a loro volta da varie Regole (27 erano in totale le Regole cadorine). Il "Capitano" della Comunità risiedeva a Pieve, nel palazzo omonimo, ed era nominato dal potere centrale (dal XIII° secolo Patriarca di Aquileia [cui il Cadore appartenne dal 1077, direttamente o tramite i feudatari Collalto e da Camino, mentre appartenne alla Marca, poi Ducato di Carinzia dall' 884], dal 1420 Repubblica di Venezia). Nel 1337 Giovanni Piloni da Venas veniva nominato dai Caminesi "Sindico, Procuratore e Nunzio Speciale del Comune ed Università di terra del Cadore": si ritiene questo l’atto fondante della Magnifica Comunità di Cadore, da cui scaturì lo Statuto del 1338. Il "Consiglio Generale" era composto, salvo alcune eccezioni, da un Officiale e da due Consiglieri per ciascun Centenaro. Finì con Napoleone nel 1797, il quale abolì anche le Regole, successivamente ripristinate quale forma speciale di usi civici. Attualmente la funzione della M.C.C. è solo simbolica.



DEMOGRAFIA ED ECONOMIA

Oggi Suppiane conta una ventina di abitanti. Il grande calo demografico si consumò nel 2° dopoguerra; in passato Suppiane fu molto più popolato, con una media di circa 150 residenti. Il Comune di Valle ebbe il suo massimo sviluppo demografico nel 1911 con 3162 abitanti. Calò di mille abitanti negli anni 1920-30, per stabilizzarsi sui 2000 attuali. Ma mentre il capoluogo e la frazione di Venas limitarono le perdite, per Suppiane (e Giau) ci fu un vero e proprio crollo. Tra le molteplici cause di questo crollo ci fu certamente anche la sempre più ridotta fertilità delle coppie.  
A Suppiane non si ripeterono più ad esempio i casi della coppia di Genuino Albino Da Corte "Zucheta" (1872-1953) con Anna Maria Gei "Militar" (1873-1951), la quale ebbe 11 figli,  e della coppia di Faustino Bortolo De Lorenzo "Falia" (1894-1969) con Teresa Margherita Da Corte "Zucheta" (1895-1961) che ebbe 8 figli, o ancora di Giambattista De Lorenzo "Falia" (1903-1971) con Giacoma Luigia De Lorenzo (1914-2008) con 10 figli.
Ma il record nel numero di figli dovrebbe essere appartenuto alla coppia Bortolo Da Corte "Zucheta" (1822-1895) con Maria Agnoli "Tesaura" (1819-1898) con 12 figli.
Per quanto riguarda l'economia, è oggi in attività a Suppiane solo una piccola impresa agricola, condotta da Walter Unterberger, di origini pusteresi, ma da molti anni qui residente, in una antica casa-fattoria tipica cadorina con abitazione sul davanti e stalla e fienile sul retro.
In passato l' attività agricola in tutto il Cadore, per la limitatezza dei terreni coltivabili, e per il sistema della mezzadria o meglio della colonìa parziaria, non poté garantire un sostentamento adeguato delle famiglie meno abbienti, che in determinati periodi di grave crisi si videro costrette ad emigrare.
I dati che seguono sono dovuti soprattutto a ricordi personali, non hanno carattere di completezza e imparzialità e quindi mi scuso per le immancabili omissioni.
Gli abitanti di Suppiane seguirono quindi anch'essi le contingenze e le necessità economiche dei tempi, e si distinsero ad esempio in lavori e trasporti boschivi con cavalli, per i quali ricordo Guerrino Da Corte “Zucheta” (1875-1960c.), coltivatori diretti come Giuseppe Da Corte “d'Inciou” (1923-1981), gelatieri in Cecoslovacchia e Polonia come i fratelli Giuseppe Olivo (1889-1950) e Luigi Olivo “d'Ignazio” (1890-1980), in Germania e Olanda come i fratelli Giambattista (1903-1956), Riccardo (1905-1999) e Rinaldo Olivo (1907-1976), “dei Pici-Falìa”  cui succedettero i figli Giuseppe Olivo e Valentino Olivo (1936-2012) (Olanda), Floriano Olivo (1935-2012) (Germania), Mario Olivo (1937-2008) impresario edile in Francia e il fratello Cristian Olivo anch'egli gelatiere in Germania. Altro gelatiere in Germania fu Calvi Dall'Asta (1929-2004). Altri emigrarono come operai in Germania e Francia (ricordo Elio Da Corte “Zucheta” (1924-1998), il fratello Renato (1931-2012), e Luigino Da Corte “Zucheta” (1942-2008)). Per chi rimase in Italia, molti trovarono impiego come lavoratori edili o operai nelle imprese locali e fabbriche di occhiali di Venas e della zona, o come lavoranti nella Ferrovia delle Dolomiti (Francesco De Lorenzo “Falia” (1901-1990)), o come falegnami e artigiani edili (Mario e Giovanni De Lorenzo “Falia” e Sergio Da Corte “Zucheta”).
Ricordo anche Albino Da Corte "Zucheta" (1939-1971) appassionato sportivo. Morì il 6 febbraio 1971 durante la prova di una gara di slittino a Venas, quando si schiantò contro un albero. La sua morte fu istantanea
Ricordo infine Ottavio De Lorenzo "Falia" (1939-1990), fontaniere e operaio comunale.

A proposito degli Olivo "dei Pici-Falìa", sembra che sia appartenuto a questa famiglia il primo gelatiere italiano in Germania, di nome Valentino e nato intorno al 1830, del quale si racconta che avesse appreso a Belgrado l'arte del gelatiere, da un siciliano.



ARCHITETTURA




L'architetto Giuseppe Samonà scrisse in un articolo intitolato: "Architettura spontanea: documento di edilizia fuori della storia":
Il valore di questi centri consiste nella «straordinaria espressione d'ambiente che la struttura del nucleo imprime nella natura in cui sorge. Mai troveremo esempi più perfetti di adeguamento al terreno naturale di quelli offerti dai mille piccoli nuclei abitati sparsi nel territorio. Mai sentiremo più forte contrasto di quanto non vi sia tra l'edilizia anonima di questi nuclei diventati natura quasi come evento sorto da essa, e l'altra edilizia creata con un gusto che è fuori della vita di quegli abitati».
L'edilizia di Suppiane, che si è formata in un terreno scosceso, con strette stradine dove non passa o passa a malapena un'automobile, ben si richiama a quanto sopra detto: in essa non vi è nulla di falso, artificiale, ma tutto è semplice e spontaneo. Le scale esterne ed i ballatoi di legno, le soffitte di legno, la divisione delle stanze non per appartamenti ma per servizi multifamiliari posti a pianoterra (fuochi) e camere ai piani superiori, parla di un diverso modo di intendere la comunità, purtroppo ormai scomparso.
Molte sono le case che meritano una particolare ammirazione; del resto le case di Suppiane sono riportate in molte pubblicazioni di architettura spontanea di montagna.
A Suppiane esiste invece un solo grande edificio "classico", a parte Casa Belvedere, di stile rétro, unico a dare direttamente sulla S.S. 51, ed è la chiesa di San Marco, in stile cosiddetto "gotico cadorino" che fu la chiesa dell'intera comunità di Venas per molti secoli. Era detta San Marco "in Planis", poi fu chiamata San Marco Vecchio per distinguerla dalla nuova parrocchiale di Venas, anch'essa intitolata a San Marco.
Questi sono gli avvenimenti che la contraddistinsero:
XIII° secolo - Piccola cappella filiale di San Martino di Valle;
1515 - consacrazione di un edificio di maggiori dimensioni da parte del Patriarca di Aquileia;
1604 - ottenimento dello status di chiesa curaziale (sempre filiale del pievanato di Valle);
1668 - rinnovamento dell'edificio;
1674 - istituzione di una mansioneria da parte del pievano di Valle Orazio Vecellio, che lasciò il diritto di giuspatronato alle famiglie del paese, diritto poi passato alla famiglia Toscani. A ricordo del generoso pievano venne dipinto nella chiesa lo stemma della famiglia Vecellio. L'altare della mansioneria era quello dell'Annunciazione (sulla destra della navata). Credo che il cappellano mansionario affiancasse e non sostituisse il curato titolare della chiesa.
1843 - perdita della funzione di Chiesa principale di Venas a seguito dell'inaugurazione della Chiesa di San Marco Nuovo nel centro di Venas, lungo la nuova strada di Alemagna.
1867 - erezione della Chiesa di San Marco Nuovo a parrocchiale e più tardi suo affrancamento dagli oneri verso San Martino.
fine '800 - riduzione della chiesa a cappella funeraria per l'ampliamento del cimitero.
Particolari di notevole interesse della Chiesa di San Marco "in Planis" sono: all'esterno, il poderoso campanile; all'interno: volta a costoloni nel coro - pilastrini pentagonali e volta a costoloni nella navata - due altari secenteschi - sopra l'altar maggiore che è di pietra tenera con inserti di marmo colorato, belle statue in legno laccato dell'Assunta e di due angeli ai lati - Madonna col Bambino, gruppo ligneo policromo - pulpito in legno - confessionale in legno decorato - fonte battesimale in marmo - elaborato lampadario in ferro a sedici luci.

A Suppiane si trovava una stazione d'angolo motrice della teleferica di servizio del forte di Monte Rite, i cui lavori iniziarono nel 1911 e terminarono nel luglio 1915. Essa era vanto della società “Grandi Teleferiche Spadaccini” e costituiva davvero un’ammirevole opera di ingegneria.
La teleferica partiva da Perarolo (m. 527), dove era ubicata la stazione di carico, e con diverse stazioni d’angolo e motrici (a Col di Caralte (m. 604), Suppiane (m. 860) e “Le Nove” di Cibiana (m. 943), nonché con grandiosi cavalletti, alti anche 44 metri, portava prima alle stazioni di Ruvinian (m. 877) e di Peaio (m. 886) e quindi alla stazione motrice e scarico del forte di Monte Rite (m. 2183). La stazione di Suppiane fu successivamente smantellata e di essa si intravedono ancora i resti.
Sul sito Internet http://www.funiforum.org/funiforum/showthread.php?t=6705&s=7b05bde2982e45bd633d25b57296a38b ho trovato alcune interessanti foto della teleferica a Suppiane, e ne riporto una, abbastanza curiosa, in cui essa trasporta due militari italiani; la foto sembrerebbe ripresa da Suppiane stesso, e, dalla direzione dei cavi, dovrebbe riferirsi al tratto Suppiane - Le Nove. Sullo sfondo si vedono da sinistra il Monte Zucco (m. 1196), il Gruppo del Monte Pera (m. 2334) con le Pale da Lau, la Catena del Duranno (m. 2665), e la costa che sale verso il Monte Dubiea (m. 1672) e in basso la Chiesa di S.Martino di Valle. In fondo a destra la Valle del Boite verso Perarolo (località detta Matarlui)
[Notizie tratte da: Vedi Appendice N. 2]
Una raccolta di foto della teleferica molto più completa si trova nel sito di Luciano Del Favero di Valle: http://www.vallevenasdicadore.it/WebGallery/venas-ferrovia+teleferica/venas-ferrovia+teleferica.html


DOCUMENTI

Di Suppiane non mi risulta sia mai stata scritta una storia, ho cercato quindi di rintracciare dei documenti antichi che lo nominano. In tali documenti, scritti in latino, il nome di Suppiane appare come Suplanes, cioè "Sub Planis", sotto i piani (Planis) con cui era indicata la chiesa di San Marco Vecchio, che è situata circa 200 metri a monte dell'abitato.
A questo proposito, visitando il sito del Patriarcato di Aquileia
http://www.patriarcatoaquileia.it/storie/lineamenti_istituzionali.asp
e precisamente la parte sui "Lineamenti storico-istituzionali del Capitolo cividalese" ho notato che ad esempio le Parrocchie erano così divise:
a. parrocchie urbane
b. parrocchie in planis o in territorio veneto
c. parrocchie in montibus o a parte Imperii [= in territorio imperiale (asburgico)]
Quindi "in planis" non starebbe per "nei piani" ma "in territorio veneto".
Finora non ho potuto risolvere questo dubbio.
Dai libri in mio possesso, ho trovato solo due documenti importanti che parlano di Suppiane, e che riporto, evidenziandone in grassetto il nome. Ho trovato anche un successivo riferimento a Suppiane (Documento N. 3) del 1667, scritto già in italiano, mentre i precedenti sono tutti scritti in latino.



DOCUMENTO N. 1

(Estratto del nuovo Laudo della Regola di Venas del 1522, essendo il precedente andato distrutto nella guerra tra Venezia e Massimiliano d'Austria)
In nomine Christi Amen.

L'anno millecinquecentoventidue, il giorno ventinove del mese di maggio,
Convocata la Regola di Venas su invito di Eugenio Vecellio Marigo di Colle
e così riunita secondo il solito costume, e cioè il Marigo stesso, Antonio Soravia Laudator, Luigi De Bernardo Saltaro, Giovanni Dall'Asta, Battista Dall'Asta, Antonio Levis, Andrea Monico, Bernardo Da Giau, Andrea Vecello, Giovanni Vieceli, Osvaldo Colle, Antonio Soravia, Lorenzo Festino, Pietro Colle, Giovanni Giacomo di Giorgio, Giacomo Paolo Costantini, Bartolomeo Battista Colle, Giacomo Mazzucchelli.
Fatta la proposta da parte dello stesso Marigo di rinnovare in detta Regola i Laudi e gli ordinamenti del Regolato, che durante l'ultima esecrabile guerra Germanica (in ultimo execrabili bello Germano) andarono bruciati, poiché senza legge e ordine non si può custodire la Regola, ed i delitti si susseguirebbero impuniti;
Tutti i sopraddetti, udita la proposta del Marigo, e fatta Assemblea Generale (Arengo) circa il suddetto fatto, e posto partito alle Bussole e Ballotte, fu per ballottaggio ottenuto e deliberato, di rinnovare il Laudo del Regolato di Venas in conformità alla sua antica consuetudine ed osservanza, aggiungendo, diminuendo, secondo quanto meglio risultasse, e così i rappresentanti ed i moderatori delle sue cose, unitissimi e concordissimi

compilarono, ordinarono e fecero

il seguente Decreto, Ordine e Laudo proprio, per il bene, per il pacifico vivere e per la custodia delle proprie cose.
A lode di Dio Onnipotente, della Beata e Gloriosa sempre Vergine e Madre Maria, di San Marco Evangelista, e dei santi Roberto e Lucano suoi protettori, affinché li proteggano, sostengano e difendano da ogni male. Amen.
E così per primo ordinarono di osservare e solennizzare la festa di San Marco il 25 Aprile, la festa di San Roberto il 4 Febbraio, la festa di San Lucano il ......

Omissis

Così pure ordinarono che, una volta nominato il nuovo Marigo, questi sotto vincolo di giuramento si impegni a provvedere un pastore per il bestiame per il paese di Venas e di Suppiane secondo il solito, e che quelli di Suppiane si impegnino a concorrere al salario di detto pastore, alle spese, e ad un giovenco per il "rodolo", (1) inoltre che il Marigo si impegni, ogniqualvolta il bestiame sia avviato al "rodolo", di andare casa per casa e controllare che qualche animale non abbia le corna appuntite (cornos spizzos), di imporre di tagliarle sotto pena ai contravventori di una multa di venti soldi da pagare contestualmente, nonché di risarcire il danno, qualora si verificasse un danno in qualche animale, di cui il Marigo e il Laudatore venissero a conoscenza.
E così che qualsiasi Regoliere proprietario di un toro sia obbligato a metterlo a disposizione di qualsivoglia altro Regoliere, che ne sia privo, dietro pagamento, per ogni volta, di tre soldi, e che lo stesso toro venga avviato al "rodolo", ed in caso di rifiuto per ogni volta perda cinque soldi piccoli ed inoltre non possa né debba pascolare in nessun luogo, neanche sul suo, e pascolando perda dieci soldi piccoli, e ciò nonostante, che il Marigo sia obbligato a consegnare un manzo per detto animale sentito il parere della Regola, intendendo che si deve dare detto manzo durante il tempo invernale, con i fondi comuni, acquistandolo durante l'estate.
E così che nessun Regoliere debba tenere animali al fondovalle, eccetto il caso che l'animale sia malato, o zoppo, per cui in nessun modo possa andare con gli altri, mostrando l'animale al Marigo, affinché possa rendersi conto della sua menomazione, e per i contravventori, per ogni volta, la multa di dieci soldi.
E così che gli animali di Venas e Suppiane pascolanti per Entrevallesina, in Chiarada, in Fedarola, comincino il percorso all'inizio della Riva Granda per Zopiàn dalle Tagie, e per Pian de Boite secondo il costume solito e consueto.
E così se qualche animale o manzo di Suppiane perisse verso Valle, il Marigo e il Laudatore si impegnino a mettere a disposizione della Regola di un bue per il trasporto, e a condurre l'animale sopra il Colle di Suppiane, e macellarlo e venderlo a qualsivoglia "fuoco" al prezzo di un soldo per libbra grande, ed il grasso e tutto il resto venga dato al proprietario dell'animale, qualora non vi sia stata colpa da parte del pastore. Se invece la colpa fosse stata del pastore, lo stesso pastore sia tenuto a dare ed esigere il denaro, e consegnarlo al proprietario dell'animale o rilasciare in cambio una garanzia.
E così se succedesse un caso analogo verso Chiusa l'animale venga custodito sopra Colle di Colle, e venduto nel modo suddetto, e se il pastore fosse (ab utroque cornu ?) e avesse pascolato al di là dei luoghi soliti designati dal Marigo e dal Laudatore, lo stesso pastore sia obbligato a pagare i danni.

Omissis

Io Oliviero Costantini del fu Gregorio di Ampezzo, Pubblico Notaio di Autorità Imperiale e Giudice ordinario in Costa di Valle S. Martino, su richiesta del Marigo e degli uomini del paese di Venas, di mia mano scrissi e pubblicai, ecc.

(1) alpeggio in dialetto si dice monteà. Si diceva invece ròdol il pascolo di fondovalle prima e dopo la stagione dell'alpeggio; questo termine aveva il significato più ampio di "obbligo collettivo a turno (rotazione) a carico di tutti i membri della collettività"; nella fattispecie dovevano provvedere al salario dei pastori.


DOCUMENTO N. 2

(Inventario del patrimonio della chiesa di San Marco di Suppiane, costituito da rendite, livelli, messe di legato, eccetera. Detto patrimonio veniva chiamato Lume perché doveva provvedere, ma non solo, all'illuminazione della chiesa, all'epoca assai costosa.)
Dominus Jesus Christi.

Questo è l'inventario dei beni stabili del Lume della chiesa di San Marco di Venas di Cadore.
Nel nome di Cristo, amen. Anno della sua natività 1505, indizione VII, 12 marzo in Venas nella casa degli eredi di Andrea Faci.
Posto che beni, possedimenti, affitti, diritti e introito del Lume di San Marco stanno per essere perduti causa la vetustà degli inventari dei beni stessi, per i quali l'opera di riordino e aggiornamento era anche necessaria a motivo della malizia di alcuni locatari e detentori di tali beni, oltre ad esserlo per il recupero di essi; per provvedere quindi al rinnovo degli antichi inventari ed al relativo recupero dei beni in parte deperiti, affinché, aggiornato, l'inventario nuovo manifesti in futuro con chiarezza il patrimonio nel suo complesso e nei suoi singoli componenti per utilità e prestigio tanto del Lume quanto del culto divino, su istanza di ser Giacomo Paolo, di ser Catone Costantini, residente in Venas e attualmente sindaco del Lume suddetto, presente il venerabile reverendo don Leonardo Gidini di Ampezzo, benemerito pievano di San Martino di Valle, si sono congregati qui in questo luogo insieme al marigo e al laudatore i seguenti uomini di Venas: Nicolò de Roia, Lorenzo Zandonati, Antonio fu Gaspare de Mina, mistro Battista Olivo di Suppiane, ser Antonio Bisson, ser Girolamo Da Col abitante in Venas, Nicolò fu Giacomo Toscani-Soravia, Nicolò Di Mattio di Sèrdes abitante in Venas, mistro Battista fu Giacomo Colle (e qui il notaio ripete Nicolò Toscani-Soravia), Giovanni fu Giacomello Toscani, Gregorio fu Vecellio Toscani, Paolo fu Girolamo Toscani, Antonio fu Giacomo Toscani-Soravia, Antonio fu Toscani di Gei, Simone fu Gianpaolo Biscontelli, Nicolò fu Giacomello Toscani, Giovanni di Pietro di Cassandra e Lorenzo fu Giacomello Toscani.

Seguono le varie dichiarazioni, sotto giuramento, delle persone obbligate a vario titolo verso il Lume di San Marco.

Di persone di Suppiane ho trovato due dichiarazioni, che riporto:

I) Stesso anno, indizione, giorno e luogo, mistro Battista Olivo di Suppiane, dopo pronunciato il giuramento, dichiarò a nome proprio e dei suoi eredi di essere tenuto a corrispondere un livello perpetuo al Lume di S. Marco di 5 soldi e 8 denari piccoli tutti gli anni per quanto possiede;
a) dichiarò inoltre di avere un terreno nella località di Impocosta in Piànis di Venas, ben delimitato nei suoi confini, per il quale paga annualmente e pagherà in perpetuo, 4 soldi;
b) 1 arativo in Perosa di Suppiane tra beni suoi e il bosco a tramontana, per il quale paga 10 soldi piccoli all'anno;
c) 1 prativo ricavato dai beni comuni a Sochiaupa di Valle con confini: a mattina la strada che va in Piano di Boite, a mezzogiorno beni di Antonio di Gaspare de Mina, sopra la strada pubblica, per il quale si è obbligato anche per i suoi eredi a corrispondere un livello annuo perpetuo di 25 soldi piccoli;
d) un appezzamento di terreno infine in luogo detto Valles, sempre in regolato di Valle, delimitato a mattina dalla proprietà comune, sotto da Lorenzo Zandonati, a sera dai fratelli Bartolomeo e Giovanni del fu Girolamo Bissoni e Giangregorio del fu Mazzorana in parte, sopra da Lorenzo Zandonati e in parte da Giovanni di Bernardo di Suppiane, per il quale corrisponde a titolo di livello perpetuo al Lume 4 soldi piccoli ogni anno.

II) Anno millecinquecentoventisei, indizione nona, il diciassette dicembre in Valle San Martino......
in presenza dei testimoni Giovanni Vecelli e Nicolò Gallo (Toscani) di Venas, Antonio fu Battista Olivo di Suppiane, per se ed eredi, dopo pronunciato il giuramento, dichiarò di possedere 1 iugero di terreno arativo in luogo detto Soroines che confina sopra con Aloisio Marabelli, sotto con Antonio Bisson, a mane con Giovanni di Cassandra e a sera col bosco. Su questo terreno grava l'onere perpetuo in favore del Lume di 6 soldi piccoli ogni anno.

[Testi tratti da: vedi Appendice n. 4)]


DOCUMENTO N. 3

Dal libro "Gli organi della Pieve di San Martino a Valle di Cadore" di Marco Maierotti, a pag. 18, viene riportata la notizia che la Regola di Valle, verso il 1667, trovandosi in difficoltà a pagare 400 ducati per l'organo di Cristoforo Grifo, accettò come nuovi regolieri Bastian quondam Domenego de Lorenzo da Supiane, et suoi Neputi che ne avevano ripetutamente fatto richiesta in passato a fronte di una tassa da pagarsi a loro carico di 300 ducati.


COGNOMI E SOPRANNOMI DI SUPPIANE

Da Corte: D'Inciou, Zucheta
De Lorenzo: Da Noa, Falia, Salvator
Olivo: D'Ignazio, D’Inciou, De Beta, De Madalena, De Tonia, Dei Pici-Falia, De la Vedua, Falia, Falia Mistro, Maritel, Masonaro, Model, Pici, Saverio, Zalon


PERSONALIA' DI SUPPIANE


Olivo, Luigi "d'Ignazio" (Brünn/Brno 1890-Venas 1980) Imprenditore del gelato in Europa dell'Est dagli anni '20. Podestà del Comune di Valle durante il fascismo. Commendatore del Regno d'Italia. Durante la guerra, attivo a Cracovia, salvò degli ebrei polacchi, fornendo loro documenti falsi italiani. La sua casa a Suppiane di tipo tradizionale cadorino è ancora ben conservata e si trova in amena e dominante posizione.

Olivo, Oliviero Mario (Trieste 1896-Bologna 1981), di famiglia originaria di Suppiane.
Pioniere del VI° grado dell'alpinismo, aprì nuove vie: Punta Fanton sull' Antelao per la cresta NE (1923), Cresta degli Invalidi sulle Marmarole (1924) e direttissima per roccia sull' Antelao dal ghiacciaio inferiore (1925).
Durante la I^ G.M fu fatto prigioniero, evase e, catturato, fu portato in campo di punizione in una fortezza ungherese, Medaglia d'Argento al valor militare nell'agosto 1916.
Insigne anatomista e istologo, ebbe il Premio Nazionale Generale dell'Accademia dei Lincei nel 1949 e l'Archiginnasio d'oro dal Comune di Bologna nel 1976. Dal 1951 fu ininterrottamente Consigliere Comunale a Bologna. Fu autore di numerose ricerche nel campo dell'istologia e della citologia (accrescimento dei tessuti e degli organi, proprietà strutturali e meccaniche dei tessuti osseo e cartilagineo, genesi delle fibre collagene, differenziazione delle miofibrille, ecc.), condotte con indirizzo prevalentemente morfo-fisiologico, utilizzando colture di tessuti in vitro.
A lui sono intitolati una strada a Valle di Cadore ed un Parco di circa 17.500 mq in via Murri a Bologna. Era figlio di Bernardo Antonio Olivo "Saverio" (Venas, 1870 - Bologna, 1957) e di Maria Kuk (1870-1906). Era nipote di Maria Elisabetta Olivo (vedi sotto alla voce Rizzoli Iolanda)

Rizzoli, Iolanda (Trieste, 1901 - Sassuolo (Mo), 1972), madre di Camillo Ruini (Sassuolo (Mo), 1931-) vescovo, cardinale e teologo. Ruini è stato, tra le altre cariche, Cardinale vicario del pontefice per la città e la provincia di Roma e Presidente della CEI. Iolanda era l'unica figlia di Maria Elisabetta Olivo "Saverio", nata a Venas (Suppiane) nel 1876 e morta a Sassuolo nel 1961. Persone anziane di Suppiane ricordano nel dopoguerra le visite estive a Suppiane di Camillo con la madre. Vedi anche la voce Ruini Camillo nel mio Glossario http://archivioladin-venas.blogspot.com/2007/09/glossario-italiano-ladino-venas-p-q-r_03.html


APPENDICE
ELENCO DELLE FONTI

1) Per le notizie storiche generali, i cognomi e le personalità di Suppiane:
- Giancarlo Soravia - Glossario Italiano-Ladino Cadorino di Venas . Edizioni Ilmiolibro - Roma - 2009

2) Per la voce Edifici:
citazione di G. Samonà:
- Bruno Zevi - Dialetti Architettonici - Newton & Compton Editori - 1996
Chiesa di San Marco e altro:
- Maria Silvia e Antonella Guzzon - Quaderno di Architettura VALLE - Comunità Montana Centro Cadore - 2006
con integrazione dati di:
- Serafino De Lorenzo - Il Centenaro di Valle di Cadore - Edizione Comune di Valle - 1998
Teleferica Forte di Monte Rite
- Dati raccolti da Internet

3) Per Documento N. 1:
- Sito Internet di Giancarlo Soravia http://archivioladinvenas.blogspot.com/2007/08/laudo-della-regola-di-venas-estratto.html

4) Per Documento N. 2:
- Vincenzo Menegus Tamburin - Venàs di Cadore - Cronache d'altri tempi - Edizioni Lo Sprone - Firenze - 1978

5) Per Documento N. 3:
- Marco Maierotti - Gli organi della Pieve di San Martino a Valle di Cadore - Tipografia Piave - Belluno - 2009

6) Per dati anagrafici, genealogie di Suppiane, Venas, Valle e Cibiana, voce di Oliviero Mario Olivo e foto della chiesa di San Marco, sito di Roberto Piccioli :
http://www.piccioli.com/genealogia/indilist.php

7) Per la foto iniziale di Suppiane, sito di cartoline di Valle e Venas di Luciano Del Favero: http://www.vallevenasdicadore.it/

8) Per altre notizie:
- Sito Internet di Giancarlo Soravia
http://archivioladin-venas.blogspot.com/







21.7.09

LAUDO DELLA REGOLA DI VENAS DEL 1522 (ESTRATTO)

Riporto anche in questo Blog il Post del 24/8/2007 contenente il Laudo della Regola di Venas (Estratto), già pubblicato in quest’altro mio Blog sul dialetto:

 http://archivioladin-venas.blogspot.it/2007/08/laudo-della-regola-di-venas-estratto.html

Nell'anno 2001 presso il “Paveón delle Regole” [Vedi la voce PAVEON sul mio Glossario Italiano-Ladino Cadorino alle lettere P-Q-R]  si tennero delle riunioni dei Regolieri di Venas allo scopo di esaminare la possibilità di una ricostituzione formale della Regola di Venas, che si trova attualmente in un limbo giuridico, con i propri beni dati in amministrazione provvisoria al Comune di Valle. Nel corso di dette riunioni fu presentato un documento, che contiene però solo un estratto del nuovo Laudo del 1522, essendo il precedente andato distrutto nella guerra tra Venezia e Massimiliano d'Austria. Di questo documento, scritto in latino, avevo fatto una traduzione, che qui trascrivo. Se esista ancora una copia dell'intero originale del 1522, non mi è noto.

In nomine Christi Amen. L'anno millecinquecentoventidue, il giorno ventinove del mese di maggio,

Convocata la Regola di Venas su invito di Eugenio Vecellio Marigo di Colle
e così riunita secondo il solito costume, e cioè il Marigo stesso, Antonio Soravia Laudator, Luigi De Bernardo Saltaro, Giovanni Dall'Asta, Battista Dall'Asta, Antonio Levis, Andrea Monico, Bernardo Da Giau, Andrea Vecello, Giovanni Vieceli, Osvaldo Colle, Antonio Soravia, Lorenzo Festino, Pietro Colle, Giovanni Giacomo di Giorgio, Giacomo Paolo Costantini, Bartolomeo Battista Colle, Giacomo Mazzucchelli.

Fatta la proposta da parte dello stesso Marigo di rinnovare in detta Regola i Laudi e gli ordinamenti del Regolato, che durante l'ultima esecrabile guerra Germanica (in ultimo execrabili bello Germano) andarono bruciati, poiché senza legge e ordine non si può custodire la Regola, ed i delitti si susseguirebbero impuniti;

Tutti i sopraddetti, udita la proposta del Marigo, e fatta Assemblea Generale (Arengo) circa il suddetto fatto, e posto partito alle Bussole e Ballotte, fu per ballottaggio ottenuto e deliberato, di rinnovare il Laudo del Regolato di Venas in conformità alla sua antica consuetudine ed osservanza, aggiungendo, diminuendo, secondo quanto meglio risultasse, e così i rappresentanti ed i moderatori delle sue cose, unitissimi e concordissimi

----------compilarono, ordinarono e fecero

il seguente Decreto, Ordine e Laudo proprio, per il bene, per il pacifico vivere e per la custodia delle proprie cose.

A lode di Dio Onnipotente, della Beata e Gloriosa sempre Vergine e Madre Maria, di San Marco Evangelista, e dei santi Roberto e Lucano suoi protettori, affinché li proteggano, sostengano e difendano da ogni male. Amen.

E così per primo ordinarono di osservare e solennizzare la festa di San Marco il 25 Aprile, la festa di San Roberto il 4 Febbraio, la festa di San Lucano il ......

----------Omissis

Così pure ordinarono che, una volta nominato il nuovo Marigo, questi sotto vincolo di giuramento si impegni a provvedere un pastore per il bestiame per il paese di Venas e di Suppiane secondo il solito, e che quelli di Suppiane si impegnino a concorrere al salario di detto pastore, alle spese, e ad un giovenco per il "rodolo", (1) inoltre che il Marigo si impegni, ogniqualvolta il bestiame sia avviato al "rodolo", di andare casa per casa e controllare che qualche animale non abbia le corna appuntite (cornos spizzos), di imporre di tagliarle sotto pena ai contravventori di una multa di venti soldi da pagare contestualmente, nonché di risarcire il danno, qualora si verificasse un danno in qualche animale, di cui il Marigo e il Laudatore venissero a conoscenza.
E così che qualsiasi Regoliere proprietario di un toro sia obbligato a metterlo a disposizione di qualsivoglia altro Regoliere, che ne sia privo, dietro pagamento, per ogni volta, di tre soldi, e che lo stesso toro venga avviato al "rodolo", ed in caso di rifiuto per ogni volta perda cinque soldi piccoli ed inoltre non possa né debba pascolare in nessun luogo, neanche sul suo, e pascolando perda dieci soldi piccoli, e ciò nonostante, che il Marigo sia obbligato a consegnare un manzo per detto animale sentito il parere della Regola, intendendo che si deve dare detto manzo durante il tempo invernale, con i fondi comuni, acquistandolo durante l'estate.
E così che nessun Regoliere debba tenere animali al fondovalle, eccetto il caso che l'animale sia malato, o zoppo, per cui in nessun modo possa andare con gli altri, mostrando l'animale al Marigo, affinché possa rendersi conto della sua menomazione, e per i contravventori, per ogni volta, la multa di dieci soldi.
E così che gli animali di Venas e Suppiane pascolanti per Entrevallesina, in Chiarada, in Fedarola, comincino il percorso all'inizio della Riva Granda per Zopiàn dalle Tagie, e per Pian de Boite secondo il costume solito e consueto.
E così se qualche animale o manzo di Suppiane perisse verso Valle, il Marigo e il Laudatore si impegnino a mettere a disposizione della Regola di un bue per il trasporto, e a condurre l'animale sopra il Colle di Suppiane, e macellarlo e venderlo a qualsivoglia "fuoco" al prezzo di un soldo per libbra grande, ed il grasso e tutto il resto venga dato al proprietario dell'animale, qualora non vi sia stata colpa da parte del pastore. Se invece la colpa fosse stata del pastore, lo stesso pastore sia tenuto a dare ed esigere il denaro, e consegnarlo al proprietario dell'animale o rilasciare in cambio una garanzia.
E così se succedesse un caso analogo verso Chiusa l'animale venga custodito sopra Colle di Colle, e venduto nel modo suddetto, e se il pastore fosse (ab utroque cornu ?) e avesse pascolato al di là dei luoghi soliti designati dal Marigo e dal Laudatore, lo stesso pastore sia obbligato a pagare i danni.

----------Omissis

Io Oliviero Costantini del fu Gregorio di Ampezzo, Pubblico Notaio di Autorità Imperiale e Giudice ordinario in Costa di Valle S. Martino, su richiesta del Marigo e degli uomini del paese di Venas, di mia mano scrissi e pubblicai, ecc.

NOTE:
1) per il significato della parola "rodolo" vedi al Glossario la voce: alpeggio (link seguente:)

http://archivioladin-venas.blogspot.it/2007/09/glossario-italiano-ladino-cadorino.html


27.2.09

PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI PIETRO SORAVIA

FORESTA CADORINA

Viene pubblicato, nei 26 Post che seguono, un manuale scritto nel 1877 da Pietro Soravia, Ispettore Forestale a Belluno.
Egli nacque a Perarolo di Cadore nel 1822. Essendo Perarolo il più giovane dei comuni cadorini, molte famiglie vi si trasferirono per la sua fiorente industria del legname dai paesi vicini, come i Zangrando (Vodo), De Zordo e Zandanel (Cibiana). I Soravia suppongo venissero da Venas, ma non mi risultano legami di parentela di Pietro Soravia con la mia famiglia.
Certamente Pietro sviluppò fin da piccolo la passione per la botanica: egli riporta infatti un ricordo del 1830 (quindi di quando aveva 8 anni), nel descrivere due noci reali esistenti a Perarolo (Vedi alla voce: Juglans regia (variab.) - NOCE REALE)
Nel 1841, a diciannove anni, Soravia entra nell'Amministrazione Forestale (Lombardo Veneto) e nel 1867 (Regno d'Italia) viene nominato capo dell'Ispettorato Forestale di Belluno. Andò a riposo nel 1893, dopo 52 anni di servizio. Morì a Belluno nel 1897.
(Il mio amico e compaesano prof. Alberto Toscani, possidente e appassionato boschivo, mi ha integrato alcune informazioni su Pietro Soravia, che sintetizzo: Soravia si era diplomato in una scuola forestale in Austria (Accademia Forestale di Mariabrunn -
Forstakademie Mariabrunn) ed aveva raggiunto il grado di Ispettore già sotto l'amministrazione austriaca; fu considerato un'autorità in campo forestale a livello nazionale italiano; propugnò nuovi sistemi di gestione forestale, scontrandosi però con altre scuole di pensiero italiane.)
Pubblicò:
- Tecnologia botanico-forestale della provincia di Belluno* (1877, Tipografia di G. Deliberali - Belluno) opera che viene qui riproposta
- Gli uccelli della provincia di Belluno* (1888)
- Descrizione delle risine e palorci della provincia di Belluno** (1885)
- Vari articoli sul settimanale "Rivista Cadorina"* (1874-75)
- Progetto di regolamento di polizia forestale e del personale forestale di custodia della provincia di Belluno (1878)
- Tariffa dei legnami (1879)

Sul Bollettino del Club Alpino Italiano del 1876 è segnalata una sua "Ascensione dell'Antelao". Un accenno a questa scalata si trova nella descrizione della Dryas octopetala. (Vedi)

Onorificenze:
- Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia (1893)
- Premiato con medaglia d'oro a Ferrara per collezioni xilologiche (1875)


A Pietro Soravia è stato dedicato un articolo della rivista "Dolomiti" a firma di Carlo Argenti (agosto 1987) con biografia, dove sono state attinte parte delle notizie di cui sopra. Dello stesso anno è un "Reprint" della "Tecnologia Botanico-Forestale" a cura dell'Istituto Bellunese di Ricerche Sociali e Culturali.

Ritengo la "Tecnologia botanico-forestale della provincia di Belluno", manuale sulle specie legnose della provincia di Belluno, interessante per l'indicazione di un gran numero di varianti dei nomi dialettali delle piante accanto a quelli scientifici e italiani, per le numerose radici celtiche individuate nei nomi, per la descrizione dell'utilizzo che allora si faceva di ogni parte della pianta, per le notizie riguardanti il suo periodo di sviluppo e di vita, dimensioni, terreno, esposizione confacente, altitudine, ecc.

Desidero ringraziare la Biblioteca Storica Cadorina di Vigo per avermi prestato assistenza nella ricerca delle fonti e delle notizie. Le pubblicazioni sopra contrassegnate con un asterisco si trovano presso detta Biblioteca.

** Per la pubblicazione sulle risine, essa è scaricabile alla voce RISINA su questo mio Blog:


http://archivioladin-venas.blogspot.it/2007/09/glossario-italiano-ladino-venas-p-q-r_03.html


INDICE DEI CAPITOLI


PREFAZIONE DELL'AUTORE
http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2009/02/prefazione.html

AUTORI CITATI NEL LIBRO "TECNOLOGIA BOTANICO-FORESTALE DELLA PROVINCIA DI BELLUNO" DI PIETRO SORAVIA
http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2009/02/autori-citati.html

TECNOLOGIA BOTANICO-FORESTALE = LETTERA A
http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2009/02/tecnologia-botanico-forestale-lettera.html

TECNOLOGIA BOTANICO-FORESTALE = LETTERA B
http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2009/02/tecnologia-botanico-forestale-lettera-b.html

TECNOLOGIA BOTANICO-FORESTALE = LETTERA C
http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2009/02/tecnologia-botanico-forestale-lettera-c.html

TECNOLOGIA BOTANICO-FORESTALE = LETTERA D
http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2009/02/tecnologia-botanico-forestale-lettera-d.html

TECNOLOGIA BOTANICO-FORESTALE = LETTERA E
http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2009/02/tecnologia-botanico-forestale-lettera-e.html

TECNOLOGIA BOTANICO-FORESTALE = LETTERA F
http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2009/02/tecnologia-botanico-forestale-lettera-f.html

TECNOLOGIA BOTANICO-FORESTALE = LETTERA G
http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2009/03/tecnologia-botanico-forestale-lettera-g.html

TECNOLOGIA BOTANICO-FORESTALE = LETTERA H
http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2009/02/tecnologia-botanico-forestale-lettera-h.html

TECNOLOGIA BOTANICO-FORESTALE = LETTERA I
http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2009/03/tecnologia-botanico-forestale-lettera-i.html

TECNOLOGIA BOTANICO-FORESTALE = LETTERA J
http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2009/02/tecnologia-botanico-forestale-lettera-j.html

TECNOLOGIA BOTANICO-FORESTALE = LETTERA L
http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2009/02/tecnologia-botanico-forestale-lettera-l.html


TECNOLOGIA BOTANICO-FORESTALE = LETTERA M
http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2009/02/tecnologia-botanico-forestale-lettera-m.html

TECNOLOGIA BOTANICO-FORESTALE = LETTERA N
http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2009/02/tecnologia-botanico-forestale-lettera-n.html

TECNOLOGIA BOTANICO-FORESTALE = LETTERA O
http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2009/02/tecnologia-botanico-forestale-lettera-o.html

TECNOLOGIA BOTANICO-FORESTALE = LETTERA P
http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2009/02/tecnologia-botanico-forestale-lettera-p.html

TECNOLOGIA BOTANICO-FORESTALE = LETTERA Q
http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2009/03/tecnologia-botanico-forestale-lettera-q.html

TECNOLOGIA BOTANICO-FORESTALE = LETTERA R
http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2009/02/tecnologia-botanico-forestale-lettera-r.html

TECNOLOGIA BOTANICO-FORESTALE = LETTERA S
http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2009/02/tecnologia-botanico-forestale-lettera-s.html

TECNOLOGIA BOTANICO-FORESTALE = LETTERA T
http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2009/02/tecnologia-botanico-forestale-lettera-t.html

TECNOLOGIA BOTANICO-FORESTALE = LETTERA U
http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2009/02/tecnologia-botanico-forestale-lettera-u.html

TECNOLOGIA BOTANICO-FORESTALE = LETTERA V
http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2009/02/tecnologia-botanico-forestale-lettera-v.html

TECNOLOGIA BOTANICO-FORESTALE = LETTERA Z
http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2009/02/tecnologia-botanico-forestale-lettera-z.html

I^ APPENDICE (NOMI DIALETTALI BELLUNESI DELLE PIANTE - PIETRO SORAVIA)
http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2009/02/appendice.html

II^ APPENDICE (NOMI ITALIANI DELLE PIANTE TRADOTTI NEI DIALETTI BELLUNESI - PIETRO SORAVIA)
http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2009/02/ii-appendice_02.html



Venas di Valle di Cadore (Belluno), Febbraio 2009
Giancarlo Soravia



NOTA - Le voci sono state riportate il più fedelmente possibile all'originale, compatibilmente con i ridotti (in tutti i sensi) mezzi a disposizione di un Blog e di un blogghista. Si noti come nel testo, ottocentesco, appaiano espressioni non più in uso, sia come parole che come grafia, es. elevatezza=altitudine, istrumenti=strumenti, pella=per la, carbonajo=carbonaio; oppure parole dimenticate, o di significato diverso, come: ranno=miscuglio di cenere e acqua bollente; ratafià=liquore prodotto con frutta fresca, alcol e zucchero; fluitato (legno)=l'autore intende il legno immerso a lungo nell'acqua (a seguito della fluitazione nei fiumi), per comparare il suo grado di energia termica (egli la chiama forza calorifera), sempre inferiore rispetto al legno non fluitato; oggi si intende il legno immerso nell'acqua e poi essicato a lungo così da renderlo praticamente imputrescibile per l'eliminazione della linfa. Le parole vengono comunque sempre riportate come dall'originale.
In APPENDICE vi è l'elenco alfabetico dei nomi dialettali delle piante contenuti nel libro. (Ho poi aggiunto una II^ APPENDICE, elenco alfabetico secondo i nomi italiani). Leggere le relative Note introduttive.

26.2.09

PREFAZIONE DELL'AUTORE

PREFAZIONE

--------

In una regione come la nostra, ove le molte e variatissime specie legnose costituiscono un cespite rilevante di rendita e dove fiorisce un commercio di legnami da costruzioni così edilizie come navali cospicuo, non tornerà inutile questo complesso di memorie ch'io affido alla pubblica stampa.

Loro fine precipuo si è questo di far conoscere i redditi molteplici che ricavar si possono da ogni sorta di pianta legnosa in Provincia allignante, redditi pochissimo conosciuti ed in massima parte trascurati.

A tale scopo verrò enumerando tutto ciò che può venire utilizzato per ogni singola parte degli alberi, dei frutici e suffrutici legnosi che vegetano in questi monti, sia dai fusti che dalle radici, sia dalla corteccia, dai rami, dalle foglie, sia dalle gemme, dai fiori, dai frutti, dai semi, dai succhi e dalle resine. Né tralascierò in questa mia enumerazione di accennare alle piccole industrie a quelle fonti di ricchezza, più proprie d'ogni altra alla natura e alle condizioni della nostra Provincia, avvegnachè da esse più che mai si possa in cotali contingenze commerciali ripromettersi dei vantaggi.

Ad ogni pianta ho premesso i diversi nomi che porta: botanici, italiani e vernacoli provinciali, accennando alle dimensioni da essa raggiunte, al massimo periodo di sviluppo e di vita, ai terreno, all'esposizione confacente, ali' elevatezza sul mare Adriatico ed al modo di propagazione che preferisce.

Oltre a quelle essenze, che o a bosco o sporadiche compariscono frequenti nelle varie località della Provincia Bellunese, ho creduto non inefficace lo aggiungerne taluna, che per la coltivazione accurata del giardiniere e del selvicoltore possa portare degli utili.

Tutto quello, che, proprio d'un profondo conoscitore di botanica, sarebbe riescito di difficile intendimento per la mente del profano, ho trascurato introducendo ad ajuto del lettore una Chiave analitica la quale con somma facilità lo mena a classificare, sulla base unica delle foglie, le principali piante legnose su cui cade parola; e un indice alfabetico, tanto dei nomi botanici, italiani, che vernacoli usati in tutta la Provincia, potrà molte volte rendergli meno faticosa la ricerca.

Queste brevi memorie e notizie le ho raccolte, oltre che allo scopo sopra riferito, all'intendimento che i proprietari dei fondi montuosi, conosciuti gli svariati prodotti che possono trarre dagli alberi loro, oltre che mettere più cura nella conservazione delle essenze legnose e attuare rimboschimenti, vogliano anche sull'esempio delle nazioni sorelle, tentare una qualche utilizzazione nuova riescendo a vantaggio non solo di sè medesimi ma eziandio del loro paese.


Belluno, Aprile 1877.


Pietro Soravia



25.2.09

AUTORI CITATI NEL LIBRO "TECNOLOGIA BOTANICO-FORESTALE DELLA PROVINCIA DI BELLUNO" DI PIETRO SORAVIA

AUTORI CITATI

Abel Abel inglese
Ait. Aiton inglese
Allion. Allioni italiano
Bauh. Bauhin francese
Becsth. Becsthein alemanno
Bellard. Bellardi italiano
Bert. Bertero italiano
Borkh. Borkhausen alemanno
Burgs. Burgsdorf alemanno
Catesb. Catesby inglese
Clus. Clusio olandese
Crantz Crantz austriaco
Dec. Decandolle francese
Desf. Desfontaine francese
Duham. Duhamel francese
Dur. Duroi francese
Ehrh. Ehrhard alemanno
Endl. Endlicher austriaco
Fisch. Fischer prussiano
Forst. Forster svedese
Gaertn. Gaertner alemanno
Gatereau Gatereau francese
Gaud. Gaudin svizzero
Gesn. Gesner alemanno
Griseb. Grisebach alemanno
Guimp. Guimpel francese
Guss. Gussone italiano
Hartig Hartig alemanno
Hauff. Hauffmann alemanno
Hayne Hayne alemanno
Herm. Hermann sassone
Host Host austriaco
Jacq. Jacquin olandese
Juss. Jussieu francese
Kaempf. Kaempfer olandese
Koch Koch alemanno
Lamb. Lambert inglese
Lamck Lamarck francese
Lapeyr. Lapeyrouse francese
Lindl. Lindley inglese
Linck Linck alemanno
Linn. Linneo svedese
Marsh. Marshal inglese
Marzar. Marzari italiano
Matt. Mattioli italiano
Mich. Micheli italiano
Mill. Miller inglese
Med. Medikus alemanno
Mirb. Mirbel francese
Moench Moench alemanno
Pers. Person olandese
Poir. Poiret francese
Ram. Ramond francese
Reich. Reichenbach alemanno
Reitter Reitter alemanno
Roem. Roemer alemanno
Roth Roth alemanno
Roxburg Roxburg inglese
Salisb. Salisbury inglese
Savi Savi italiano
Schott Schott austriaco
Schrank Schrank alemanno
Schul. Schultz alemanno
Scop. Scopoli italiano
Segu. Seguer francese
Seringe Seringe francese
Sieb. Sieber alemanno
Sims. Simson inglese
Smith Smith inglese
Spach Spach francese
Spreng. Sprengel alemanno
Ten. Tenore italiano
Thun. Thunberg svizzero
Vill. Villars francese
Walt. Walter alemanno
Webb Webb inglese
Wend. Wendland alemanno
Wib. Wiborg inglese
Willd. Willdenow inglese
Wimm. Wimmer alemanno

24.2.09

TECNOLOGIA BOTANICO-FORESTALE = LETTERA A

Nome Botanico

Acer austriacum-Guimpel ed Hayne.

Nome Italiano

ACERO AUSTRIACO.

Nome Vernacolo

Osol - Opio - Opi.

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Questa pianta, varietà dell'Acer campestre, si trova specialmente nella vallata Zoldana in esposizioni soleggiate e vegeta bene fino all'elevatezza di 1200 metri dal mare. Raggiunge l'altezza di 10 a 15 metri e un diametro alla base di circa 40 centimetri. Preferisce un terreno fresco, calcareo-argilloso e si propaga mediante semina; tocca il massimo grado di sviluppo in 90 a 100 anni e ne vive 130 a 150.
Il legno duro, tenace e poco elastico viene adoperato principalmente per legna da fuoco, ma serve anche nei lavori ordinari di carradore, per ruote da carri e da molini, per denti di ruota, e in mancanza dell'acero falso-platano, si usa nella confezione di seggiole, scodelle, cucchiai ed altri simili utensili. Viene ricercato dalla Marina per fabbricare le suppellettili delle navi.
Le foglie unite ai teneri ramoscelli ed all'allume danno ai tessuti un color arancio, e, frammistovi del solfato di ferro, un color nero. Desse inoltre costituiscono un eccellente foraggio pelle capre e pelle pecore e servono all'occorrenza anche per strame.
I fiori forniscono alle api abbondante alimento sia per cera che per miele.
Il frutto spremuto ed unito al solfato di ferro dà un mediocre inchiostro.
Per le sementi vedi quanto s'è detto per 1'Acer campestre.
Se nei mesi di Febbraio o di Marzo si praticano in grossi alberi dei fori, si ottiene da questi un succo (linfa), suscettivo di fermentazione, dal quale si può ricavare zucchero cristallizzato ed aceto.
Da un metro cubico di legno si ottengono 0,280 metri cubici di carbone, e 31 chilogrammi di cenere danno 5 chilogrammi di potassa calcinata.
La forza calorifera ragguagliata su 100 risulta dalla legna non fluitata 99, fluitata 71 e dal carbone 99.
Il peso d'un decimetro cubico di legno fresco è di chilogrammi 1,066, secco di chilogrammi 0,696.


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Nome Botanico

Acer campestre-Linn. - Acer marsicum-Guss. - Acer sylvestre-Wend. - Acer collinum-Ten.

Nome Italiano

OPPIO - LOPPIO - CHIOPPO - CERO OPPIO - ACERO VOLGARE - ACERO CAMPESTRE - TESTUCCHIO - GALLURZO

Nome Vernacolo

Ogol - Ogolo - Opio - Olivo - Opi - Obia - Ubia - Ool - Ovol.

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Si trova specialmente nei boschi della vallata Feltrina e Bellunese in esposizione meriggiana sino all'elevatezza di 900 metri dal mare Adriatico.
Questa pianta, ottima pel sostegno delle viti, raggiunge l'altezza di 8 a 10 metri, e un diametro alla base di circa centimetri 30; preferisce un terreno fresco, calcareo e argilloso. Giunge al massimo suo sviluppo in 100 anni e ne vive 200 e più. Si propaga per semi.
Il legno tenace ed elastico viene adoperato non solo per legna da fuoco, ma si presta ancora per manichi da martelli, da mannaie, da falci e per piccoli vasellami. Quando si presenta marezzato serve, come la radice, nella confezione di finissimi mobili, di oggetti da tornio e da intarsio, per incassature d'archibugi, per tabacchiere, ecc.
Le foglie vengono mangiate volentieri dalle capre e dalle pecore.
I fiori somministrano alle api abbondante alimento tanto per cera quanto per miele.
Il succo che se ne può estrarre è meno abbondante che nell'Acero platanoide.
Le sementi si raccolgono in Ottobre, si seminano in Aprile come pegli altri aceri, ma queste non germinano che nella seconda primavera.
Carbone - Da un metro cubico di legno si ottengono 0,266 metri cubici di carbone.
Cenere - Dà buona cenere, 100 chilogrammi della quale forniscono chilogrammi 11 di potassa calcinata.
Il peso di un decimetro cubico di legno fresco è di chilogrammi 1,335, secco 0,666.
La forza calorifera ragguagliata su 100 risulta tanto dal legno che dal carbone 90.


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Nome Botanico

Acer platanoides-Linn.

Nome Italiano

ACERO PLATANOIDE - ACERO PLATANO - ACERO RICCIO

Nome Vernacolo

Ajer dalle fogie spize.

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Questa pianta che raggiunge l'altezza di 10 a 15 metri con un diametro alla base di centimetri 50, si trova rara e soltanto nelle vallate dell'Agordino e del Zoldano sino all'elevatezza di 1200 metri dal mare Adriatico. Preferisce un terreno fresco, calcareo-argilloso e si propaga mediante semina; tocca il massimo grado di sviluppo in 90 a 100 anni e ne vive 130 a 150.
I1 legno duro, tenace, poco elastico serve nei lavori ordinari di carradore, per timoni, e per ruote anche da molini, ed in mancanza dell'Acero falso-platano, s'usa nella confezione di seggiole, scodelle, cucchiai ed altri simili utensili. La Marina lo adopera, mancando legno migliore, per fabbricare le suppellettili delle navi. Come combustibile ha molta forza calorifera.
Succo - Krebs narra che il succo (linfa) ottenuto nel tardo autunno o in Febbraio e Marzo, coi debiti riguardi per non pregiudicare il legno, mediante fori al fusto, è ricco di sostanza zuccherina, di modo che può dare buona qualità di Rhum e condensato colla bollitura e mischiato con acqua di calce, una specie di mielazzo. Un Quartuccio di Berlino di succo dà un'oncia di zucchero, e 24 boccali di detto succo dopo 10 ore di cottura un boccale di sciroppo, il quale fatto fermentare somministra aceto puro e buono. Soggiunge che un albero grosso forato dalla parte del sole distilla in 24 ore più di 7-8 boccali di sostanza, e che i fori devono esser rinnovati ogni 12 a 14 giorni sino a che scorre il liquido.
Le foglie vecchie unite ai giovani ramoscelli e all'allume danno ai tessuti un colore arancio, e frammistovi del solfato di ferro, un colore nero. Le tenere foglie contengono pure dello zucchero e in qualche paese vengono utilizzate nelle vivande, come l'insalata e il cavolo. Ben seccate servono per mangime alle pecore e capre, e in caso di bisogno anche di strame. Nel maggior calore della state le foglie si coprono di una secrezione che fu paragonata alla manna, alle api gradita quanto i fiori che forniscono loro abbondante alimento, sia per cera, che per miele.
Il frutto spremuto ed unito al solfato di ferro da un mediocre inchiostro.
Le sementi, da raccogliersi ai primi d'Ottobre, se seminate in Aprile germinano dopo 40 o 50 giorni.
Carbone - Da un metro cubo di legno si ottengono 0,280 metri cubici di carbone.
Cenere - Da 31 chilogrammi di cenere si ottengono 5 chilogrammi di potassa calcinata.
La forza calorifera ragguagliata su 100 risulta dalla legna non fluitata 99, fluitata 71 e dal carbone 99.
Il peso d'un decimetro cubico di legno fresco è di chilogrammi 1,066, secco di 0,696.


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Nome Botanico

Acer pseudo-Platanus-Linn. — Acer major-Gesn. — Acer latifolium-Clus. — Acer Villosum-Ten.

Nome Italiano

ACERO FICO - ACERO FALSO-PLATANO - ACERO DI MONTAGNA - ACERO TIGLIO - ACERO SICOMORO.

nome Vernacolo

Ajer - Agre - Agro - Agher - Aer

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Acer, secondo De Theis, è vocabolo latino che significa duro e venne applicato a questo genere per la durezza del legno delle sue specie. La Maout e Decaisne invece lo deriverebbero da acus = punta; allusione all'impiego del legno che serviva presso i Latini a fare delle picche e delle lancie.
Si trova sparso nei boschi di montagna di questa Provincia, ma specialmente nei Comuni di Vallada e Forno-Canale dell'Agordino, all'elevatezza di 1100 metri dal mare.
Questa pianta si alza fino a 20 metri, raggiungendo alla base un diametro di centimetri 60 circa; preferisce un terreno profondo, fresco, calcareo e si propaga mediante semina e barbatelle. Raggiunge il suo massimo sviluppo in 100 a 130 anni e ne vive anche 200.
Il legno è di colore bianchissimo, solido, elastico, a tessitura uniforme e a grana fina. Più che per costruzione dei fabbricati, viene adoperato in questa Provincia, per mancanza di smercio, come legna da fuoco; è atto per minuti lavori di falegname, tornitore, intagliatore e stipettajo, e serve a costruire certe parti d'istrumenti musicali, stecche da bigliardo, manichi da fruste, cucchiai, scodelle, piatti, zoccoli, scarpe di legno (dàlmede) ed altri utensili domestici. Questo legno mediante injezione può venir colorato, ed assume una tal politura da imitare il mogano. Pelle costruzioni navali lo si ricerca in tronchi e tavole. La produzione media annua in Provincia di questo legno da lavoro risulta di circa metri cubi 400, dell'importo di Lire 24,000.
Le foglie tanto verdi, quanto secche sono un buon pasto pelle capre e per le pecore.
I fiori danno abbondante alimento alle api, sia per cera che per miele.
Le sementi, da raccogliersi in Ottobre, vengono seminate in Aprile, coperte con due a tre centimetri di terra; germinano dopo 7-8 settimane e la forza germinativa ha la durata di 2-3 anni.
Devesi avvertire che i topi campagnuoli sono assai ghiotti del grano di questo acero, e che abbisogna una sorveglianza molto attiva per non vedere intere seminagioni distrutte.
Il succo è meno abbondante che nell'Acero Platanoide e lo si ottiene nei mesi di Febbrajo e di Marzo praticando dei fori negli alberi grossi. È suscettivo di fermentazione e può quindi esser ridotto in zucchero cristallizzato e in aceto.
Da un metro cubo di legno si ottengono 0,290 metri cubici di carbone. Dà moltissima cenere, e da 100 chilogrammi di questa si ricavano chilogrammi 14,410 di potassa calcinata.
Il peso medio d'un decimetro cubo di questo legno fresco è di chilogrammi 1,062, secco 0,738.
La forza calorifera ragguagliata su 100, risulta dalla legna non fluitata 98 fluitata 70 e dal carbone 96.
Il peso e la forza calorifera del legno e del carbone variano a seconda dell'età, della forza vegetativa ed altro delle piante e delle varie parti d'esse e quanto al quantitativo ricavabile in carbone, dipende dalla maggiore o minore capacità del carbonajo nella carbonizzazione della legna, dalla forma della carbonaja e da diverse altre circostanze.


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Nome Botanico

Acer tataricum-Linn.

Nome Italiano

ACERO TARTARICO.

Nome Vernacolo

Ogol salvadego.

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Questa pianta raggiunge l'altezza di 5-6 metri, ed un diametro alla base di 20 e più centimetri. Cresce all'elevatezza di 1000 metri dal mare. Preferisce un terreno fresco, calcareo-argilloso, non troppo tenace. Si propaga come gli altri aceri. Giunge al massimo suo sviluppo in 60 ad 80 anni e ne vive 120 a 130.
Il suo legno bianco al taglio è come l'acero campestre, non però cosi duro e tenace, e viene adoperato come quello.
Le foglie dicesi abbiano servito talvolta di pasto ai bachi da seta in mancanza di foglie di gelso.
I fiori danno abbondante nutrimento alle api, e colla capsula del seme spogliata dell'ala i Kalmucchi preparano un buon thè.
Per le sementi vedi quanto s'è detto per l'Acer campestre.


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Nome Botanico

Aesculus Hippocastanum—Linn. - Hippocastanum vulgare-Gaertn.

Nome Italiano

CASTAGNO D'INDIA - IPPOCASTANO.

Nome Vernacolo

Castagnèr da cavai - Castagnèr cavalin - Castagnèr mat.

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Aesculus, nome dato dai latini ad una specie di Quercia a frutti commestibili. Hippocastanum, dal greco ippos (cavallo) e castanon (castagno).
Si trova qui nei fondi a coltura agraria, in filari sulle strade e nei giardini sino all'elevatezza di 400 metri dal mare.
Questa pianta raggiunge l'altezza di 11 a 18 metri ed un diametro alla base di centimetri 90 a metri 1,30. Si propaga mediante semina e trapianto, preferendo un terreno fresco, calcareo, oppure argilloso-sabbionifero. Giunge al massimo suo sviluppo in 80 a 90 anni e ne vive 200 a 300.
È originaria delle Indie orientali; portata in Europa circa nell'anno 1558, venne coltivata nell'anno stesso a Vienna e nel 1615 a Parigi.
Il legno, poco buono per legna da fuoco, molto facile a contorcersi, a marcirsi ed a essere intaccato dagl'insetti, non si presta bene per fabbriche; viene adoperato per lavori d'intaglio, per forme da scarpe, si lascia facilmente colorire ricevendo una bella politura. Colle radici marezzate si fabbricano mobiglie. Quest'albero si presta più che sia per viali in forza del suo rapido crescere e dell'ombra projettata dalle sue grandi foglie.
La scorza ha la proprietà di tingere in bruno i tessuti di colore, e tanto questa, quanto gli endocarpi (pellicola sotto la scorza della Castagna) ed i mesocarpi (scorza della Castagna) possono servire pella concia delle pelli.
Le foglie vengono mangiate dagli animali bovini ed anche secche forniscono un buon alimento alle capre e alle pecore.
I fiori sono ricercati dalle api.
Il frutto potrebbe servire di nutrimento agli uomini ed agli animali, se, come dice il francese Sig. Flaudin, al frutto ridotto in polpa, si mescolasse 1½ per cento di carbonato di soda.
Per farlo appetire alle bestie si usa far loro patire la fame, come è ricordato nel Magazzino d'Hannover, 1766, pag. 79. Vennero date ad un bue delle Castagne d'India mescolate ad alcune manate di paglia d'orzo, senza che subito le assaggiasse; ma dopo 2 giorni di digiuno mangiò questo pastume con tanta avidità che nel breve spazio di 5 settimane si fece straordinariamente grasso, ed alquante vacche che si tennero pure a tale regime alimentario, diedero una straordinaria quantità di latte.
Per levare alle castagne il sapore acre ed amaro e per utilizzarle quale nutrimento degli animali, specialmente degli ovini, le si immersero 48 ore in una liscivia di calce e di cenere, si lavarono nell'acqua fresca e così raddolcite le cucinarono in pasta somministrandole, così preparate, alle pecore che ingrassarono prodigiosamente. Ai cavalli affetti da cimuro, vuolsi siano farmaco salutare se pestate e macinate, e i Turchi che le adoperano a tal uso, furono cagione del nome che serbano, di Castagne dei cavalli. Suggeriscono inoltre di somministrarle così preparate alle pecore che s'ammalano nelle giornate piovose, ma conviene andar guardinghi nel crederle una panacea universale. Torchiate offrono dell'olio per bruciare e secondo alcuni anche aceto ed acquavite. Le capsule che racchiudono il seme si utilizzano per tingere in giallo, e frammistovi del vetriolo di ferro sciolto, in nero. Bruciante danno molta potassa ed un ranno forte.
Su questo frutto racconta l'abate Rozier, essersi fatti molti esperimenti per trarne qualche utilità; alcuni ànno tentato di ottenere la cipria; un calzolaio ha preparato con questa polvere una colla, dicendo ch'era eccellente ad uso dei lavoratori di cartoni; degli ebanisti e dei legatori di libri; se ne sono ancora fatte candele. Deleur cita alcune sperienze che dimostrano come questo marrone d'India sia ottimo nella macerazione della canape e finalmente altri lo stimarono utile medicamento impiegandolo nei suffumigi, onde a tale riguardo, nel corso di Botanica 1871, il D.r P. A. Saccardo dice che la corteccia del tronco è amara ed un po' astringente, e che i semi (castagne) contengono grande quantità di fecola ed un po' di saponina ed una sostanza amarissima, glicoside, la esculina, che agisce come febbrifuga e antiperiodica, analogamente alla chinina.
Le sementi si raccolgono in Ottobre, e conservate durante l'inverno nella sabbia asciutta, le si seminano in primavera, coprendole con 5-6 centimetri di terra: germinano dopo 25-30 giorni.
Il carbone è adattatissimo pella fabbricazione della polvere da fuoco.
La cenere dà un ranno forte.
Il peso d'un decimetro cubico di legno verde è di chilogrammi O,983, secco 0,578.


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Nome Botanico

Ailantus glandulosa-Willd. e Desf. - Ailantus procera-Salisb. - Rhus Cocodendron-Ehrh. - Rhus Hypselodendrum-Moench.

Nome Italiano

AILANTO - ALBERO DEL PARADISO

Nome Vernacolo

Ailanto - Marantoide.

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Il Marenesi fa derivare il nome di Ailanto da aulè=reggia e per antonomasia cielo, ed antos=fiore; le Maout et Decaisne, dal nome chinese della specie principale, e De Theis dal nome che danno a quest'albero gli abitanti delle Molluche.
Si trova qua e là sparso nei fondi a coltura agraria sino all'elevatezza di 500 metri dall'Adriatico; ad una maggiore elevatezza non cresce bene che riparato durante l'inverno
Questa pianta raggiunge l'altezza di 15 a 20 metri ed un diametro alla base di metri 1 a 1,50, preferisce un terreno grasso, fresco e situazione abbastanza riparata propagandosi per semina, piantoncini e talee, e giunge al massimo suo sviluppo in 50 a 60 anni vivendone oltre 100.
Il Siemoni narra che quest'albero fu introdotto in Europa nel 1751, e che le prime piante si ottennero dai semi che in quell'anno il Padre D'Incarville mandò alla società reale di Londra.
Il legno è di colore biancastro, ha grana fina, dura e fragile, è mediocre combustibile, adattatissimo nei lavori d'intaglio, ed assume una bella politura; il carradore lo adopera per assi e scale da carro, e se le piante son giovani il bottajo se ne serve pella costruzione di cerchi.
Le foglie non vengono mangiate ne dai bovini, nè dai caprini, nè dagli ovini, servono però di nutrimento al baco da seta, Bombyx Cynthia, e bollite danno un colore di paglia carico, in modo che il lino, la seta ed il cotone posti in questa tintura a 70 gradi Re.ur acquistano un colore giallo-verdastro che non isbiadisce; non avviene lo stesso della lana, che resta incolora.
La scorza — Si pretende che nella parte corticale si trovi una sostanza aromatica di vainiglia solubile nell'acqua, nell'alcool e nell'etere, e nella radice una resina che bruciata sparga un odore gratissimo.
La semente può esser raccolta in Ottobre o Marzo e seminata in Aprile coperta leggermente di terra; germina dopo 30 giorni circa.
Da un metro cubico di legno si ottengono 0,373 di carbone.
Il peso d'un decimetro cubo di legno secco è di chilogrammi 0,755.


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Nome Botanico

Alnus glutinosa-Gaertn. - Alnus communis-Duham - Betula alnus var: glutinosa-Linn. - Betula glutinosa-Willd.

Nome Italiano

ONTANO - ONTANO COMUNE - ONTANO GLUTINOSO - ALNO.

Nome Vernacolo

Arnèr - Onèr - Auniz - Oniz - Auno - Aunèra - Aunio - Ernèr - Arnèr della bassa - Arnèr negro - Aune - Arnèra - Auno negro - Onèr mestego - Ambio.

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Alnus lo si reputa derivato dalle parole celtiche al lan = vicino alle rive dei fiumi.
Albero ohe alligna principalmente nei bassi fondi di questa Provincia sino all'elevatezza di 900 metri dal mare e che raggiunge una altezza di 10 a 15 metri, ed un diametro alla base di 20 a 30 centimetri: preferisce un terreno fresco, argilloso e specialmente umido, le rive dei fiumi, de' laghi, de' ruscelli e le posizioni non del tutto meridiane. Si propaga mediante semina, piantagione, barbatelle e margotte e giunge al massimo suo sviluppo in 50 a 60 anni, vivendone, in favorevoli circostanze, 80 a 100.
Il legno leggero, tenace, di tessitura non perfettamente uniforme è mediocremente solido, d'un colore rosso, viene adoperato per legna da fuoco e si presta molto bene nel riscaldare i forni dei panettieri pella sua pronta combustione e pella fiamma intensa che produce.
È adattatissimo nei lavori sott'acqua e vuolsi che la maggior parte dei pali che sostengono i palazzi di Venezia sia di questo legno. Si presta anche per intagli, zoccoli, bariletti e riceve una bella politura ed un colore nero col solfato di ferro.
La scorza è adoperata nella concia delle pelli, per tingere tessuti in bruno e nero; viene usata anche dai cappellai.
Le foglie tanto verdi che secche somministrano un eccellente foraggio alle pecore ed ai bovini. Gleditsch si e servito delle foglie e della scorza di questa pianta per la concia delle pelli.
Fiori—Thumberg nel suo Viaggio e nella Flora Giapponese riporta che i fiori dell'ontano si vendono al Giappone per fare il color nero. Le radiche dell'Ontano secondo Ottaviano Targioni-Tozzetti potrebbero esser impiegate a far delle funi, reti pella pesca ed altri usi.
Le sementi devono esser raccolte agii ultimi di Ottobre, seminate in Aprile, coperte di terra 10-12 millimetri: germogliano dopo 30-40 giorni.
Il carbone è adoperato nei forni per metalli di facile fusione e nella fabbricazione della polvere ardente.
Dalla cenere si ritrae abbondante e buona potassa, cioè da 9 chilogrammi si ricavano chilogrammi 1,250 di potassa.
Il peso d'un decimetro cubico di legno fresco è di chilogrammi uno, secco è di chilogrammi 0,650.
La forza calorifera ragguagliata su 100 è pel legno 51, pel carbone 54.


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Nome Botanico

Alnus incana-Willd. - Betula Incana-Linn. - Alnus hirsuta-Segu.

Nome Italiano

ONTANO PELOSO - ONTANO BIANCO - ALNO BIANCO

Nome Vernacolo

Arnèr - Arnèr bianco - Auniz - Aunize mate - Ambi - Ambie - Ambo - Lampidiès - Onèr montan - Oniz - Onèra - Ampedin - Lampedìs - Alnèr - Aoniz - Aune - Onèr - Ampiadè -Ampediès.

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Si trova specialmente sui monti dell'Agordino, Zoldano e del Cadore ove forma macchie d'essenza pura e vegeta bene tra i 1000 e 1600 metri d'altitudine dal mare.
Questa pianta raggiunge l'altezza di 10 a 15 metri ed un diametro medio alla base di centimetri 40 a 60; preferisce un terreno fresco, siliceo, argilloso, e posizione meridiana; si propaga mediante semina, propaggine e barbatelle; giunge al massimo suo sviluppo in 40 a 50 anni vivendone 70 a 90. Il legno leggiero e mediocremente solido può servir di combustibile, per vasellami ad usi domestici e per cerchi da botte.
La scorza unita al solfato di ferro tinge in nero.
I ramicelli son buoni per ritorte.
Le foglie vengono mangiate da molti animali.
Le sementi si raccolgono ai primi d'Ottobre e la semina succedendo in primavera, i semi germinano dopo 30-40 giorni: la forza germinativa ha la durata di 6-12 mesi.
Il carbone è adoperato nella fusione di alcuni metalli e nella fabbricazione della polvere da fuoco.
Dalla cenere ricavasi buona ed abbondante potassa.
Il peso di un decimetro cubico di legno fresco è di chilogrammi 1,050, secco 0,479.
La forza calorifera ragguagliata su 100 è pel legno 80, per il carbone 87.


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Nome Botanico

Amygdalus communis-Linn.

Nome Italiano

MANDORLO - MANDORLO O AMANDORLO COMUNE - MANDOLO.

Nome Vernacolo

Mandolèr.

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Questa pianta, originaria del mezzodì dell'Europa secondo alcuni, e secondo altri dell'Africa settentrionale ed anche dell'Asia, e coltivata nei giardini della parte meridionale di questa Provincia sino all'elevatezza di 300 metri dal mare e serve per solo ornamento, non giungendo i suoi frutti che rarissime volte a maturità. Si propaga per seme, ed è suggerito d' innestarvi il pesco per ottenere pesche saporite e grandi.
Il legno è buono per mobiglie e per lavori da tornio.
I semi o mandorle della varietà amara, scrive il D.r Saccardo, contengono l'amigdalina, sostanza cristallizzabile, la quale sotto l'influenza d'un fermento, la sinoptasia, formantesi nei semi stessi, si sdoppia in due principi fra loro assai simili, cioè acido cianidrico ed essenza di mandorle amare, identici con quelli di Lauroceraso, del quale perciò hanno le identiche proprietà.
Le mandorle della varietà dolce mancano di amigdalina e contengono invece quasi la metà del loro peso di un olio fisso detto di mandorle, usato internamente ed esternamente come lassativo, ammolliente o lenitivo. Dette mandorle dolci hanno un gusto molto grato e specialmente se sono verdi e fresche; secche sono difficili a digerirsi. Si fa uso dell'emulsione e tutti conoscono questa bevanda rinfrescante cui si dà il nome di orzata.


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Nome Botanico

Amygdalus persica-Linn. - Persica vulgaris-Mill.

Nome italiano

PESCO - PERSICO.

Nome Vernacolo

Perseghèr - Perseghèra.


Amygdalus deriva dal greco Amigdale (mandorlo) da amyx (screpolo) allusione alle scanalature del frutto.
Persica, nome greco del Pesco originario dalla Persia, portato in Grecia dopo di Alessandro Magno e poscia in Italia e a Roma trent' anni avanti di Plinio.
Si trova nei fondi a coltura agraria delle vallate Bellunese e Feltrina e qualche pianta nel Zoldano all'elevatezza di 869 metri dal mare.
Questa pianta raggiunge l'altezza di 4 a 5 metri ed un diametro alla base di 20 a 25 centimetri, preferendo un terreno sostanzioso e sciolto e propagandosi per seme.
Il legno duro, poco pesante può servire allo stipettaio per seggiole e per mobili di tal genere.
Il frutto è pregiato assai, come quello che all'uomo riesce saporitissimo e viene usato nella confezione delle conserve e per estrarne l'acquavite. Fatto cuocere e disseccare si conserva molto tempo.
I semi o mandorle e le foglie contengono essenza di mandorle amare ed acido cianidrico e quindi agiscono come rimedi cianici. Dette mandorle possono dare un olio essenziale dolce, benché il sapore delle medesime sia amaro. Quest'olio era in altri tempi in gran voga nella medicina, ma conosciuto poi che le decantate virtù erano affatto ideali, il suo uso venne del tutto abbandonato.
I fiori contengono minore quantità di queste sostanze e sono lassativi.
Peso — Un decimetro cubo di legno secco pesa chilogrammi 0,855.


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Nome Botanico

Arbutus alpina-Linn. - Arctostaphylos alpina-Koch.

Nome Italiano

ARBUTO ALPINO.

Nome Vernacolo

Forzèi mati.

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Questo piccolo arbusto che s'allunga da 30 a 50 centimetri sul suolo, cresce nelle radure dei boschi resinosi del Cadore, del Zoldano, dell'Agordino e del Feltrino a metri 600 a 1600 sopra il mare Adriatico e si propaga come l'Arbutus Uva-ursi. Le foglie servono per tintura e si attribuiscono loro delle proprietà mediche, sopratutto contro la renella; ma ora si ritiene assai dubbio questo loro valore.
Le bacche vengono mangiate dagli uccelli. La semente matura in Ottobre.


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Nome Botanico

Arbutus Uva-ursi-Linn. - Arctostaphylos Uva-ursi-Reich. - Arctostaphylos officinalis-Koch.

Nome Italiano

UVA ORSINA - UVA D'ORSO

Nome Vernacolo

Brussiéi - Brussiès - Bursei - Bus - Brossiedo - Brosolai - Farinele - Graussiès - Garnetèr - Garnete - Garnetolèr - Garnete mate - Luz - Morsiei - Panemèi - Stornele - Slambrogn.

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Arbutus, dal celtico arbois = frutto rozzo, incolto.
Questa pianta che si trova in quasi tutti i boschi resinosi della Provincia sino all'elevatezza di circa 1800 metri dal mare si alza da terra 15 a 20 centimetri in forma di cespuglietto. Ama un terreno che non sia umido. Raggiunge il massimo suo sviluppo in 10 a 12 anni e ne vive circa 20.
Il seme che cade dalla pianta non germoglia che nel secondo anno, laonde volendo coltivare questa pianta in giardino è da preferirsi il trapianto in pane.
Contenendo tutte le parti di questa pianta della sostanza astringente, in Svezia e Norvegia la usano nella preparazione del cordovano. Col semplice succo si può confezionare un buon sciroppo da usarsi nei flussi di ventre.
Nelle radici trovansi alcune volte nell'estate la così detta Cocciniglia austriaca, ed anche il Coccus Uva-ursi - Linn.
Le foglie tingono in grigio e nero le stoffe di lana e i tessuti unendovi vetriolo di ferro, e pelle sostanze astringenti ed amare che contengono vennero usate come mezzi antinefritici, e diaforetici. Dicono di più che mescolate al tabacco da pipa diano al medesimo un gusto ed un sapore piacevoli, rafforzando le glandole salivatorie.
Le bacche, oltre di servir di pasto all'orso ed agli uccelli, vengono mangiate fresche dai nostri montanari e con esse i Lapponesi fanno della farina da pane.
La semente matura in Settembre; sparsa ancora in autunno sulla superficie del terreno, germina nel secondo anno ai primi di Maggio.


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Nome Botanico

Atragene alpina-Linn.

Nome italiano

CLEMATIDE CRUCIATA ALPINA

Nome Vernacolo

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Atragene è nome dato da Teofrasto ad una specie di Clematide.
Questa rampicante che si eleva dal suolo 2 a 3 metri, si trova qua e là sparsa nei luoghi umidi ed ombreggiati dei monti della Provincia sino all'elevatezza di 1000 e più metri dal mare.
Non offre alcuna utilità, altro che di essere coltivata come ornamento nei giardini; può esser propagata per seme e con trapianto.
La semente matura in Settembre; deve essere seminata in solchetti sulla superficie del terreno ancora nello stesso autunno; germina nella successiva primavera.


23.2.09

TECNOLOGIA BOTANICO-FORESTALE = LETTERA B

Nome Botanico

Berberis vulgaris-Linn.- Crespinus-Matt.

Nome Italiano

CRESPINO - BÈRBERI - BÈRBERO - TRESPINO.

Nome Vernacolo

Scarpìn - Graspin - Crespìn - Pan e vin - Ua spinela - Spina morta - Salgèr - Spin de Salgèver - Spinèr Graspin - Spin de Graspin - Salgèver - Spin de Scarpin - Spin zal - Ua de spin.

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Secondo La Maout et Decaisne Berberis o è un nome arabo, o viene dal greco Bèrberi=conchiglia: allusione alla forma concava dei petali. Ed anche secondo De Theis, Berberys è il nome arabo del frutto di questa pianta.
Questa pianta che cresce in tutta la Provincia sino all'elevatezza di 1500 metri dal mare, raggiunge l'altezza di 1 a 2 metri ed un diametro alla base di centimetri 5 a 10; preferisce un terreno sostanzioso ed un'esposizione qualunque. Si propaga mediante semina e barbatelle e giunge al massimo suo sviluppo in 12 ai 15 anni, vivendone 30 ai 50.
Il legno giallo, duro, compatto, a fibra lunga e fina serve al tornitore per lavori minuti; è atto per denti da rastrelli e brocche da calzolaio. Dal legno, dalle radici, dallo strato sugheroso, dal libro, dagli strati verdi e dalla corteccia tagliati in striscie, si ottiene una tintura gialla pei tessuti di filo e di lana, tintura che serve a colorire il marocchino ed il legno se preparata col ranno. Unendovi dell'indaco essa diventa verde.
Dalla scorza delle radici si ottiene un estratto più efficace e più abbondante che quello del Quassio.
Le foglie primaticcie le si mangiano, in alcuni paesi, in insalata, in zuppe o in altro modo, dopo macerate.
Il frutto contiene l'acido citrico che può fare le veci di limone, e può dare un aceto forte, una bibita che imita il così detto vino-piccolo, e, con la distillazione, l'alcool; se lo si fa bollire con una piccola dose di solfato d'allumina si ottiene una tintura rossa. Micheli narra che il Berberis faceva parte delle frutta della tavola del Granduca Cosimo III, e il Mattioli che con questo frutto si faceva il vino di Berbero. Questo frutto è ritenuto un astringente della fibra rilassata, eccitando nel medesimo~tempo una azione tonica passeggera.
La semente matura agli ultimi di Settembre o primi di Ottobre; la semina, a solchetti, si fa in primavera, coprendo di terra i grani uno o due centimetri; la germinazione succede dopo 30-40 giorni.


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Nome Botanico

Betula alba-Linn.

Nome Italiano

BETULA - BETULA BIANCA - BETULLA - BIDOLLO - BEDOLLO

Nome Vernacolo

Brèdol - Bodola - Bedòn - Bogola - Beduìn - Beduoi - Bobola - Bedòl - Boola - Bredola - Medòol - Beduoin - Bedòi.

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Betula - da betu, nome celtico di questa pianta. Albero che s'eleva da 18 a 20 metri con un diametro alla base di circa 60 ad 80 centimetri. Si trova specialmente ai pedemonti di queste vallate, tanto in esposizione orientale che settentrionale e vi cresce fino all'elevatezza di 1800 metri dal mare; preferisce un terreno fresco, argilloso, selcioso ed anche maremmano con un' esposizione di levante a ponente. Si propaga mediante semina e polloni su fondo preparato e col trapianto, e giunge al massimo suo sviluppo, se posto in circostanze favorevoli, in 50 a 60 anni, vivendone oltre 100.
Il legno d'un colore bianco, leggero, di una tessitura quasi uniforme, compatta e solida, fina e tenace e buon materiale da fuoco. Nelle costruzioni di fabbriche non è atto che per pareti interne, ma se ne fa grande uso nei lavori sott'acqua, per cerchi da botte, timoni, stanghe, scale da carri, denti da ruota, per alcuni motori da macchine e molini, per vari attrezzi da falegname, per scatole e cucchiai e per altri domestici utensili. Nella marina, viene adoperato coll' opera di meccanismi per accenditoj d'artiglieri. Dicesi che una volta si usasse questo legno per fare gli scudi militari. In quest'albero formansi certi nodi (gongroni) mormorati, leggeri, solidi, assai ricercati dai tornitori e conosciuti nel Nord sotto il nome di Cap.
Coi ramoscelli si fanno scope, bacchettini per vischio e cesti.
La scorza dà l'olio di betula adoperato nella preparazione dei cuoj di Russia: riceve molto bene le impressioni litografiche, perlocchè io sin da molt'anni me ne servo per biglietti da visita. I pescatori Bellunesi ne fanno fiaccole a simiglianza de'Svizzeri e dei Lapponi; bruciando manda un grato odore. Nelle regioni vicine al polo Nord, quegli abitatori coprono con essa le loro capanne, fanno panieri, calzamenti, intrecciati a modo di stuoja, corde, bottiglie e vasi atti a contenere liquidi, in cui i pescatori cuociono il pesce. I foglietti sottili della corteccia facevano le veci di carta prima che s'inventasse quella da stracci. La corteccia interna, nel Nord dell'Europa, dell'Asia e dell'America, viene mangiata negli anni di carestia e la si fa entrare nella preparazione del caviale. Viene adoperata colla potassa a tingere in rosso le reti, e Dambourney trovò che ha la proprietà di fissare i colori falsi che si danno alle stoffe, le decozioni dei legni e le radici coloranti, come il Campeggio, il S. Marta, ecc. Colla scorza in Francia e in Germania si fanno tabacchiere e cofanetti.
Dal succo (linfa), che si estrae, mediante fori dal tronco, si ottiene colla semplice condensazione una specie di manna e colla fermentazione un liquore spiritoso.
I rami servono a far cesti ed i ramicelli legati insieme delle scope, di cui in qualche paese si fa grande smercio.
Le foglie in mancanza di miglior pasto, vengono mangiate dalle pecore e dalle capre, e con esse si tingono in giallo i tessuti e col mordente di sali ferruginosi, in nero.
Il seme matura ai primi d' Ottobre; la semina sul terreno preparato può aver luogo tanto in Marzo sulla neve, quanto nel successivo Aprile; la germinazione avviene dopo 30 giorni; la forza germinativa ha la durata di 6 a 18 mesi.
Il carbone si presta nella fusione dei più duri metalli; un metro cubo di legno dà metri cubi 0,293 di carbone e un metro cubo di carbone pesa chilogrammi 225.
La cenere dà molta potassa e buona liscivia, la quale ridona il color verde ai tessuti di tela e cotone.
Colla fuliggine si ottiene il nero-fumo e si prepara il nero di stampa.
Il peso d'un decimetro cubico di legno fresco è di chilogrammi 1,057, secco di chilogrammi 0,686.
La forza calorifera ragguagliata su 100, è pel legno non fluitato 82, fluitato 60 e pel carbone 89.


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Nome Botanico

Betula pubescens-Willd.

Nome Italiano

BETULA PUBESCENTE.

Nome Vernacolo

Brèdol - Bedòi - Bodola - Boola - Brèdol de montagna - Beduòin - Bodòi.

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Questa pianta si trova qua e là nei luoghi sterili e ghiajosi dei monti di questa Provincia, all'elevatezza di 800 ai 1600 metri dal mare: raggiunge l'altezza di 10 a 15 metri, con un diametro alla base di 25 a 30 centimetri, preferendo terreno ed esposizione come la Betula bianca, e propagandosi nello stesso modo.
Il suo legno men duro e meno durevole si presta, sebbene con minor utilità, ai medesimi usi di quello della pianta anzi accennata.
Per la semente vedi quanto s'è detto pella Betula alba.


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Nome Botanico

Bignonia Catalpa-Linn. - Bignonia americana-Duham. - Catalpa syringaefolia-Sims. - Catalpa bignonioides-Walt.

Nome Italiano

CATALPA.

Nome Vernacolo

Bignonia - Pianta che fa zigheri.

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Bignonia = pianta dedicata da Tournefort al celebre abate Giovanni Paolo Bignon, nato nel 1662 e morto l'anno 1743, Bibliotecario del Re di Francia.
Questa pianta originaria del tropico, che viene coltivata semplicemente per ornamento dei giardini nella vallata Bellunese-Feltrina, sino all'elevatezza di 400 metri dal mare, dà qui dei fusti da 5 a 6 metri di lunghezza, con un diametro di 20 a 30 centimetri.
Il suo legno a fibre grosse ed a grana non fina, verde da giovane e bruno chiaro da vecchio, si presta assai bene per mobiglie, poichè riceve un bel pulimento.


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Nome Botanico

Buxus sempervirens-Linn. - Buxus arborescens-Lamck.

Nome Italiano

BOSSO - BOSSOLO.

Nome Vernacolo

Bosso - Bos.

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Buxus può derivare dal greco pucnos (denso).
Questa pianta viene coltivata in questa Provincia sino all'elevatezza di 600 metri dal mare per semplice ornamento dei giardini. Si moltiplica per seme, margotte e talee e raggiunge anche l'altezza di 2 a 3 metri, con un diametro alla base di 18 centimetri. Dicono che l'ombra di quest'alberello è nociva.
Il legno duro, tenace, pesante, a fibra fina e corta si presta per bene in moltissimi lavori da intagliatore, da tornio, per ruote, per pettini, per incisioni di stampe e per strumenti musicali usati anche dai Romani, come si rileva da Virgilio.
Col legno delle radici si fanno tabacchiere ed altri oggetti di lusso.
Le foglie colla decozione sono un potente sudorifero; danno un buonissimo ingrasso per le viti, e, come succedaneo del luppolo, somministrano alla birra un sapore mediocre. Nessun animale le tocca, ed è fama che se il cammello spinto dalla fame bruca questa pianta non tarda a perire.
I fiori succhiati dalle api, danno al miele un gusto acre.
La cenere dà eccellente liscivia.
Il peso d'un decimetro cubico di legno secco è di Chilogrammi 1,015.